I vini più pregiati della Campania romana

Introduzione e Origini della Viticoltura Romana

Il vino nell’antica Roma non era una semplice bevanda, ma un pilastro fondante dell’identitĆ  culturale, economica e religiosa.
Sebbene i Romani abbiano appreso l’arte della viticoltura raffinata dagli Etruschi e dai coloni greci dell’Italia meridionale, ovvero la celebre Oenotria, la “terra del vino”.

Essi seppero trasformare la produzione vinicola in una vera e propria produzione su vasta scala, capace di muovere merci, assi e sesterzi.

Inizialmente, nella Roma arcaica, il vino era un bene di lusso strettamente regolamentato.
Con l’espansione della Repubblica e la nascita del sistema della villa schiavistica (II secolo a.C.), un esempio ĆØ la Villa del Torchio di Quarto, la coltivazione della vite divenne una delle attivitĆ  agricole più redditizie, trasformando il paesaggio agrario italico e provinciale.

 

Visita guidata gratuita alla Villa del Torchio di Quarto

Due volte al mese, il Gruppo archeologico dei Campi Flegrei APS organizzaĀ una visita guidata alla Villa del TorchioĀ di Quarto.
La passeggiata archeologica, autorizzata dal Comune di Quarto e dal Parco Archeologico dei Campi Flegrei, ĆØ gratuita per tutti i visitatori.

Prossimo appuntamento: domenica 2 agosto ore 20,00.
Per prenotarti alla visita gratuita alla villa romana del torchio di Quarto di domenica 2 agosto ore 20,00 contattaci:i:

 

La Produzione e le Tipologie di Vino

I Romani possedevano tecniche di vinificazione sorprendentemente avanzate.
Dopo la vendemmia, l’uva veniva pigiata nei calcatoria, cioĆØ le vasche di pigiatura, e poi pressata con grandi torchi meccanici a vite o a leva.

Il mosto veniva fatto fermentare in grandi orci di terracotta interrati, chiamati dolia, capaci di contenere centinaia di litri.

Il vino romano, tuttavia, era molto diverso da quello moderno.
Era denso, ad alta gradazione alcolica e spesso incline all’ossidazione.
Per questo motivo, veniva frequentemente corretto con miele (mulsum), spezie (come pepe e zafferano), resine o persino acqua di mare per favorirne la conservazione.

I vini più pregiati della Campania romana: cratere di Polignoto custodito nel Museo archeologico del Castello di Baia

Cratere di Polignoto custodito nel Museo archeologico del Castello di Baia.
La decorazione presente sul vaso attico a figure rosse, datato alla metĆ  del V sec. a.C., e proveniente dai ricchi corredi delle necropoli cumane, mette in scena il mondo di Dioniso e il potere del vino. (fonte pafleg.it)

 

Gli antichi vini più pregiati della Campania

Non tutti i vini erano uguali.
Esisteva una vera e propria gerarchia della qualitĆ :

Il Falerno: Prodotto al confine tra Lazio e Campania, era il vino più pregiato in assoluto, bianco, forte e capace di invecchiare per decenni.

Il Cecubo e il Massico: Altri vini campano-laziali celebrati per l’eccellenza.

Il Vino di Pompei: Prodotto sulle pendici del Vesuvio, era commercializzato in tutto l’Impero, sebbene non sempre di altissima qualitĆ .

I vini meno pregiati: Come il posca (acqua e aceto di vino), la bevanda quotidiana dei soldati e dei ceti più poveri.

 

Il Banchetto: Spazio Sociale e Ideologico

Il luogo d’elezione per il consumo del vino era il banchetto (convivium), che si svolgeva nel triclinium della domus.

A differenza del simposio greco, dove gli uomini discutevano di filosofia, il convivio romano era uno specchio della gerarchia sociale.

Il padrone di casa assegnava i posti sui letti triclinari in base al rango degli ospiti.
Il vino servito rifletteva questa divisione: il vino migliore era riservato all’ospite d’onore e al padrone di casa, mentre agli ospiti di rango inferiore o ai liberti veniva servito un vino scadente o allungato.

Il consumo era regolato dal magister bibendi (o rex convivii), un re del banchetto estratto a sorte che decideva le proporzioni della miscelazione tra acqua e vino (bere vino puro, merum, era considerato un costume barbarico e degradante) e stabiliva il numero di coppe che ogni commensale doveva bere.

 

Il Vino per la Vita e per la Morte: Rituali e Religione

Il vino legava indissolubilmente il mondo dei vivi a quello degli dei e dei defunti.

Il vino per la vita: Il culto di Libero e Bacco

Inizialmente associato a Liber Pater, divinitĆ  italica della fertilitĆ  e della viticoltura, il vino venne poi assimilato al culto di Bacco (il Dioniso greco).
I Bacchanalia, feste rituali incentrate sull’estasi mistica provocata dal vino, divennero cosƬ popolari e potenzialmente sovversivi che il Senato romano dovette proibirli drasticamente nel 186 a.C. con il celebre Senatusconsultum de Bacchanalibus.

