La Grotta di Cocceio tra il Lago d’Averno e Cuma: Architettura Ipogea e Strategia Militare Tardo-Repubblicana

La Grotta di Cocceio sul Lago d’Averno

La Grotta di Cocceio costituisce uno dei monumenti più rilevanti dell’ingegneria militare romana della tarda Repubblica.

Scavata sotto la dorsale tufacea del Monte Grillo per collegare il bacino del Lago d’Averno con l’acropoli e la piana di Cuma, la galleria fu ideata nell’ambito della riorganizzazione difensiva ed eliotecnica promossa da Marco Vipsanio Agrippa durante la guerra contro Sesto Pompeo (37 a.C.).

Il presente studio esamina il contesto storico-strategico, le caratteristiche architettonico-strutturali, la trattazione nelle fonti antiche greco-latine e l’ereditĆ  storiografica dell’opera.

La Grotta di Cocceio tra il Lago d'Averno e Cuma: architettura Ipogea e Strategia Militare Tardo-Repubblicana

Grotta di Cocceio (fonte: pagina Fb PaFleg)

Introduzione e contesto storico

Nel 37 a.C., la guerra civile tra Ottaviano e Sesto Pompeo per il controllo del Mediterraneo occidentale rese improcrastinabile la creazione di un bacino navale protetto e inaccessibile alle incursioni della flotta pompeiana.
Marco Vipsanio Agrippa individuò nei laghi Flegrei (Lucrino ed Averno) la sede ideale per la realizzazione del Portus Julius.

La sistemazione dell’area flegrea richiese imponenti interventi di ingegneria civile e sotterranea.

Tra questi, la Grotta di Cocceio (talvolta nota in epoca moderna anche come Grotta della Pace) fu concepita come arteria ipogea di raccordo logistico e militare.
L’opera consentiva il rapido e protetto spostamento di truppe, carri e rifornimenti tra il porto militare dell’Averno e l’avamposto fortificato di Cuma, proiettato sul Mar Tirreno.

L’Artefice: Lucio Cocceio Aucto

La progettazione e la direzione dei lavori vennero affidate a Lucio Cocceio Aucto, liberto originario dell’area campana noto per la spiccata perizia nell’architettura ipogea e nella costruzione di gallerie stradali e idrauliche.

A Cocceio sono attribuite altre fondamentali opere ipogee della regione flegrea e napoletana:

  • La Crypta Neapolitana, tra Neapolis e Puteoli;
  • La Grotta di Seiano, che collegava la piana di Bagnoli con la villa di Vedio Pollione a Posillipo;
  • La galleria detta la Crypta Romana, sottostante l’acropoli di Cuma.

L’approccio di Cocceio si distinse per l’uso sistematico dello scavo in rampa, l’ottimizzazione dell’orientamento solare per l’illuminazione naturale e l’integrazione di pozzi di aerazione obliqui.

Grotta di Cocceio: analisi Architettonica e Ingegneristica

La galleria si snoda nel tufo giallo flegreo per una lunghezza totale di circa 1 chilometro (~970 m).
Le caratteristiche metriche e costruttive testimoniano la destinazione al transito pesante di carri di sussistenza e colonna militare:

Parametro CostruttivoDimensione / Descrizione
Lunghezza complessiva970 metri
Larghezza media5,0 metri (consente il doppio senso di marcia)
Altezza mediaVariable tra 4 e 12 metri
Aperture di aerazione/luce9 pozzi obliqui (luminaria) svasati verso l’alto
Opus caementicium / reticulatumUtilizzato nei tratti d’imbocco e nei rinforzi della volta

I pozzi d’aerazione, scavati fino alla sommitĆ  del Monte Grillo, svolgevano la duplice funzione di smaltire i fumi dei tedofori durante la marcia notturna e di proiettare la luce naturale all’interno del percorso durante le ore diurne.

Grotta di Cocceio

Grotta di Cocceio (fonte: pagina Fb PaFleg)

La Grotta di Cocceio nelle Fonti Antiche

L’opera ĆØ direttamente menzionata dagli storiografi e geografi dell’etĆ  augustea e imperiale, che ne sottolineano la grandiositĆ  strutturale e il legame con la figura di Agrippa.

Strabone (Geographika, V, 4, 5)

Il geografo greco Strabone fornisce la testimonianza epigrafica e storica più esplicita sull’attribuzione dell’opera a Cocceio e sull’impianto del Portus Julius:

Ā«[…] į½‘Ļ€ĻŒĪ½ĪæĪ¼ĪæĻ‚ Γὲ καὶ ἐπὶ τὰς ĪšĻĪ¼Ī±Ļ‚ į¼ĻƒĻ„į½¶Ī½ ἐκ τοῦ į¼ˆĻŒĻĪ½ĪæĻ…, Γιηκῶν Γιὰ τοῦ ὄρους, ἐκπονηθεὶς ὑπὸ ĪšĪæĪŗĪŗĪ·ĪÆĪæĻ…, τοῦ καὶ τὸν į½‘Ļ€ĻŒĪ½ĪæĪ¼ĪæĪ½ Ļ€ĪæĪ¹Ī®ĻƒĪ±Ī½Ļ„ĪæĻ‚ τὸν ἐπὶ ĪĪµĪ¬Ļ€ĪæĪ»Ī¹Ī½ ἐκ Δικαιαρχείας […].Ā»

Ā«Vi ĆØ anche un condotto sotterraneo che dall’Averno va verso Cuma, scavato attraverso la montagna, eseguito da Cocceio, il quale fece pure la galleria che da Pozzuoli porta a Napoli…Ā»

Svetonio (De vita Caesarum, Divus Augustus, 16)

Svetonio, pur non nominando esplicitamente la galleria, descrive le colossali opere di scavo realizzate da Agrippa nell’area tra Averno e Cuma per l’allestimento della flotta:

Ā«Portum Iulium ad Baias occupato lacu Lucrino et Averno profundisque aquis in superiorem alveum inmissis effecit…Ā»

 

Evoluzione Storica e Stato di Conservazione

  1. Epoca Romano-Imperiale: Con il successivo spostamento della base navale dal Portus Julius al porto di Misenum (31 a.C.), la galleria perse la prioritaria funzione militare.
  2. Medioevo ed EtĆ  Moderna: Con la decadenza di Cuma e il progressivo paludamento della piana, la galleria cadde in disuso. In epoca rinascimentale fu riscoperta da eruditi e antiquari.
  3. Eventi Bellici del XX Secolo: Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, la galleria fu impiegata dalle forze armate tedesche come deposito di munizioni. Durante la ritirata del 1943, il brillamento delle polveri provocò il collasso di ampi tratti della volta tufacea e danni strutturali ingenti.
  4. Interventi di Restauro e Tutela: Dopo decenni di chiusura e lunghi interventi di consolidamento e messa in sicurezza promossi dal Ministero della Cultura e dal Parco Archeologico dei Campi Flegrei, il sito ĆØ stato oggetto di studi ambientali e speleologici (inclusa la tutela delle colonie di chirotteri insediatesi al suo interno).


Fonti e Bibliografia

Fonti Antiche

  • Strabone,Geographica, Libro V, 4, 5 (ed. Teubner / Loeb Classical Library).
  • Svetonio, De vita Caesarum, Divus Augustus, 16.
  • Velleio Patercolo, Historiae Romanae ad M. Vinicium libri duo, II, 79.
  • Cassio Dione, Historia Romana, XLVIII, 49-51.

Bibliografia Storico-Archeologica

  1. Amalfitano, P., Camodeca, G., Medri, M. (a cura di), I Campi Flegrei. Un itinerario archeologico, Marsilio, Venezia, 1990.
  2. Maiuri, A., I Campi Flegrei dal sepolcro di Virgilio all’acropoli di Cuma, Istituto Poligrafico dello Stato, Roma, 1958.
  3. Paget, R. F., “The Great Antrum at Baiae: A Military Headquarters of the Roman Empire?”, The Journal of Roman Studies, Vol. 57, No. 1/2, 1967, pp. 102–112.
  4. Sirano, F.(a cura di), La Grotta di Cocceio: architettura, ingegneria e paesaggio nei Campi Flegrei, Parco Archeologico dei Campi Flegrei, Napoli, 2021.
  5. Sommella, P., Forma e urbanistica di Cuma antiqua, Accademia Nazionale dei Lincei, Roma, 1978.



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Il Ponte di barche di Caligola: la folle impresa dell’imperatore tra Baia e Puteoli

Il Ponte di Caligola tra Baia e Pozzuoli: storia o leggenda?

Nel 39 d.C. Caligola fece costruire un ponte galleggiante tra Baia e il molo di Pozzuoli: uno ā€œspettacoloā€ politico e simbolico che ancora oggi alimenta dibattito tra storia e leggenda.

 

Dove si trovava

Il ponte attraversava il Golfo di Pozzuoli (parte occidentale del Golfo di Napoli), collegando:

  • Baia (l’antica Baiae), localitĆ  termale e di lusso sulla costa di Bacoli, ricca di ville imperiali e di complessi termali;
  • il molo di Pozzuoli (Puteoli), importante porto commerciale e punto di arrivo del grano alessandrino.

Svetonio indica una distanza di circa 3.600 passi romani.
La conversione moderna ha alimentato diverse discussioni sull’effettiva lunghezza e sul percorso del ponte.

Com’era costruito: alcuni dettagli

Secondo Svetonio, il ponte era formato da:

  • due file di navi da carico (onerariae), raccolte ā€œda ogni parteā€ e ancorate in doppia fila;
  • una piattaforma superiore ricoperta di terra battuta, per creare un piano di calpestio stabile;
  • un tracciato rettilineo, reso simile nell’aspetto alla Via Appia.

Non si trattava quindi di un ponte in muratura, ma di una struttura galleggiante temporanea, ottenuta accostando imbarcazioni e stabilizzandole con ancore e zavorre, poi riempite e livellate per consentire il passaggio di cavalli e carri.

Il numero esatto delle navi non ĆØ noto.
Svetonio riferisce soltanto che furono raccolte imbarcazioni mercantili provenienti da diverse localitĆ  e disposte in doppia fila.

 Tracciato ipotetico del ponte galleggiante

La traversata di Caligola

Svetonio racconta che Caligola percorse il ponte per due giorni:

  • primo giorno: a cavallo, con una corona di quercia, uno scudo, una spada e una clamide dorata;
  • secondo giorno: vestito da auriga, su un carro trainato da una coppia di cavalli celebri.

Davanti a lui veniva portato il giovane Dario, figlio del re parto Artabano II e ostaggio a Roma. Lo seguivano pretoriani e una coorte di amici su carri.

Le fonti riportano anche episodi crudeli legati all’inaugurazione, ma questi particolari appartengono alla tradizione letteraria che ha contribuito a costruire l’immagine di Caligola come imperatore eccentrico e spietato.

 

Il Ponte di Caligola tra Baia e Pozzuoli: politica e megalomania

Svetonio riporta due chiavi di lettura:

  • emulazione di Serse, che aveva fatto costruire un ponte sull’Ellesponto, gesto di dominio sulla natura e sul mare;
  • messaggio di potenza rivolto a Germani e Britanni, verso i quali Caligola progettava campagne militari.

L’episodio rientra nella tradizione che descrive Caligola come un imperatore capace di gesti al limite tra megalomania e teatro del potere.

Affresco con porto di Puteoli rinvenuto a Pompei e l’incisione recante la dicitura Ā«ex antiqua picturaĀ». Si tratta di una stampa realizzata da Pietro Santi Bartoli e pubblicata dall’archeologo e storico dell’arte Giovanni Pietro Bellori nell’opera del 1673 Fragmenta vestigii veteris Romae. (https://www.ocean4future.org/savetheocean/archives/84573)

Il Ponte di Caligola tra Baia e Pozzuoli: storia o leggenda?

Non ĆØ corretto definire Il Ponte di Caligola tra Baia e Pozzuoli una pura leggenda.
Le fonti letterarie antiche confermano l’episodio, ma non coincidono completamente nei dettagli.
Svetonio colloca il ponte tra Baia e il molo di Pozzuoli, mentre Flavio Giuseppe ne fornisce una descrizione differente, collegandolo a Misenum.

Comunque sia, la realizzazione di un ponte galleggiante di quelle dimensioni era tecnicamente possibile per i Romani.

Tuttavia non sono stati individuati resti archeologici certi della struttura.
E i dettagli più spettacolari potrebbero essere stati amplificati dalla propaganda e dalla tradizione storiografica successiva.

La formulazione più prudente ĆØ la seguente: il ponte probabilmente fu davvero costruito, ma il racconto ĆØ stato caricato di significati simbolici e aneddoti che ne esaltano la ā€œfolliaā€ dell’imperatore.

 

E oggi, esistono ancora i resti del Ponte di Caligola?

Non esistono resti archeologici certi del ponte galleggiante costruito da Caligola.
Le strutture inglobate nel molo attuale, che per lungo tempo sono state indicate dalla tradizione locale come ā€œPonte di Caligolaā€, sono invece riconducibili al sistema portuale e al molo antico di Puteoli.

Il ponte di Caligola era infatti una struttura temporanea, realizzata utilizzando navi disposte in doppia fila e ricoperte di terra.

 

Resti delle pile del molo caligoliano (fonte Napoli, capitale di un Regno)

Un’impresa nei Campi Flegrei

Il ponte di Caligola si inserisce perfettamente nel paesaggio dei Campi Flegrei, area giĆ  allora ricca di ville imperiali e residenze di lusso a Baia, complessi termali (le celebri ā€œterme di Baiaā€), porti e infrastrutture marittime a Pozzuoli.

Oggi questo stesso golfo ĆØ uno dei teatri più affascinanti dell’archeologia sommersa romana, con il molo del porto commerciale, il Portus Julius, il vicus Annianus, il vicus Lartidianus, gli horrea, le terme e le strutture inghiottite dal bradisismo e dal mare.

Ritrovamento della statua di Baios a Baia nei pressi di Punta Epitaffio.

Bibliografia

Svetonio, Vita dei Cesari, libro IV (Caligola), capp. 19 e 32. Testo e traduzione consultati in:

  • ā€œCaligola e il ponte tra Baia e Pozzuoli (Versione Svetonio)ā€, SkuolaSprint.online.scuola.zanichelli
  • ā€œTraduzione Paragrafo 32, Libro 4 (Caligula), De Vita Caesarumā€, