Lago d’Averno a Pozzuoli: guida completa alle nostre passeggiate, orari e curiositĆ 

Il Lago d’Averno a Pozzuoli: storia, leggende e i consigli pratici

Nel cuore pulsante dei Campi Flegrei, a pochi passi da Napoli e Pozzuoli, si trova uno dei luoghi più affascinanti e ricchi di mistero d’Italia: il Lago d’Averno.

Questo specchio d’acqua d’origine vulcanica non ĆØ soltanto un’oasi naturalistica di grande pregio, ma un vero e proprio crocevia dove la storia romana incontra la mitologia classica.

Se stai organizzando una gita fuori porta o un itinerario nei Campi Flegrei, in questa guida scoprirai la storia, le leggende e i consigli pratici per organizzare al meglio la tua visita al Lago d’Averno.

Scopri il Lago d'Averno a Pozzuoli: guida completa a passeggiate, orari e curiositĆ 

 

Il Lago d’Averno tra Mito e Leggenda: La Porta degli Inferi

La fama del Lago d’Averno ĆØ legata indissolubilmente all’antichitĆ  classica.
Il termine Averno deriva dal greco Aornos, che significa letteralmente “senza uccelli”.
In passato, infatti, le intense esalazioni solfuree di origine vulcanica impedivano agli uccelli di sorvolare il bacino, facendoli cadere privi di vita nelle sue acque.

Per questa ragione, i popoli antichi identificarono il lago come il vero e proprio ingresso all’Oltretomba (il regno di Ade per i Greci, l’Averno per i Romani).

L’Eneide e la Sibilla Cumana

Nel VI libro dell’Eneide, il poeta Virgilio sceglie proprio le sponde del Lago d’Averno come scenario per la discesa agli Inferi dell’eroe troiano Enea, guidato dalla celebre Sibilla Cumana:

Ā«Facilis descensus Averno…»
(La discesa all’Averno ĆØ facile…)

— Virgilio, Eneide

Ancora prima di Virgilio, la tradizione mitologica greca aveva collocato qui la Nekuia di Ulisse, l’episodio dell’Odissea in cui l’eroe omerico evoca le anime dei defunti.

 

Geologia e Origine del Cratere Vulcanico

Dal punto di vista geologico, il Lago d’Averno ĆØ un classico lago craterico formatosi circa 4.000 anni fa a causa dell’attivitĆ  vulcanica dei Campi Flegrei.

  • Natura: Cratere vulcanico estinto.
  • ProfonditĆ  massima: Circa 30 metri.
  • Fauna e Flora: Oggi le esalazioni tossiche sono un lontano ricordo. Il lago ĆØ un’oasi protetta dove nidificano svassi, folaghe e germani reali, circondato da rigogliosa macchia mediterranea e vigne secolari.
Lago d'Averno a Pozzuoli visto dal drone

 

Cosa Vedere al Lago d’Averno: Archeologia Romana

Sulle sponde del lago si conservano importanti testimonianze dell’ingegneria e dell’architettura dell’antica Roma.

1. Il Tempio di Apollo

L’elemento archeologico più imponente lungo le rive ĆØ il cosiddetto Tempio di Apollo.
Si tratta in realtĆ  dei resti di una maestosa sala termale romana risalente al II secolo d.C., originariamente coperta da una cupola di dimensioni monumentali, seconda nell’antichitĆ  soltanto a quella del Pantheon di Roma.

Per approfondire: guarda le foto del Tempio di Apollo dal drone.

Il Lago d'Averno a Pozzuoli: il Tempio di Apollo fotografato dal drone

 

2. Il Portus Iulius

Nel 37 a.C., per volere di Marco Vipsanio Agrippa, il Lago d’Averno fu collegato al vicino Lago Lucrino e al mare per creare il Portus Iulius, una grandiosa base militare per la flotta navale romana.

3. La Grotta di Cocceio

Un’opera d’ingegneria militare unica al mondo: una galleria scavata nel tufo dall’architetto Cocceio per collegare direttamente il Lago d’Averno con l’acropoli di Cuma.

 

AttivitĆ  e Passeggiata al Lago d’Averno

Oggi il lago ĆØ una delle mete preferite dagli amanti della natura e dello sport all’aria aperta.

  • Percorso ad anello: Il perimetro del lago offre un sentiero pianeggiante di circa 3 km, perfetto per passeggiate, jogging o pedalate in bicicletta.
  • Degustazioni di vini flegrei: Sulle colline che circondano il bacino vulcanico si coltivano uve autoctone. Qui potrai degustare due celebri DOC dei Campi Flegrei: la Falanghina e il Piedirosso (detto locale Pere ‘e Palummo).
  • Birdwatching: Un luogo ideale per osservare diverse specie di uccelli acquatici stanziali e migratori.

 

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Pozzuoli: la terra che trema si candida a Capitale dell’Arte Contemporanea 2028

Pozzuoli, candidata a Capitale dell’Arte Contemporanea 2028 con il progetto ā€œLa CittĆ  delle fragilitĆ  creativeā€

POZZUOLI – Abitare l’incertezza, camminare su un suolo che si solleva e si abbassa da millenni, e trasformare quella stessa instabilitĆ  in un motore di rigenerazione culturale.

L’antica cittĆ  flegrea presenta al Ministero della Cultura il dossier di candidatura per il titolo di Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2028.

Il manifesto programmatico ĆØ racchiuso in un titolo evocativo e carico di significato: ā€œLa CittĆ  delle fragilitĆ  creativeā€.

Qui, nel cuore ardente dei Campi Flegrei, il bradisismo cessa di essere soltanto un fenomeno geologico da monitorare o una minaccia da temere, per farsi matrice di una nuova energia progettuale.

 

Pozzuoli: la terra che trema si candida a Capitale dell’Arte Contemporanea 2028

 

Il Bradisismo come Musa: l’arte per ricucire le ferite

L’iniziativa nasce da una consapevolezza profonda: la vera forza di un territorio risiede nel riconoscimento della propria vulnerabilitĆ .

Il progetto ĆØ stato ideato da Paolo Lubrano, direttore generale dell’iniziativa, e sviluppato insieme al direttore artistico Francesco Cascino, al regista Luigi Pingitore e a un comitato scientifico presieduto da Pierpaolo Forte.

A supporto della visione di Pozzuoli si ĆØ mossa una rete istituzionale imponente che unisce eccellenze della ricerca e dello studio: le universitĆ  Federico II e L’Orientale, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), il CNR e il Parco Archeologico dei Campi Flegrei.

Pozzuoli: la terra che trema si candida a Capitale dell’Arte Contemporanea 2028

 

Da “Panorama 2025” a laboratorio permanente

La candidatura non nasce dal nulla, ma raccoglie e amplifica l’ereditĆ  di Panorama Pozzuoli, la grande mostra diffusa organizzata nel settembre del 2025 dal consorzio di gallerie Italics. Quell’evento ha dimostrato sul campo come i linguaggi del contemporaneo possano abitare e risignificare i complessi spazi storici della cittĆ .

Il piano per il 2028 punta a estendere questa esperienza a tutto il territorio urbano, creando un vero e proprio laboratorio a cielo aperto.
Il programma prevede interventi artistici mirati che collegheranno i siti monumentali e le aree più sensibili:

  • Il centro storico: Dal Rione Terra all’Anfiteatro Flavio, passando per il Macellum (il Tempio di Serapide), simbolo globale delle misurazioni del bradisismo.
  • La costa e il mare: Fino ai confini sommersi di Baia.
  • I Quartieri della ricostruzione: Un focus speciale sarĆ  dedicato agli insediamenti sorti dopo le grandi crisi bradisismiche degli anni Settanta ed Ottanta (come Toiano e Monterusciello). Gli artisti internazionali saranno chiamati a co-progettare opere insieme agli abitanti, trasformando l’ascolto delle comunitĆ  in patrimonio pubblico permanente.

 

Pozzuoli: la terra che trema si candida a Capitale dell’Arte Contemporanea 2028

 

L’orizzonte internazionale: il Patto delle CittĆ  Fragili

Pozzuoli punta a superare i confini locali per proporre un modello applicabile a livello globale.
All’interno del dossier ĆØ inclusa la proposta del Patto delle CittĆ  Fragili, un network internazionale tra comunitĆ  che condividono sfide ambientali, geologiche o sociali, dove l’art thinking, il pensiero artistico applicato alla risoluzione dei problemi complessi, diventa uno strumento chiave per immaginare nuove forme di convivenza e resilienza.

 

Pozzuoli, Capitale dell’Arte Contemporanea 2028: proclamazione entro il 30 ottobre

La partita per il titolo entra ora nella sua fase calda.
Il bando del MiC ha raccolto le candidature e la cittĆ  vincitrice sarĆ  proclamata ufficialmente entro il 30 ottobre, dopo le valutazioni della giuria ministeriale.

Tra la terra che si muove e il mare che osserva, Pozzuoli dimostra che la vera bellezza non ha paura di tremare.

Fonte foto italics.it

 

Pozzuoli: la terra che trema si candida a Capitale dell’Arte Contemporanea 2028



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Le foto della Solfatara: i Campi Flegrei, i Campi Ardenti [FOTO DRONE]

Le foto della Solfatara dal drone: per comprendere i Campi Flegrei

Osservare dall’alto la Solfatara di Pozzuoli chiarisce al meglio l’origine del termine “Campi Flegrei”.

Difatti, i Campi Flegrei devono il loro nome al greco phlegraios, ā€˜ardente’: una definizione che racconta perfettamente l’anima di questa terra, sospesa tra fuoco, storia, meraviglia e una Natura rigogliosa.

Oggi la Solfatara non ĆØ visitabile.
Ma con le nostre visite guidate personalizzate a Pozzuoli organizzate per le specifiche esigenze dei partecipanti, raggiungiamo un punto panoramico per ammirare il fascino di questo lembo di terra, proprio nel cuore dei Campi Flegrei.

CosƬ in una calda mattinata di inizio luglio, il drone decolla pronto a catturare qualche scatto da condividere con chi ama il nostro territorio.
E nonostante l’abitudine a questo spettacolo, le foto della Solfatara dall’alto mostrano un paesaggio capace di non lasciare indifferenti.
Le fumarole ricordano la potenza di questo cratere vulcanico, tra i simboli più riconoscibili dell’area flegrea.

 

Le foto della Solfatara dal drone: i Campi Flegrei, i Campi Ardenti

 

A Pozzuoli, dall’Anfiteatro Flavio al Rione Terra

Osservare la Solfatara ĆØ uno stimolo per visitare gli altri punti di interesse di Puteoli:

Visitare Pozzuoli significa scoprire un percorso completo che unisce natura, archeologia e panorami indimenticabili.

 

Le foto della Solfatara dal drone

Ringraziamo il socio Mario Monfrecola per le foto dal drone.



Le foto del sacello degli Augustali e di Capo Miseno [IMMAGINI DRONE]

Il Sacello degli Augustali a Miseno, Bacoli

Il Sacello degli Augustali si trova a Miseno, nel territorio di Bacoli.
ƈ un piccolo tempio romano dedicato all’imperatore Augusto dove operava il collegio degli Augustali, i sacerdoti del culto imperiale.

Il complesso nasce in etĆ  giulio‑claudia e viene rinnovato in etĆ  antonina e oggi ĆØ in parte sommerso dalle acque per effetto del bradisismo flegreo.

Struttura del tempio: statue e reperti

Il monumento ĆØ vicino al teatro romano di Miseno ed ĆØ formato da tre ambienti affiancati.
Sono in parte scavati nel tufo e in parte costruiti in muratura.

L’ambiente centrale ĆØ il vero sacello: si eleva su un podio ed ĆØ preceduto da una scalinata in marmo.
Davanti al tempio si trova l’altare per i sacrifici.

Lo scavo del sacello avviene alla fine degli anni Sessanta del Novecento.
In quest’area emergono statue degli imperatori Vespasiano, Tito e Nerva.
Vengono trovate anche statue di divinitĆ  come Apollo, Venere e Asclepio.

I reperti si conservano oggi nel Museo Archeologico dei Campi Flegrei, nel Castello di Baia.

 

Foto del sacello degli Augustali a Miseno (Bacoli)

 

Il sacello degli Augustali e il bradisismo

Il Sacello degli Augustali oggi ĆØ in parte sommerso dall’acqua.
ƈ il risultato del bradisismo, il lento movimento del suolo tipico dei Campi Flegrei.

In duemila anni l’area di Miseno si ĆØ abbassata di alcuni metri rispetto al livello del mare.
Per questo il pavimento del tempio ĆØ ora sotto il livello dell’acqua e si ĆØ formato uno specchio d’acqua permanente (dove vive una piccola colonia di oche).

Il sacello diventa cosƬ un indicatore visibile dei movimenti del suolo insieme ad altri monumenti flegrei come il Macellum di Pozzuoli.
LeĀ foto del sacello degli AugustaliĀ mostrano bene questo legame tra archeologia, mare e vulcanismo attivo.

 

Foto del sacello degli Augustali e di Capo Miseno

Le foto del sacello degli Augustali mostrano il rapporto tra il tempio e il mare.
Le immagini dal drone evidenziano la vasca d’acqua che invade il pavimento antico.
Si vede anche la rupe di tufo che fa da sfondo al complesso.

Da apprezzare anche il paesaggio visto dall’alto: da Punta Pennata al promontorio di Capo Miseno, la spiaggia di Miliscola e la stessa Baia (grazie al nostro socio Mario Monfrecola per le foto).

Bibliografia

P. Miniero (a cura di), Il Sacello degli Augustali di Miseno, Electa Napoli, 2000.

Parco Archeologico dei Campi Flegrei, scheda ā€œSacello degli Augustali – Misenoā€,

Dipartimento della Protezione Civile, Il bradisismo ai Campi Flegrei.

S. Buonaguro, Il Sacello degli Augustali di Miseno: un pavimento sommerso, in studi sul paesaggio costiero flegreo.


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La statua di Serapide al MANN (e l’errata denominazione del Macellum di Pozzuoli) [FOTO]

La statua di Serapide al MANN

Visitiamo il MANN, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, con un obiettivo preciso: fotografare la statua del dio Serapide.
La foto Ć© un ottimo pretesto per chiarire l’equivoco sul perchĆ© il Macellum di Pozzuoli viene (erroneamente) indicato come “Tempio di Serapide”.

La statua di Serapide del MANN ĆØ unaĀ marmorea scultura, databile tra la fine del II e l’inizio del III secolo d.C., proveniente dal Macellum (cosiddetto Tempio di Serapide) di Pozzuoli.
Il dio ĆØ raffigurato seduto in trono, con l’aspetto severo e barbuto, la cui iconografia fonde i tratti di Zeus e di Ade.​
Indossa una lunga tunica, un mantello e sulla testa porta il tipico ā€œmodioā€, ovvero un copricapo cilindrico legato al simbolismo del grano e dell’oltretomba.

Accanto al trono compare Cerbero, il cane infernale, che sottolinea il ruolo di Serapide come signore del mondo dei morti e giudice delle anime.

La statua di Serapide al MANN

 

La statua di Serapide al MANN: la descrizione presente al museo

Il Macellum (mercato alimentare) di Puteoli, detto Tempio di Serapide dal ritrovamento di una statua della divinitĆ , sin dal Settecento ha attirato l’attenzione di studiosi e viaggiatori sia per la ricchezza dell’arredo marmoreo sia per i visibili effetti del bradisismo.

Macellum, detto (erroneamente) Tempio di Serapide

Un’ampia corte porticata circondata da botteghe distribuite in parte su due livelli, ospitava il mercato alimentare della cittĆ .
Secondo gli studi più recenti, il monumento fu edificato tra il I e il II secolo d.C., prendendo il posto di un precedente mercato noto solo dalle fonti già dal II secolo a.C.

All’inizio del III secolo, negli anni tra Settimio Severo e Alessandro Severo, furono aggiunte un’ampia esedra sul muro di fondo, preceduta da un portico con quattro colossali colonne in marmo cipollino, che reggevano un frontone triangolare in marmo dell’Asia Minore, e una tholos: un basamento circolare sormontato da un giro di colonne di marmo colorato provenienti dall’antica Teos in Asia Minore, destinata a monumentalizzare una fontana e alcune vasche, utilizzate forse per la pulizia e la vendita di pesce e frutti di mare.

Il monumento, noto fin dal Settecento con il nome di “Vigna delle tre colonne”, fu oggetto di ricerche non solo archeologiche.
La sua particolare posizione e la presenza nel sottosuolo di sorgenti, ne hanno fatto nei secoli un singolare indicatore per lo studio del bradisismo.
L’abbassamento e l’innalzamento del suolo costiero allagano periodicamente le strutture del Macellum.
L’acqua e i molluschi litodomi (datteri di mare) nei secoli vi hanno lasciato segni e tracce, che hanno rappresentato una fonte primaria per lo studio del fenomeno e del suo sviluppo nel corso dei secoli. Il primo scienziato a parlare di bradisismo fu Charles Lyell, geologo scozzese dell’Ottocento, seppellito a Londra nella Cattedrale di Whesminster.

L’errata denominazione

Il ricco corredo scultoreo del monumento doveva adornare soprattutto l’esedra del lato di fondo, verosimilmente dedicata ad attivitĆ  di culto con lo scopo di proteggere i commerci.
Di fronte alle colonne, su basamenti iscritti, erano statue della famiglia imperiale dei Severi, mentre nelle nicchie dell’abside dovevano trovare posto sia il gruppo di Oreste ed Elettra sia la statua del dio Serapide in trono, qui esposta.

Proprio il rinvenimento di quest’ultima scultura, insieme alla notizia – ricavata da famose iscrizioni – dell’esistenza di un tempio dedicato alle divinitĆ  egizie sulla ripa, ha generato l’erronea identificazione di questo monumento con il Tempio di Serapide. La statua del dio Serapide, che si trova al Museo dei Campi Flegrei nel Castello di Baia nella sezione Puteoli, ĆØ una copia della scultura qui in foto.

 

La statua di Serapide al MANN

 

Uno zoom su Cerbero, il cane infernale

Nella statua di Serapide al MANN, Cerbero ĆØ raffigurato come un cane mostruoso tricefalo, strettamente legato alla funzione ā€œinfernaleā€ di Serapide giudice dei morti.

ƈ posto a lato del trono del dio, verso la mano che Serapide tende in avanti: il gesto richiama l’idea del signore degli inferi che domina e tiene a bada il guardiano dell’Ade.

Le tre teste alludono al controllo sui tre ā€œambitiā€ del regno dei morti (ingresso, interno e uscita) e alla vigilanza assoluta: mitologicamente Cerbero impedisce ai vivi di entrare e ai morti di fuggire.​

Nella tradizione figurativa simile (Serapide con Cerbero della Galleria Borghese) il corpo del cane ĆØ spesso avvolto da una coda-serpente: il dettaglio sottolinea ancora di più il carattere ctonio, velenoso e minaccioso dell’animale.

 

Cerbero, il cane infernale ai piedi di Serapide

 

Webgrafia

Macellum / Tempio di Serapide, Parco Archeologico Campi Flegrei

 

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Perché il Tempio di Serapide a Pozzuoli è il termometro del bradisismo

Il Macellum di Pozzuoli o Tempio di Serapide

In tutte le visite guidate a Pozzuoli ci soffermiamo ad osservare il Macellum di Pozzuoli, noto anche come tempio di Serapide.
Infatti, oltre ad una notevole valenza storica, la struttura suscita interesse per il ruolo naturale di indicatore del sollevamento / abbassamento del suolo flegreo e le domande dei visitatori su tale fenomeno – anche in tempi di relativa tranquillitĆ  del bradisismo flegreo – sono numerose.

Dunque, ci sembra utile ripielogare e condividere una breve sintesi sulla storia di tale struttura e su come veniva utlizzata per misurare le oscillazioni del territorio.

Vi aspettiamo per una nuova visita guidata a Pozzuoli, con tempio di Serapide (ovviamente) compreso nel tour.

Struttura e funzione storica

Il tempio di Serapide a Pozzuoli ĆØ considerato un “termometro naturale” del bradisismo flegreo grazie alle sue caratteristiche strutturali e alla posizione geografica che ne fanno un testimone millenario delle oscillazioni del suolo.

Costruito nel II secolo d.C. come macellum (mercato pubblico romano), il sito deve il nome alla statua del dio egizio Serapide rinvenuta nel 1750.

Le sue tre colonne in marmo cipollino, alte 6,30 m, presentano fori prodotti dai litodomi (datteri di mare), molluschi che vivono nella zona di marea.
Questi segni indicano le variazioni del livello del mare nel corso dei secoli, legate al sollevamento o abbassamento del suolo.

Perché il Tempio di Serapide a Pozzuoli è il termometro del bradisismo

 

Ruolo nel monitoraggio del bradisismo

Registro storico

Nel Medioevo, il suolo si abbassò di oltre 6 metri, sommergendo parte delle colonne.
Le erosioni lasciate dai litodomi (o Lithophaga) documentano la massima sommersione, che ĆØ stata stimata fino a un’altezza di circa 6-7 metri (sebbene le misurazioni precise possano variare leggermente a seconda delle fonti).
Tra il 1970 e il 1984, il suolo si sollevò di 3,5 metri, portando il pavimento del tempio da sotto a sopra il livello marino.

Indicatore visivo

Negli anni ’60, il pavimento era sommerso, mentre oggi ĆØ asciutto, mostrando l’inversione di tendenza del bradisismo.
L’acqua attualmente presente deriva da una sorgente termale sotterranea, non più dal mare.

Perché il Tempio di Serapide a Pozzuoli è il termometro del bradisismo

 

Transizione agli strumenti moderni

Fino al 1983, le colonne furono il principale strumento di misurazione.
Oggi si utilizzano satelliti e GPS per rilevare movimenti con precisione millimetrica ma il tempio resta un simbolo scientifico e culturale del fenomeno.

Segue una tabella riassuntiva per periodo e altezza del suolo.

Periodo Altezza suolo Stato tempio
Epoca romana Livello originale Struttura intatta
Medioevo -6 m Colonne sommerse
1960 -2 m Pavimento sotto il mare
2025 +3.5 m Pavimento asciutto

Questo sito unisce archeologia e vulcanologia, offrendo una lettura diretta delle forze geologiche che modellano i Campi Flegrei da duemila anni.