Il vino per la morte: Il culto funerario

Nel contesto funerario, il vino era l’elemento di mediazione per eccellenza.
Durante i funerali e nei giorni di commemorazione (come i Parentalia), i Romani praticavano la libagione: il vino veniva versato direttamente sul terreno o all’interno di appositi tubi di terracotta collegati alle tombe, affinchĆ© il defunto potesse “bere”.

Il vino, simbolo di sangue e di vita rigenerata, leniva la sete dell’anima nell’Oltretomba e manteneva vivo il legame tra la famiglia e gli antenati.

 

Fonti Bibliografiche Antiche

La nostra conoscenza del vino romano si basa su un ricco corpus di fonti letterarie:

  1. Marco Porcio Catone (De Agri Cultura, II sec. a.C.): Offre una visione pragmatica della gestione della vigna e della produzione vinicola come business.
  2. Marco Terenzio Varrone (De Re Rustica, I sec. a.C.): Analizza l’evoluzione scientifica e razionale della viticoltura italica.
  3. Lucio Giunio Moderato Columella (De Re Rustica, I sec. d.C.): Rappresenta il culmine della trattatistica agraria romana, con capitoli dettagliatissimi sulla cura delle viti, l’innesto e la conservazione del vino.
  4. Plinio il Vecchio (Naturalis Historia, I sec. d.C.): Nel Libro XIV traccia una vera e propria “mappa dei vini” dell’Impero, catalogando i migliori vitigni, i territori d’eccellenza e i metodi di adulterazione.
  5. Orazio e Marziale: Nelle loro opere poetiche e satiriche, descrivono vividamente l’atmosfera dei banchetti, l’ebbrezza, la ricerca del Falerno d’annata e le ipocrisie sociali legate al servizio del vino.
  6. Petronio Arbitro (Satyricon, I sec. d.C.): Nella celebre Cena di Trimalcione, il vino (tra cui l’esagerato “Falerno Opimiano di cento anni”) diventa lo strumento ostentativo della ricchezza volgare del liberto arricchito.

 

Statua di Dioniso con pantera, proveniente dal ninfeo sommerso della Villa dell'Imperatore Caudio a Baia, custodita nel Museo archeologico del Castello di Baia

Statua di Dioniso con pantera, proveniente dal ninfeo sommerso della Villa dell’Imperatore Caudio a Baia, custodita nel Museo archeologico del Castello di Baia.

 

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Le foto della Solfatara: i Campi Flegrei, i Campi Ardenti [FOTO DRONE]

Le foto della Solfatara dal drone: per comprendere i Campi Flegrei

Osservare dall’alto la Solfatara di Pozzuoli chiarisce al meglio l’origine del termine “Campi Flegrei”.

Difatti, i Campi Flegrei devono il loro nome al greco phlegraios, ā€˜ardente’: una definizione che racconta perfettamente l’anima di questa terra, sospesa tra fuoco, storia, meraviglia e una Natura rigogliosa.

Oggi la Solfatara non ĆØ visitabile.
Ma con le nostre visite guidate personalizzate a Pozzuoli organizzate per le specifiche esigenze dei partecipanti, raggiungiamo un punto panoramico per ammirare il fascino di questo lembo di terra, proprio nel cuore dei Campi Flegrei.

CosƬ in una calda mattinata di inizio luglio, il drone decolla pronto a catturare qualche scatto da condividere con chi ama il nostro territorio.
E nonostante l’abitudine a questo spettacolo, le foto della Solfatara dall’alto mostrano un paesaggio capace di non lasciare indifferenti.
Le fumarole ricordano la potenza di questo cratere vulcanico, tra i simboli più riconoscibili dell’area flegrea.

 

Le foto della Solfatara dal drone: i Campi Flegrei, i Campi Ardenti

 

A Pozzuoli, dall’Anfiteatro Flavio al Rione Terra

Osservare la Solfatara ĆØ uno stimolo per visitare gli altri punti di interesse di Puteoli:

Visitare Pozzuoli significa scoprire un percorso completo che unisce natura, archeologia e panorami indimenticabili.

 

Le foto della Solfatara dal drone

Ringraziamo il socio Mario Monfrecola per le foto dal drone.



I sedici anni del Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS: il nuovo logo (e un piccolo festeggiamento)

I sedici anni del Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS: 7 luglio 2026

I sedici anni del Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS sono un traguardo importante, da sottolineare.

Un’associazione, che opera sul territorio da cinque lustri (e un anno), rappresenta una realtĆ  rara, da valorizzare e, ci auguriamo, da apprezzare sempre di più.

Non desideriamo autocelebrarci, ma vogliamo condividere questo momento.

Il 7 luglio 2026, giorno simbolico per il compleanno del Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS – fondato sedici anni fa dalla volontĆ  della nostra presidente Raffaella Iovine – festeggeremo insieme questo anniversario.

Il regalo?
Il nuovo logo.

Gruppo Archeologico Campi Flegrei compie 16 anni: nuovo logo e festeggiamenti

 

I sedici anni del Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS tra passione e valorizzazione del territorio

Quel ā€œ16ā€ in evidenza racconta molto di noi: la giovane etĆ  dell’associazione (in fondo, siamo ancora adolescenti), ma anche la passione di tante persone — archeologi, guide turistiche, informatici, fotografi, insegnanti e tutti i partecipanti alle nostre attivitĆ  — che nel tempo hanno contribuito a costruire una realtĆ  oggi punto di riferimento nei Campi Flegrei.

In questi sedici anni, lunghi eppure volati, quanti siti abbiamo visitato e raccontato?

Luoghi noti e meno conosciuti, tutti presentati con cura e passione, con un obiettivo chiaro: far conoscere le bellezze dei Campi Flegrei e contribuire alla tutela del loro straordinario patrimonio storico e culturale.

Eppure, i sedici anni del Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS sono soltanto una tappa di un percorso che guarda al futuro, con nuovi progetti, nuove visite guidate e la stessa passione che ci accompagna da quel 7 luglio del 2010.

 

Come seguirci

Per restare aggiornati su eventi, visite e attivitĆ  dell’associazione sono presenti diversi canali, tutti sempre aggiornati e mai invadenti:

Sedici anni, e siamo ancora giovani.
E come tutti i giovani, vogliamo continuare a esplorare, viaggiare, conoscere e confrontarci.

Sedici anni di chilometri percorsi sul territorio, sedici anni di professionalitĆ  e competenza.

Giovani, sƬ.
Ma profondi conoscitori dei Campi Flegrei.



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Per approfondire: leggi l’intervista al presidente Raffaella Iovine sulla nascita e la storia del Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS

Puntata di Linea Verde sui Campi Flegrei: come vederla

“L’energia dei Campi Flegrei”: la puntata di Linea Verde sui Campi Flegrei

Domenica 28 giugno 2026 alle ore 12,20 ĆØ andata in onda la puntata di Linea Verde sui Campi Flegrei dal suggestivo titolo “L’energia dei Campi Flegrei”.
Una trasmissione che ci coinvolge particolarmente perchƩ molti dei luoghi mostrati fanno parte degli itinerari proposti dalla nostra associazione.

Quante volte siamo stati al Rione Terra di Pozzuoli o in visita al Parco Archeologico di Cuma?
Dunque, ĆØ un’emozione speciale rivedere su Rai1 le immagini di quei siti a noi tanto cari!
Lo stesso vale per le meraviglie del Parco Archeologico di Cuma e il leggendario Antro della Sibilla raccontati dal direttore Fabio Pagano.

Una nota di merito ai due simpatici conduttori Margherita Granbassi e Nicola ā€œTintoā€ Prudente: con la loro simpatia e leggerezza mostrano all’intera Italia le bellezze archeologiche e gastronomiche del nostro amato territorio.

 

Puntata di Linea Verde sui Campi Flegrei su Rai1, domenica 28 giugno 2026

 

I dati di ascolto

La puntata di Linea Verde sui Campi Flegrei di domenica 28 giugno ha registrato oltre 2.625.000 telespettatori, registrando uno share del 23,9%.

Un risultato straordinario a dimostrazione del fascino intramontabile dei Campi Flegrei.

 

Come visitare i Campi Flegrei

Se la trasmissione di Rai1 ha stuzzicato la curiositĆ  di tanti spettatori, ĆØ il momento di visitarli di persona.
E allora, affidatevi al Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS che, da anni, organizza visite guidate nei Campi Flegrei per privati, gruppi, associazioni, scuole.

Contattateci ai nostri numeri e insieme struttureremo il miglior percorso di visita personalizzato:

 

Come vedere la puntata di Linea Verde sui Campi Flegrei di domenica 28 giugno

La puntata trasmessa su Rai1 domenica 28 giugno dal titolo “L’energia dei Campi Flegrei” ĆØ disponibile su RaiPlay.

Clicca e accedi a RaiPlay per vedere le puntate di Linea Verde Estate


Se non si riesce ad accedere tramite il suddetto link diretto, ecco come trovare la puntata desiderata:

  • accedere a RaiPlay, effettuare login (o registrazione)
  • dal menù, selezionare “Catalogo” e poi “Programmi”
  • cercare “Linea Verde Estate”
  • tra le puntate del 2026 disponibili, cliccare su “L’energia dei Campi Flegrei” del 28 giugno

Vi aspettiamo nei Campi Flegrei, nel mentre … buona visione!



Il fiore di acanto: la pianta amata dagli antichi Greci e Romani che ispirò il capitello corinzio

L’acanto conquistò dĆØi, scultori e… i capitelli

Guardandolo in giardino sembra quasi una pianta d’altri tempi per la sua eleganza, un po’ teatrale, con le sue lunghe spighe di fiori bianchi incappucciati da brattee color porpora.
E forse non ĆØ un caso, perchĆ© il fiore di acanto (Acanthus mollis) ĆØ una delle piante più celebri della storia dell’arte.

Se le foglie potessero vantarsi, quelle dell’acanto direbbero: “Io ho decorato il mondo antico!”

Un fiore con il portamento di un aristocratico

Il fiore di acanto ĆØ una pianta mediterranea che ama il sole filtrato e i terreni ben drenati.
Le sue foglie grandi, lucide e profondamente incise formano una rosetta imponente, mentre tra la tarda primavera e l’inizio dell’estate – generalmente da maggio a luglio – si innalzano spettacolari spighe fiorite che possono superare il metro e mezzo d’altezza.

I fiori, bianchi con sfumature violacee, sembrano piccole bocche spalancate, protette da eleganti brattee color vino.

Insomma, più che una semplice infiorescenza, una sfilata di alta moda botanica.

Fiore di acanto in fioritura lungo le strade dei Campi Flegrei

La leggenda che cambiò l’architettura

La fama dell’acanto non deriva tanto dai suoi fiori quanto dalle sue foglie.
Secondo una celebre leggenda raccontata dall’architetto romano Vitruvio, tutto iniziò con una cesta.

Lo scultore greco Callimaco passò accanto alla tomba di una giovane fanciulla.
Sopra il sepolcro era stata lasciata una cesta coperta da una tegola.
Col tempo, una pianta di acanto crebbe attorno alla cesta, facendo incurvare elegantemente le foglie contro la tegola.

Callimaco rimase incantato da quella composizione naturale e la trasformò nel capitello corinzio, destinato a diventare uno degli elementi più raffinati dell’architettura classica.

Da allora, milioni di foglie di pietra hanno imitato una pianta vera.

Greci: eleganza e rinascita

Per gli antichi Greci l’acanto rappresentava soprattutto:

  • la vita che rinasce;
  • la bellezza che sopravvive al tempo;
  • l’armonia tra natura e arte.

Le sue foglie, capaci di ricrescere anche dopo essere state tagliate, erano viste come simbolo di vitalitĆ  e resilienza.
Non sorprende, quindi, che decorassero templi dedicati agli dĆØi e monumenti funerari.

Romani: lusso, prestigio e un pizzico di ostentazione

I Romani ereditarono dai Greci la passione per il fiore di acanto, ma la reinterpretarono nel loro stile, ossia era più grande, più ricco, più spettacolare.

Le foglie di acanto comparvero ovunque:

  • capitelli;
  • fregi;
  • sarcofagi;
  • ville patrizie;
  • mosaici;
  • argenterie.
Il fiore di acanto: il fiore che ha decorato la storia (e ispirato il capitello corinzo)

Il linguaggio segreto del fiore di acanto

Nel corso dei secoli questa pianta ha accumulato una lunga lista di significati simbolici:

  • 🌿 immortalitĆ , grazie alla sua straordinaria capacitĆ  di ricrescere;
  • 🌿 resilienza, perchĆ© affronta il caldo estivo senza perdere la sua imponenza;
  • 🌿 protezione, per le foglie robuste e spinose di alcune specie;
  • 🌿 arte e creativitĆ , essendo diventata uno dei motivi ornamentali più celebri della storia.

Una fioritura che non passa inosservata

Quando l’acanto fiorisce, lo fa senza alcuna timidezza.

Le alte spighe sembrano candelabri vegetali popolati da decine di piccoli fiori che attirano api e bombi.
La fioritura può durare diverse settimane e, anche una volta sfiorita, la pianta mantiene un portamento elegante.

Le foglie, invece, continuano a dominare il giardino per gran parte dell’anno, ricordando che la vera celebritĆ  della famiglia non sono i fiori… ma loro.

L’acanto oggi: una celebritĆ  senza tempo

Passeggiando tra chiese romaniche, palazzi rinascimentali o edifici neoclassici, ĆØ impossibile non incontrare l’acanto scolpito nella pietra.
ƈ uno dei rarissimi casi in cui una pianta ĆØ riuscita a diventare un’icona universale dell’arte.

Eppure basta osservarla dal vivo, magari durante una passeggiata estiva, per capire perchĆ© Greci e Romani se ne siano innamorati: possiede un’eleganza spontanea che nessuno scultore ĆØ mai riuscito a superare del tutto.

CosƬ, mentre molte piante si limitano a fiorire, l’acanto può permettersi di sorridere tra le sue foglie monumentali e pensare: “Io non ho solo decorato i giardini… ho decorato la storia.”


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“Pecunia non olet”: quando anche l’urina faceva girare l’economia!

“Pecunia non olet”: come nasce il celebre motto

Pecunia non olet“. Il denaro non puzza o più comunemente detto “i soldi non hanno odore”.

ƈ una delle frasi latine più celebri di sempre e nasce da una storia che dimostra quanto i Romani sapessero trasformare qualsiasi risorsa… in denaro.

L’imperatore Vespasiano (69-79 d.C.), impegnato a risanare le finanze dell’Impero, dopo la guerra civile del 69 d.C., reintrodusse una tassa sull’urina (vectigal urinae), un’imposta che colpiva il commercio dell’urina raccolta nelle latrine pubbliche e private.

La vectigal urinae fu un’imposta romana applicata sulla compravendita dell’urina raccolta nei bagni pubblici e presso gli edifici privati, originariamente istituita da Nerone, abolita e poi ripristinata da Vespasiano intorno al 70 d.C.
L’urina era una risorsa commerciale preziosa e non uno scarto, poichĆ© conteneva ammoniaca ed era ampiamente utilizzata nell’industria tessile per lavare e sbiancare la lana, nonchĆ© dai conciatori per il trattamento delle pelli.

Non era una tassa “usufruire dei servizi igienici”, come spesso si racconta, ma un’imposta pagata da chi acquistava l’urina, una materia prima molto richiesta da conciatori (coriarii) e da lavandai (fullones).
L’ammoniaca naturale presente nell’urina fungeva da potente detergente e sgrassante, rendendo la materia prima estremamente redditizia per l’economia di Roma.

Secondo Svetonio, il figlio ed erede Tito trovava quella tassa indecorosa.
Vespasiano, allora, prese una moneta proveniente da quell’imposta, gliela mise sotto il naso e gli chiese:

«Odora forse?»

Alla risposta negativa del figlio, concluse:

“Atqui e lotio est.” (“Eppure proviene dall’urina.”)

Da quell’episodio nacque il celebre motto:

Pecunia non olet — Il denaro non puzza, o più comunemente detto “I soldi non hanno odore!”

Pecunia non olet: le latrine pubbliche (immagine generata dall'AI)

 

Ma allora perchĆ© si chiamano “vespasiani”?

Molti pensano che Vespasiano abbia inventato i bagni pubblici. In realtĆ  ĆØ un equivoco.

Le latrine pubbliche esistevano giĆ  da almeno due secoli, dalla Roma repubblicana e in tutte le principali cittĆ  dell’Impero.
L’imperatore si limitò a tassare il commercio dell’urina che vi veniva raccolta.

Il nome “vespasiani”, attribuito agli orinatoi pubblici tra Ottocento e Novecento (soprattutto in Francia e poi in Italia), nacque proprio come ironico ricordo dell’imperatore e della sua famosa tassa.
Non esiste una legge romana che istituƬ i “vespasiani”, infatti il termine ĆØ molto più recente.

 

A Puteoli… le latrine erano dentro il Macellum!

Anche Puteoli, uno dei principali porti commerciali del Mediterraneo, in etĆ  romana, possedeva servizi igienici all’avanguardia.

Nel Macellum di Pozzuoli, conosciuto impropriamente come Tempio di Serapide, gli archeologi hanno individuato due latrine pubbliche, sistemate a destra e a sinistra del lato settentrionale del Macellum.

Una posizione strategica per mercanti, marinai, clienti e cittadini che potevano usufruire dei servizi igienici senza allontanarsi dall’area commerciale.

I sedili erano disposti l’uno accanto all’altro, senza separazioni.
Sotto di essi scorreva continuamente acqua corrente che convogliava i rifiuti nella rete fognaria, mentre davanti ai piedi correva un secondo canaletto destinato al risciacquo della tersorium, la celebre spugna fissata a un bastoncino che faceva le veci della carta igienica.

Le latrine erano persino luoghi di incontro, infatti si discuteva di commerci, di politica, di affari e delle novitĆ  del giorno!

Pecunia non olet: i soldi non hanno odoro - le latrine pubbliche al Macellum di Pozzuoli

 

Un esempio di economia circolare… di duemila anni fa

L’urina raccolta nelle latrine non veniva buttata via.
Grazie al suo contenuto di ammoniaca era preziosa per le fullonicae, le lavanderie romane che la utilizzavano per sgrassare e sbiancare i tessuti, e per le concerie impegnate nella lavorazione delle pelli.

Quella che oggi consideriamo un rifiuto era una vera materia prima, tanto preziosa da essere tassata dallo Stato.

E allora, la prossima volta che osserverete il Macellum di Pozzuoli fermatevi davanti alle sue antiche latrine.

Vi troverete davanti non solo a un esempio straordinario dell’ingegneria romana ma anche al luogo ideale per ricordare che una delle frasi più famose della storia ĆØ nata… grazie a una tassa sulla pipƬ.


Fonti

  • Svetonio, De Vita Caesarum – Divus Vespasianus, 23.
  • Cassio Dione, Historia Romana, Libro LXV.
  • Parco Archeologico dei Campi Flegrei.
  • Lawrence Keppie, The Making of the Roman Army.
  • Barry Hobson, Latrinae et Foricae. Toilets in the Roman World (1999).



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Metti una sera d’estate al Castello di Baia

Visita guidata di sera al Castello di Baia: tutti i sabato di luglio dalle ore 20,00

Ci sono diversi modi per trascorrere una serata d’estate, ma chi ha partecipato alla nostra visita guidata di sera al Castello di Baia di sabato 27 giugno sceglie un modo nuovo e diverso.

Eh sƬ, perchƩ ben presto la visita guidata si rivela un momento di condivisione, un viaggio nel tempo tra storia, panorami e un piccolo dolce apprezzato da tutti.

La fortezza, immersa nella luce del tramonto, offre un’esperienza più raccolta e suggestiva rispetto alle visite diurne.

L’attraversamento del ponte levatoio restitusce da subito la percezione dell’antico sistema difensivo.
Il nuovo Padiglione del Cavaliere (leggi anche la storia dell’Amazzone di Baia), uno degli spazi più apprezzati dai partecipanti per il suo recente allestimento e per le emozioni al di lĆ  del tempo che lo accompagna.
E poi la coinvolgente Sala Cuma, dove il gruppo si immerge tra le vicende del territorio flegreo in un’atmosfera resa ancora più intensa dalla visita serale.

Senza dimenticare un momento semplice ma molto gradito: la degustazione di un dolce, occasione per condividere impressioni e commenti.

Ecco, la nostra visita guidata al castello di Baia trasforma una normale sera d’estate in un’occasione diversa, tra cultura e convivialitĆ .

 

Visita guidata di sera al Castello di Baia: tutti i sabato di luglio dalle ore 20,00

 

I dettagli della visita serale [dal 4 luglio e tutti i sabato dalle ore 20,00]

Il Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS organizza la visita guidata personalizzata al Castello di Baia per privati, associazioni, gruppi:

  • quando: sabato 4 luglio (e tutti i successivi sabato di luglio dalle ore 20,00)
  • dove: appuntamento all’ingresso del Castello di Baia
  • ĆØ possibile parcheggiare l’auto nei parcheggi limitrofi

 

Come prenotare la tua visita guidata al Castello di Baia di sera

Per informazioni e prenotazioni per la tua visita guidata contattaci ai seguenti canali:

Ti aspettiamo!

Per approfondire: guarda le foto del Castello di Baia dal drone

 

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I Bagni termali di Pozzuoli: un’antica “guida”

I Bagni termali di Pozzuoli: l’iscrizione al Rione Terra

Collocata nel fornice della Porta di Napoli, che sorregge la rampa che conduce al borgo del Rione Terra, vi ĆØ una lapide marmorea, con un lungo testo in latino medievale, che descrive le acque termali di Pozzuoli, elencandone le proprietĆ  curative.

L’iscrizione cita i nomi e le proprietĆ  curative delle acque di ben venti fonti termali.

L’iscrizione ĆØ un celebre catalogo epigrafico in latino che descrive le proprietĆ  terapeutiche delle antiche sorgenti termali dei Campi Flegrei.
Il testo si basa sul famoso poema medievale De Balneis Puteolanis (I bagni di Pozzuoli) di Pietro da Eboli (XII secolo).

 

I Bagni termali di Pozzuoli: un'antica guida

 

I venti bagni

Di seguito si riporta l’elenco dei venti bagni (balnea) e dei rispettivi benefici medicinali elencati sulla lapide.

I. Bagno dei Cantarelli (Balneum Cantarelli): situato vicino a tre colonne, ossia nei pressi del Macello/Tempio di Serapide.
La sua acqua cura le ulcere, arresta il flusso di sangue, giova all’artrite e favorisce la guarigione delle ossa fratturate.

II. Bagno della Fontana (Balneum Fontanae): posto a lato del Bagno dei Cantarelli.
Concilia il sonno, lenisce il ventre, aumenta il latte materno e cura i bambini deboli.
Rimuove il bruciore di stomaco e ammorbidisce le parti indurite.

III. Bagno di Cicerone o dei Prati (Balneum Ciceronis seu Prati): ricostruito ai piedi del Monte Nuovo vicino alla spiaggia.
La sua acqua giova agli occhi (lipofisi), deterge le ulcere, allevia il corpo dagli umori e giova alla vescica eliminando la sabbia (calcoli).

IV. Bagno di Tripergola (Balneum Tripergula): situato sulla spiaggia a 80 passi oltre il bagno dei Prati.
La sua acqua toglie i difetti della mente, esilarizza il cuore, allevia il corpo, allontana vari dolori di stomaco e toglie la pesantezza dei piedi.

V. Bagno dell’Arco (Balneum Arcus): a 10 passi oltre Tripergola.
Restaura i corpi consumati, conforta lo stomaco, giova alle viscere inaridite.

 

 

VI. Bagno di Rainerio (Balneum Raynery): a 30 passi oltre l’Arco.
Sana la scabbia e l’impavida impetigine, monda il corpo putrido e restaura la pelle.

VII. Bagno di San Nicola (Balneum S. Nicolai): a 40 passi dopo il bagno di Rainerio.
Scalda i deboli e ridona le forze.

VIII. Bagno della Scrofa (Balneum Scrophae): dove finisce il Monte Nuovo e inizia la spiaggia di Lucrino.
Ha gli stessi effetti del bagno di Rainerio.

IX. Bagno di Santa Lucia (Balneum S. Luciae): situato tra il Lucrino e le radici del Monte Nuovo.
La sua acqua toglie il dolore delle giunture, distrugge le soffusioni recenti e le nebbie degli occhi, giova all’udito e toglie il ronzio.

X. Bagno di Santa Maria (Balneum S. Mariae): a 10 passi oltre il Lucrino sulla via che conduce all’Averno.
Giova al fegato, assolve dalla troppa frigiditĆ  e dal reumatismo, sana gli occhi dall’oftalmia, corrobora lo stomaco e induce il sonno.

Il Macello/Tempio di Serapide

XI. Bagno della Santa Croce (Balneum S. Crucis): la sua acqua sgorga in una valle profonda a destra scendendo verso l’Averno.
Libera mirabilmente dalla podagra, sana le giunture nervose, espelle il flegma, risolve i tumori del fegato e giova agli ipocondriaci.

XII. Bagno della Subcellaria (Balneum Subcellariae): a sinistra dell’antico e ingente edificio vicino al lago d’Averno.
Cura lo stomaco, toglie le febbri pigre, scioglie le urine ritenute, cura i vizi della pelle e favorisce la crescita dei capelli.

XIII. Bagno del Ferro (Balneum Ferri): sgorga dall’altra parte del detto edificio.
Cura il mal di testa e purga il sangue dagli occhi.
Allevia e toglie ogni macchia dall’udito.

XIV. Bagno della Grotta Palombaria o della Sibilla (Balneum Cryptae Palumbariae seu Sybillae): in un’altra parte del lago d’Averno.
Sana il capo e i reni, apre le vie dell’urina, toglie le nebbie dagli occhi e il vento dalle orecchie, espelle le passioni dello stomaco e del cuore.

XV. Bagno della Silviana (Balneum Silvianae): sgorga dall’Averno verso le stufe di Tritoli.
Purga il ventre dagli umori, sana dalle infermitĆ , riduce alla regola le mestruazioni deficienti o superflue e rende feconde le donne sterili.

XVI. Bagno di Tritoli (Balneum Tritoli): passi dopo la Silviana.
Conforta lo stomaco, cura le lacrime (degli occhi), libera gli idropici, proibisce le febbri e può supplire alle veci di tutti i bagni.

XVII. Bagno di San Giorgio (Balneum S. Georgy): posto sotto la salita per le stufe.
Rompe i calcoli della vescica ed espelle l’urina, difende dai dolori la fronte, le braccia, le mani, le anche e i piedi, e soccorre la podagra.

XVIII. Bagno del Pugillo (Balneum Pugilli): secondo bagno sotto la salita per le stufe.
Attenua il peso dei liquidi, toglie i dolori a capo e milza, sana le febbri e i brividi di freddo, conforta i deboli e restaura le membra consumate.

XIX. Stufa di Tritoli (Sudatorium Tritoli): scavata nel monte.
Evacua gli umori caldi, libera il capo e lo stomaco dal reumatismo, asciuga il flegma, allevia il corpo e conforta gli idropici e i podagrici.

XX. Bagno del Petrolio (Balneum Petroly): posto in un idromassaggio lungo la via Nuova che scende alle stufe.
Esilarizza il cuore, toglie tutte le macchie della pelle e corrobora mirabilmente le membra grosse sotto l’ascella e l’inguine.

 

I Bagni termali di Pozzuoli oggi modificati o scomparsi

L’epigrafe rappresenta una vera e propria mappa medica rinascimentale, che cita anche fonti medioevali.

Molte di queste sorgenti sono state modificate, sepolte o sono scomparse.

L’elenco ĆØ la testimonianza delle sorgenti termali esistenti a Pozzuoli dopo la nascita del Monte Nuovo, più volte citato nel testo epigrafico.

Il termalismo ancora oggi identifica i Campi flegrei come un territorio unico al mondo con stabilimenti termali attualmente attivi nella zona di Lucrino e dello Scalandrone.

 

Bibliografia

Adinolfi R., I Campi flegrei nell’AntichitĆ , vol. I Pozzuoli-Cuma, 1978, pp. 7-12.

Annecchino R., Le Terme flegree nella storia e nell’arte, in Atti del XIX Congresso Nazionale sui Campi Flegrei, 1928.

Daneu Lattanzi A. (a cura di), Pietro da Eboli, Nomina et virtute balneorum seu De Balneis Puteolorum et Baianum, vol. 2, 1962.

Plinio il vecchio, Naturalis Historia, libri XXXI, XXXV, XXXVI, XLVII.

Romano G., L’idroterapia termale, 2025.

 

Sitografia

Plinio Il Vecchio e i bagni napoletani nei Campi Flegrei

LE OSSERVAZIONI DEL GIOVANE CAMPANELLA SUL VULCANISMO DEI CAMPI FLEGREI

L’immagine in copertina ĆØ stata presa da italia.it e rappresenta una sorgente termale delle Terme Stufe di Nerone a Pozzuoli (Na).



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L’Amazzone di Baia nelle nuove sale del Padiglione del Cavaliere

L’Amazzone di Baia al Museo Archeologico dei Campi Flegrei

L’opera scultorea, che qui si presenta, ĆØ la testa dellā€™ā€œAmazzoneā€ conservata al Museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia.
Il museo ĆØ ospitato nel Castello di Baia e raccoglie reperti provenienti dall’area flegrea.

Si tratta di una scultura legata al famoso tema greco dell’Amazzone ferita, un soggetto nato nel V secolo a.C. e noto attraverso copie romane di originali greci in bronzo perduti.

Il tema era associato alla gara artistica per il santuario di Artemide a Efeso in Asia Minore (attuale Turchia), come scrive Plinio il Vecchio, a cui parteciparono scultori come Policleto, Fidia e Cresila.

 

L'Amazzone di Baia nelle nuove sale del Padiglione del Cavaliere al Museo Archeologico dei Campi Flegrei

 

Fu rinvenuta nei primi anni Venti del Novecento nel porto di Baia

Nella bottega di Baia, come ĆØ noto, si realizzavano copie fedeli di statue originali greche celebri e tra queste anche la nostra Amazzone esposta nelle sale di recente apertura nel padiglione del Cavaliere.

Rinvenuta nei primi anni Venti del Novecento nel porto di Baia, tra resti di strutture sommerse pertinenti probabilmente al palazzo imperiale, la testa di Amazzone, in marmo pentelico, h 29 cm, mostra l’ideale dell’Amazzone sconfitta ma nobile, cioĆØ una guerriera forte che, pur ferita, mantiene la sua dignitĆ  e la sua bellezza.

 

Chi erano le Amazzoni?

I Greci vedevano le Amazzoni come un popolo di donne guerriere che vivono senza uomini in una societĆ  separata.
Per la mentalitĆ  greca antica questo era un capovolgimento dell’ordine tradizionale, quindi il conflitto diventava simbolico, ossia la civiltĆ  greca contro un mondo selvaggio.

 

Quali sono gli Eroi greci che combattono contro di loro?

Secondo il mito Eracle affronta le Amazzoni per conquistare la cintura della regina Ippolita come una delle sue fatiche.
Un altro eroe ĆØ Teseo che viene collegato alla guerra contro le Amazzoni e al rapimento e sposalizio di Ippolita in alcune versioni.

 

Chi era Pentesilea?

Pentesilea era la regina delle amazzoni.
Ella durante la guerra di Troia, aiutò i Troiani a combattere contro i Greci, ma venne uccisa da Achille (Quinto Smirneo, Posthomerica, III-IV secolo d.C.).

Secondo gli attuali studi sull’iconografia l’amazzone baiana, improbabile Pentesilea, ĆØ vicina ai modelli iconografici diffusi nel V sec. a.C., che rappresentavano l’Amazzone ferita.
Pertanto si potrebbero trovare confronti con l’Amazzone ferita, conservata ai Musei Capitolini, un esemplare copia romana dell’amazzone di Policleto, firmata dal copista ateniese Sosikles.

 

 

Riferimenti bibliografici

D’Antonio M., Campi Flegrei. Guida alla scoperta delle Terre di fuoco, Napoli, 2003.

D’ Antonio M., Campi Flegrei. Viaggio lento alle radici della storia tra paesaggi, arte, sapori e tradizioni, Napoli, 2021.

Gialanella C., Nova antiqua phlegraea, Napoli, 2003.

Miniero P., Zevi F. (a cura di), Museo Archeologico dei Campi Flegrei. Catalogo generale. Liternum, Baia, Miseno, Napoli, vol. 3, 2008, p.125.

Sitografia

Museo archeologico dei Campi Flegrei e Castello di Baia

Statua di Amazzone ferita firmata da Sosikles

Testa di Amazzone, progetto MUSAS


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Castello di Baia di sera: visita guidata con degustazione di un dolce tipico [dal 27 giugno tutti i sabato ore 20,00]

Castello di Baia di sera: passeggiata al museo (e nuove sale)

C’ĆØ un momento della giornata in cui il Castello di Baia diventa ancora più affascinante: ĆØ il momento in cui il tramonto lascia spazio alle luci della sera e il golfo si accende di riflessi e di colori.

Con la visita guidata “Sulle Orme degli Dei”, il Castello di Baia di sera si trasforma in uno scenario suggestivo dove archeologia, paesaggio e tradizioni locali si incontrano in un’esperienza unica.

 

PerchƩ visitare il Castello di Baia di sera

La visita serale permette di vivere uno dei luoghi più iconici dei Campi Flegrei in un’atmosfera completamente diversa rispetto alle ore diurne.

Le terrazze panoramiche del castello offrono vedute spettacolari sul golfo di Pozzuoli, Baia, Procida e Ischia, mentre il racconto della nostra guida accompagna i partecipanti tra vicende storiche, miti antichi e curiositĆ  archeologiche.

Durante il percorso visiteremo gli spazi del Castello di Baia e le sale del Museo Archeologico dei Campi Flegrei, custode di reperti straordinari provenienti dall’antica Baia, da Cuma e dagli altri siti archeologici del territorio.

A conclusione dell’esperienza, i partecipanti potranno gustare un dolce, un piccolo momento conviviale pensato per unire il piacere della scoperta a quello dei sapori della pasticceria napoletana.

 

 

I dettagli della visita serale [dal 27 giugno tutti i sabato dalle ore 20,00]

Il Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS organizza la visita guidata personalizzata al Castello di Baia per privati, associazioni, gruppi:

  • quando: sabato 11 luglio (e tutti i successivi sabato di luglio dalle ore 20,00)
  • dove: appuntamento all’ingresso del Castello di Baia
  • ĆØ possibile parcheggiare l’auto nei parcheggi limitrofi

 

Come prenotare la tua visita guidata al Castello di Baia di sera

Per informazioni e prenotazioni per la tua visita guidata contattaci ai seguenti canali:

Ti aspettiamo!

Per approfondire: guarda le foto del Castello di Baia dal drone



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