Weekend nei Campi Flegrei: da Baia sommersa alle Terme!
Ci sono esperienze che non si raccontano soltanto: si vivono con il fiato sospeso e gli occhi spalancati.
Abbiamo iniziato il mese di ottobre con unāesperienza speciale, insieme a un gruppo di visitatori eccezionale ā curiosi, affiatati e pronti a lasciarsi sorprendere.
Siamo saliti a bordo per un viaggio fatto di emozioni e scoperta.
Navigare sulle acque del Parco Sommerso di Baia a bordo del battello ĆØ stato come attraversare una porta del tempo. Dalle onde siamo poi passati alla terraferma, passeggiando tra i resti monumentali del Parco Archeologico delle Terme di Baia.
Camminare dove gli imperatori cercavano il lusso e il relax, avvolti dalla forza unica della terra flegrea, ha chiuso in bellezza una mattinata ricca di storie e sguardi pieni di stupore.
Un grazie gigante a tutti i compagni di viaggio di stamattina: la vostra energia ha reso tutto ancora più speciale!
Itinerari e visite guidate personalizzate: le nostre proposte
Baia Sommersa e le Terme di Baia sono solo due delle tante esperienze che si possono vivere nei Campi Flegrei. Un luogo che offre luoghi e panorami unici, da scoprire insieme a chi ama questa terra, a chi lo tutela e – da anni – organizza visite guidate personalizzate.
Sei interessato a trascorrere un weekend nei Campi Flegrei? Per ottimizzare i tempi e vivere al meglio il territorio, proponiamo diversi itinerari per tutte le esigenze: visite guidate per famiglie, piccoli gruppi, associazioni, scuole o semplici appassionati.
Consulta la pagina I nostri itinerari per approfondire i percorsi e scegliere la tua visita guidata (e se vuoi conoscere l’esperienza di chi ci ha giĆ scelto, visita anche la pagina delle recensioni dove troverai numerose testimonianze dei partecipanti alle nostre visite guidate).
Se hai dubbi o proposte, contattaci e insieme costruiremo il percorso di visita più adatto alle tue esigenze:
Il volo di Icaro verso il Sole ĆØ una delle immagini più pregnanti ed evocative dell’intera letteratura classica.
Se nella fruizione contemporanea il mito viene spesso ridotto a una semplice allegoria morale sull’inconvenienza dell’arroganza giovanile, un’analisi filologica e contestuale rivela una struttura concettuale ben più complessa.
Il racconto di Dedalo e Icaro si colloca infatti al crocevia tra sviluppo tecnologico, dinamiche paterno-filiali e la perenne tensione dell’uomo nei confronti dei propri limiti naturali.
L’archetipo dell’innovatore: Dedalo tra ingegno e nemesi
Prima di essere una storia di caduta, il mito ĆØ una storia di straordinario ingegno.
Dedalo (Daidalos, il “ben lavorato” o l’ “ingegnoso”) incarna il prototipo del primo grande architetto e inventore dell’antichitĆ . A lui la tradizione attribuisce la creazione del Labirinto di Crosso, progettato su commissione del re Minosse per recludere il Minotauro.
La sua figura rappresenta l’ambivalenza della techne (la tecnica): uno strumento capace di risolvere problemi complessi, ma anche di generare nuove prigioni e pericoli. Nel momento in cui Dedalo si trova prigioniero della sua stessa creazione nell’isola di Creta, comprende che l’unica via di fuga rimasta non appartiene al dominio della terra o del mare, ma a quello dell’aria.
La poetica della caduta: la testimonianza di Virgilio e Ovidio
La trasmissione letteraria del mito deve la sua eccezionale fortuna soprattutto alle fonti latine. Sebbene la narrazione più estesa e celebre si trovi nel Libro VIII delle Metamorfosi di Ovidio, ĆØ nell’opera di Virgilio che il mito acquisisce una profonda risonanza tragica ed emotiva.
Nel Libro VI dell’Eneide, Virgilio descrive l’arrivo di Enea presso il tempio di Apollo a Cuma. Qui, sulle porte bronzee del tempio, si trova un’opera scolpita dallo stesso Dedalo arrivato in Italia dopo la tragedia:
«Tu quoque magnam / partem opere in tanto, sineret dolor, Icare, haberes. / Bis conatus erat casus effingere in auro, / bis patriae cecidere manus.»
(Ā«Anche tu, o Icaro, saresti stato gran parte in un’opera cosƬ grande, se il dolore l’avesse permesso. Due volte tentò di scolpire nel bronzo la tua caduta, due volte caddero le mani di padre.Ā» ā Virgilio, Eneide, VI, 30-33)
In questo passaggio, Virgilio trasfigura l’ingegnere nel padre straziato: l’arte di Dedalo, per la prima volta, fallisce di fronte all’impossibilitĆ di elaborare il lutto per la perdita del figlio. La techne si arresta dinanzi al dolore universale della paternitĆ .
Ovidio, dal canto suo, mette l’accento sulla dinamica dell’involo e sull’ammonimento paterno, introducendo il concetto chiave della mesotes (la moderazione ed equilibrio):
Ā«medio tutissimus ibisĀ» (Ā«Lungo la via di mezzo volerai sicuroĀ» ā Ovidio, Metamorfosi, VIII, 206)
Affresco da Villa Imperiale a Pompei (fb Parco archeologico di Pompei)
La lettura allegorica e scientifica
La caduta di Icaro si presta a molteplici livelli di lettura archetipica:
La trasgressione epistemica (Hybris): Icaro, sedotto dalla sensazione di potenza e dalla vicinanza all’assoluto rappresentato dal Sole, dimentica il limite imposto dalla sua condizione mortale e dalla fragilitĆ della protesi artificiale.
Il fallimento del trasferimento tecnologico: L’invenzione di Dedalo funziona perfettamente per l’artefice che ne comprende la struttura e i limiti chimico-fisici (la resistenza termica della cera), ma fallisce nelle mani dell’utente inesperto e privo di autocontrollo emotivo.
Il conflitto generazionale: Il mito mette in scena l’incomunicabilitĆ tra l’esperienza misurata della vecchiaia e l’esuberanza imprudente della giovinezza.
Bibliografia essenziale
Fonti Primarie
Virgilio, Eneide, Libro VI, vv. 14-33.
Ovidio, Metamorfosi, Libro VIII, vv. 183-235.
Apollodoro,Biblioteca, Libro III, 15, 8; Epitome, I, 12-13.
Fonti Secondarie e Critica
Bettini, M. (1998). Il ritratto dell’amante. Torino, Einaudi. (Fornisce un’analisi approfondita sul rapporto tra arte, memoria e lutto nell’opera di Dedalo secondo Virgilio).
Cantarella, E. (2003). Icaro e il sole: Il mito, la storia, l’immaginario. Milano, Feltrinelli.
Dall’alto, la pianta ottagonale del tempio di Venere (Baia)
Il Tempio di Venere Baia è uno dei monumenti più riconoscibili dei Campi Flegrei. Osservato da terra appare come una grande rovina romana, stretta oggi tra la strada moderna, le abitazioni e il porto.
Le fotografie dal drone permettono però di coglierne la geometria complessiva, il rapporto con il paesaggio contemporaneo e soprattutto le strutture che un tempo sostenevano la grande cupola perduta.
Dallāalto il monumento non appare più come un semplice rudere isolato: emerge la complessitĆ di un edificio romano progettato intorno a una vasta sala circolare, racchiusa in un possente perimetro ottagonale. Unāarchitettura costruita per impressionare, per accogliere acqua termale e luce e per sostenere una copertura monumentale.
Il Tempio di Venere di Baia non era un tempio
Il nome āTempio di Venere Baiaā ĆØ legato alla tradizione, ma non corrisponde alla funzione originaria del monumento. Le strutture di Baia note come Tempio di Venere, Tempio di Diana e Tempio di Mercurio non erano edifici religiosi, ma erano parte del vasto sistema delle terme romane dell’amana Baia.
Lāedificio chiamato Tempio di Venere doveva appartenere a un grande complesso termale sviluppato lungo la costa. La sua sala principale ĆØ generalmente interpretata come un ambiente legato allāacqua, forse una grande piscina monumentale o natatio.
Ć quindi più corretto definirlo cosiddetto Tempio di Venere: una denominazione antica e ormai entrata nellāuso, ma che non deve farci immaginare automaticamente un santuario dedicato alla dea.
Lāottagono, il cerchio e la cupola perduta
Le fotografie dal drone aiutano a capire che non siamo davanti a un semplice edificio isolato, ma a una struttura progettata per sostenere una grande copertura e creare uno spazio termale monumentale.
La sala interna del Tempio di Venere Baia aveva una pianta circolare di oltre 25 metri di diametro, mentre il volume esterno era impostato su un ottagono.
Questa doppia geometria aveva una funzione precisa: il cerchio definiva uno spazio interno ampio e unitario, mentre lāottagono organizzava le murature portanti e aiutava a distribuire le spinte della copertura.
La grande sala era probabilmente coperta da una volta a spicchi, spesso descritta come una cupola āa ombrelloā. La copertura, oggi scomparsa, doveva essere formata da settori curvi che salivano dalle robuste murature perimetrali verso la sommitĆ dellāedificio.
Dalle immagini aeree si osservano proprio le strutture che ne consentivano il sostegno: gli alti muri, gli archi, le aperture e gli attacchi della volta. La cupola non si ĆØ conservata, ma la sua presenza ĆØ ancora scritta nella forma della rovina.
Luce, acqua e architettura romana
Il Tempio di Venere Baia faceva probabilmente parte di un complesso termale e la grande sala potrebbe aver ospitato una piscina monumentale.
Le aperture nelle pareti non alleggerivano soltanto la muratura: contribuivano anche a illuminare lāambiente. In origine, luce e acqua dovevano trasformare questa grande sala in uno spazio scenografico, pensato per sorprendere chi frequentava le terme di Baia.
Anche la gestione dellāacqua piovana era attentamente studiata. Interventi di manutenzione hanno documentato sistemi romani di canalizzazione destinati a proteggere la copertura e le strutture in tufo dalle infiltrazioni.
Il Tempio di Venere di Baia visto dal drone
Oggi il Tempio di Venere di Baia ĆØ circondato dalla cittĆ moderna, ma conserva ancora lāimponenza di una delle grandi architetture della Baia romana.
Le fotografie dal drone aiutano a restituire ciò che il tempo ha cancellato: non solo la geometria dellāedificio, ma anche lāidea della cupola perduta e dello spazio monumentale che essa doveva coprire.
La cupola non esiste più, ma vive ancora nella robustezza delle murature, nellāordine degli archi e nel disegno ottagonale che, dallāalto, rende questo monumento uno dei più affascinanti dei Campi Flegrei.
Il Ponte di Caligola tra Baia e Pozzuoli: storia o leggenda?
Nel 39 d.C. Caligola fece costruire un ponte galleggiante tra Baia e il molo di Pozzuoli: uno āspettacoloā politico e simbolico che ancora oggi alimenta dibattito tra storia e leggenda.
Dove si trovava
Il ponte attraversava il Golfo di Pozzuoli (parte occidentale del Golfo di Napoli), collegando:
Baia (lāantica Baiae), localitĆ termale e di lusso sulla costa di Bacoli, ricca di ville imperiali e di complessi termali;
il molo di Pozzuoli (Puteoli), importante porto commerciale e punto di arrivo del grano alessandrino.
Svetonio indica una distanza di circa 3.600 passi romani. La conversione moderna ha alimentato diverse discussioni sull’effettiva lunghezza e sul percorso del ponte.
Comāera costruito: alcuni dettagli
Secondo Svetonio, il ponte era formato da:
due file di navi da carico (onerariae), raccolte āda ogni parteā e ancorate in doppia fila;
una piattaforma superiore ricoperta di terra battuta, per creare un piano di calpestio stabile;
un tracciato rettilineo, reso simile nellāaspetto alla Via Appia.
Non si trattava quindi di un ponte in muratura, ma di una struttura galleggiante temporanea, ottenuta accostando imbarcazioni e stabilizzandole con ancore e zavorre, poi riempite e livellate per consentire il passaggio di cavalli e carri.
Il numero esatto delle navi non ĆØ noto. Svetonio riferisce soltanto che furono raccolte imbarcazioni mercantili provenienti da diverse localitĆ e disposte in doppia fila.
Tracciato ipotetico del ponte galleggiante
La traversata di Caligola
Svetonio racconta che Caligola percorse il ponte per due giorni:
primo giorno: a cavallo, con una corona di quercia, uno scudo, una spada e una clamide dorata;
secondo giorno: vestito da auriga, su un carro trainato da una coppia di cavalli celebri.
Davanti a lui veniva portato il giovane Dario, figlio del re parto Artabano II e ostaggio a Roma. Lo seguivano pretoriani e una coorte di amici su carri.
Le fonti riportano anche episodi crudeli legati all’inaugurazione, ma questi particolari appartengono alla tradizione letteraria che ha contribuito a costruire l’immagine di Caligola come imperatore eccentrico e spietato.
Il Ponte di Caligola tra Baia e Pozzuoli: politica e megalomania
Svetonio riporta due chiavi di lettura:
emulazione di Serse, che aveva fatto costruire un ponte sullāEllesponto, gesto di dominio sulla natura e sul mare;
messaggio di potenza rivolto a Germani e Britanni, verso i quali Caligola progettava campagne militari.
Lāepisodio rientra nella tradizione che descrive Caligola come un imperatore capace di gesti al limite tra megalomania e teatro del potere.
Affresco con porto di Puteoli rinvenuto a Pompei e l’incisione recante la dicitura Ā«ex antiqua picturaĀ». Si tratta di una stampa realizzata da Pietro Santi Bartoli e pubblicata dall’archeologo e storico dell’arte Giovanni Pietro Bellori nell’opera del 1673 Fragmenta vestigii veteris Romae. (https://www.ocean4future.org/savetheocean/archives/84573)
Il Ponte di Caligola tra Baia e Pozzuoli: storia o leggenda?
Non ĆØ corretto definire Il Ponte di Caligola tra Baia e Pozzuoli una pura leggenda. Le fonti letterarie antiche confermano l’episodio, ma non coincidono completamente nei dettagli. Svetonio colloca il ponte tra Baia e il molo di Pozzuoli, mentre Flavio Giuseppe ne fornisce una descrizione differente, collegandolo a Misenum.
Comunque sia, la realizzazione di un ponte galleggiante di quelle dimensioni era tecnicamente possibile per i Romani.
Tuttavia non sono stati individuati resti archeologici certi della struttura. E i dettagli più spettacolari potrebbero essere stati amplificati dalla propaganda e dalla tradizione storiografica successiva.
La formulazione più prudente ĆØ la seguente: il ponte probabilmente fu davvero costruito, ma il racconto ĆØ stato caricato di significati simbolici e aneddoti che ne esaltano la āfolliaā dellāimperatore.
E oggi, esistono ancora i resti del Ponte di Caligola?
Non esistono resti archeologici certi del ponte galleggiante costruito da Caligola. Le strutture inglobate nel molo attuale, che per lungo tempo sono state indicate dalla tradizione locale come āPonte di Caligolaā, sono invece riconducibili al sistema portuale e al molo antico di Puteoli.
Il ponte di Caligola era infatti una struttura temporanea, realizzata utilizzando navi disposte in doppia fila e ricoperte di terra.
Resti delle pile del molo caligoliano (fonte Napoli, capitale di un Regno)
Unāimpresa nei Campi Flegrei
Il ponte di Caligola si inserisce perfettamente nel paesaggio dei Campi Flegrei, area giĆ allora ricca di ville imperiali e residenze di lusso a Baia, complessi termali (le celebri āterme di Baiaā), porti e infrastrutture marittime a Pozzuoli.
Oggi questo stesso golfo ĆØ uno dei teatri più affascinanti dellāarcheologia sommersa romana, con il molo del porto commerciale, il Portus Julius, il vicus Annianus, il vicus Lartidianus, gli horrea, le terme e le strutture inghiottite dal bradisismo e dal mare.
Ritrovamento della statua di Baios a Baia nei pressi di Punta Epitaffio.
Bibliografia
Svetonio, Vita dei Cesari, libro IV (Caligola), capp. 19 e 32. Testo e traduzione consultati in:
āCaligola e il ponte tra Baia e Pozzuoli (Versione Svetonio)ā, SkuolaSprint.online.scuola.zanichelli
āTraduzione Paragrafo 32, Libro 4 (Caligula), De Vita Caesarumā, Skuola.net.youtube
Flavio Giuseppe, AntichitĆ giudaiche, XIX, 1, 5 (riferimento al ponte di Caligola), citato in:
āRoman Emperor Caligula and the Floating Bridge of Baiaeā, Ancient Origins, 18 marzo 2026.
āIl Ponte di Baia, lāimpresa folle dellāimperatore Caligolaā, Storie di Napoli, 10 maggio 2020.
āSvetonio ed il ponte di Caligolaā, ArcheoFlegrei, 29 aprile 2019.
āCaligula was to commission construction of giant bridge in Bay of Naplesā, Imperium Romanum.
āCaligolaā, Wikipedia (voce generale su Caligola e suoi episodi, tra cui il ponte, il cavallo console, la guerra contro Nettuno, ecc.).
āCampagne germano-britanniche di Caligolaā, Wikipedia (per il contesto della āguerra contro Nettunoā e le campagne progettate).
āCaligola contro Oceanoā, Medium / Storie di Storia, 25 giugno 2023 (approfondimento sulla presunta guerra contro il mare).
Il Gruppo Archeologico Campi Flegrei vi invita ad una doppia, imperdibile visita: domenica 6 settembre inizieremo il nostro tour alla scoperta di Baia sommersa, la Pompei del mare. E, dopo l’escursione marina, la mattinata prosegue con una visita guidata al parco archeologico delle terme di Baia, centro termale dell’antica Roma.
Vivremo un’esperienza straordinaria sospeso tra la terra e il mare.
Esploreremo i segreti dell’antica Roma con la visita guidata “Dal Mare alle Terme: Baia sommersa in barca” per ammirare i resti archeologici di Baia senza nemmeno bagnarti.
Un viaggio nel tempo: scoprirai la perla dei Campi flegrei! Baia era il luogo di vacanza preferito da imperatori e nobili romani.
Guarda sotto il mare: Il battello Cymba ti permetterĆ di osservare stando comodamente seduto le statue della Villa dell’Imperatore Claudio, le strade e i resti sommersi.
Le imponenti Terme: passeggerai tra i grandiosi resti archeologici in terraferma. Ammirerai la celebre “Cupola del Tempio di Mercurio” e i resti delle antiche sale termali.
Guida turistica: ti svelerĆ storie, miti e i segreti del fenomeno del bradisismo.
Quante volte siamo stati al Rione Terra di Pozzuoli o in visita al Parco Archeologico di Cuma? Dunque, ĆØ un’emozione speciale rivedere su Rai1 le immagini di quei siti a noi tanto cari! Lo stesso vale per le meraviglie del Parco Archeologico di Cuma e il leggendario Antro della Sibilla raccontati dal direttore Fabio Pagano.
Una nota di merito ai due simpatici conduttori Margherita Granbassi e Nicola āTintoā Prudente: con la loro simpatia e leggerezza mostrano all’intera Italia le bellezze archeologiche e gastronomiche del nostro amato territorio.
I dati di ascolto
La puntata di Linea Verde sui Campi Flegrei di domenica 28 giugno ha registrato oltre 2.625.000 telespettatori, registrando uno share del 23,9%.
Un risultato straordinario a dimostrazione del fascino intramontabile dei Campi Flegrei.
Come visitare i Campi Flegrei
Se la trasmissione di Rai1 ha stuzzicato la curiositĆ di tanti spettatori, ĆØ il momento di visitarli di persona. E allora, affidatevi al Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS che, da anni, organizza visite guidate nei Campi Flegrei per privati, gruppi, associazioni, scuole.
Contattateci ai nostri numeri e insieme struttureremo il miglior percorso di visita personalizzato:
La fortezza, immersa nella luce del tramonto, offre unāesperienza più raccolta e suggestiva rispetto alle visite diurne.
L’attraversamento del ponte levatoio restitusce da subito la percezione dellāantico sistema difensivo. Il nuovo Padiglione del Cavaliere (leggi anche la storia dellāAmazzone di Baia), uno degli spazi più apprezzati dai partecipanti per il suo recente allestimento e per le emozioni al di lĆ del tempo che lo accompagna. E poi la coinvolgente Sala Cuma, dove il gruppo si immerge tra le vicende del territorio flegreo in unāatmosfera resa ancora più intensa dalla visita serale.
Senza dimenticare un momento semplice ma molto gradito: la degustazione di un dolce, occasione per condividere impressioni e commenti.
Ecco, la nostra visita guidata al castello di Baia trasforma una normale sera dāestate in unāoccasione diversa, tra cultura e convivialitĆ .
I dettagli della visita serale [dal 4 luglio e tutti i sabato dalle ore 20,00]
Il Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS organizza la visita guidata personalizzata al Castello di Baia per privati, associazioni, gruppi:
quando: sabato 4 luglio (e tutti i successivi sabato di luglio dalle ore 20,00)
dove: appuntamento allāingresso del Castello di Baia
ĆØ possibile parcheggiare lāauto nei parcheggi limitrofi
Come prenotare la tua visita guidata al Castello di Baia di sera
Per informazioni e prenotazioni per la tua visita guidata contattaci ai seguenti canali:
L’Amazzone di Baia al Museo Archeologico dei Campi Flegrei
Lāopera scultorea, che qui si presenta, ĆØ la testa dellāāAmazzoneā conservata al Museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia. Il museo ĆØ ospitato nel Castello di Baia e raccoglie reperti provenienti dallāarea flegrea.
Si tratta di una scultura legata al famoso tema greco dellāAmazzone ferita, un soggetto nato nel V secolo a.C. e noto attraverso copie romane di originali greci in bronzo perduti.
Il tema era associato alla gara artistica per il santuario di Artemide a Efeso in Asia Minore (attuale Turchia), come scrive Plinio il Vecchio, a cui parteciparono scultori come Policleto, Fidia e Cresila.
Fu rinvenuta nei primi anni Venti del Novecento nel porto di Baia
Nella bottega di Baia, come ĆØ noto, si realizzavano copie fedeli di statue originali greche celebri e tra queste anche la nostra Amazzone esposta nelle sale di recente apertura nel padiglione del Cavaliere.
Rinvenuta nei primi anni Venti del Novecento nel porto di Baia, tra resti di strutture sommerse pertinenti probabilmente al palazzo imperiale, la testa di Amazzone, in marmo pentelico, h 29 cm, mostra lāideale dellāAmazzone sconfitta ma nobile, cioĆØ una guerriera forte che, pur ferita, mantiene la sua dignitĆ e la sua bellezza.
Chi erano le Amazzoni?
I Greci vedevano le Amazzoni come un popolo di donne guerriere che vivono senza uomini in una societĆ separata. Per la mentalitĆ greca antica questo era un capovolgimento dellāordine tradizionale, quindi il conflitto diventava simbolico, ossia la civiltĆ greca contro un mondo selvaggio.
Quali sono gli Eroi greci che combattono contro di loro?
Secondo il mito Eracle affronta le Amazzoni per conquistare la cintura della regina Ippolita come una delle sue fatiche. Un altro eroe ĆØ Teseo che viene collegato alla guerra contro le Amazzoni e al rapimento e sposalizio di Ippolita in alcune versioni.
Chi era Pentesilea?
Pentesilea era la regina delle amazzoni. Ella durante la guerra di Troia, aiutò i Troiani a combattere contro i Greci, ma venne uccisa da Achille (Quinto Smirneo, Posthomerica, III-IV secolo d.C.).
Secondo gli attuali studi sullāiconografia l’amazzone baiana, improbabile Pentesilea, ĆØ vicina ai modelli iconografici diffusi nel V sec. a.C., che rappresentavano lāAmazzone ferita. Pertanto si potrebbero trovare confronti con lāAmazzone ferita, conservata ai Musei Capitolini, un esemplare copia romana dell’amazzone di Policleto, firmata dal copista ateniese Sosikles.
Riferimenti bibliografici
D’Antonio M., Campi Flegrei. Guida alla scoperta delle Terre di fuoco, Napoli, 2003.
D’ Antonio M., Campi Flegrei. Viaggio lento alle radici della storia tra paesaggi, arte, sapori e tradizioni, Napoli, 2021.
Gialanella C., Nova antiqua phlegraea, Napoli, 2003.
Miniero P., Zevi F. (a cura di), Museo Archeologico dei Campi Flegrei. Catalogo generale. Liternum, Baia, Miseno, Napoli, vol. 3, 2008, p.125.
Castello di Baia di sera: passeggiata al museo (e nuove sale)
C’ĆØ un momento della giornata in cui il Castello di Baia diventa ancora più affascinante: ĆØ il momento in cui il tramonto lascia spazio alle luci della sera e il golfo si accende di riflessi e di colori.
Con la visita guidata “Sulle Orme degli Dei”, il Castello di Baia di sera si trasforma in uno scenario suggestivo dove archeologia, paesaggio e tradizioni locali si incontrano in un’esperienza unica.
La visita serale permette di vivere uno dei luoghi più iconici dei Campi Flegrei in un’atmosfera completamente diversa rispetto alle ore diurne.
Le terrazze panoramiche del castello offrono vedute spettacolari sul golfo di Pozzuoli, Baia, Procida e Ischia, mentre il racconto della nostra guida accompagna i partecipanti tra vicende storiche, miti antichi e curiositĆ archeologiche.
Durante il percorso visiteremo gli spazi del Castello di Baia e le sale del Museo Archeologico dei Campi Flegrei, custode di reperti straordinari provenienti dall’antica Baia, da Cuma e dagli altri siti archeologici del territorio.
I dettagli della visita serale [tutti i sabato di agosto dalle ore 19.30]
Il Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS organizza la visita guidata personalizzata al Castello di Baia per privati, associazioni, gruppi:
quando: tutti i sabato di agosto dalle ore 19.30)
dove: appuntamento all’ingresso del Castello di Baia
ĆØ possibile parcheggiare l’auto nei parcheggi limitrofi
Come prenotare la tua visita guidata al Castello di Baia di sera
Per informazioni e prenotazioni per la tua visita guidata contattaci ai seguenti canali:
Le epigrafi conservate nelle antiche chiese e nei castelli dellāarea flegrea rappresentano una preziosa testimonianza storica del dominio spagnolo e borbonico nel Mezzogiorno dāItalia.
Le tre iscrizioni qui analizzate, provenienti dal contesto del castello di Baia e dei suoi ambienti religiosi, raccontano vicende di militari, nobili e funzionari che tra Seicento e Settecento ricoprirono importanti incarichi al servizio della monarchia.
Don Diego Quintano de Rosales, il castellano della fortezza di Baia
La prima iscrizione, in spagnolo antico, ĆØ dedicata a Don Diego Quintano de Rosales, marchese di Matonte e cavaliere dellāOrdine di Santiago.
La lapide ricorda la sua lunga carriera militare e amministrativa. Fu capitano della fanteria spagnola e della cavalleria, oltre che castellano del Castello di Baia per ventāanni.
Il testo sottolinea, anche, il servizio prestato alla corona di Filippo IV, nello stato di Milano e nella Fiandre. La memoria si conclude con la data della morte, avvenuta il 9 luglio 1655, allāetĆ di cinquantasei anni.
Lāepigrafe, caratterizzata da grafia monumentale e forme linguistiche arcaiche, rappresenta un esempio significativo della scultura celebrativa spagnola dellāepoca.
Il testo segue il tipico stile encomiastico settecentesco. Ferdinando IV ĆØ descritto come principe āPio, Augusto e Magnificoā, figlio di Carlo III, nipote di Filippo V e pronipote del serenisimo Luigi, re di Gerusalemme e di Sicilia.
La lapide ricorda due figure locali coinvolte nellāopera di restauro, ossia il parroco don Giovanni Manganella e Galeazzo Mariscotto di Montalbano, membro dellāOrdine Costantiniano e prefetto delle guarnigioni di Baia e Pozzuoli.
Lāiscrizione testimonia non solo lāimportanza religiosa dellāedificio, ma anche il legame tra le autoritĆ ecclesiastiche, militari e la monarchia borbonica.
Giuseppe Nicola Caldarera
La terza lapide ĆØ una memoria funeraria latina dedicata a Giuseppe Nicola Caldarera, patrizio palermitano e marchese di Caldarera.
Lāiscrizione ne esalta le qualitĆ morali ā onestĆ , modestia e fedeltĆ alla giustizia ā secondo i canoni della tradizione epigrafica nobiliare. Anche in questo caso emerge il ruolo strategico di Baia e Pozzuoli. Caldarera fu, infatti, governatore del castello e prefetto di una coorte militare siracusana.
Il testo specifica con precisione lāetĆ del defunto ā quarantatre anni, cinque mesi e sette giorni ā e la data della morte, il 16 gennaio 1722.
La lapide fu posta dal sacerdote Emanuele Caldarera in memoria del ācarissimo nipoteā, definito dotato di āanima innocentissimaā.
La visita al castello di Baia e l’importanza delle tre iscrizioni
Nel loro insieme, queste tre iscrizioni offrono uno spaccato della storia politica e militare dellāItalia meridionale tra il dominio del Viceregno spagnolo, del Viceregno Asburgico d’Austria e il Regno spagnolo borbonico.
Attraverso formule solenni, titoli nobiliari e riferimenti religiosi, le epigrafi celebrano il prestigio sociale, il servizio alla monarchia e la continuitĆ del potere nelle terre flegree.
Oltre al loro valore storico, esse costituiscono importanti documenti linguistici, infatti il passaggio dallo spagnolo secentesco al latino ufficiale del Settecento riflette lāevoluzione culturale e amministrativa del Regno di Napoli nel corso di due secoli.
āāāāāāāāāāāāāāāā
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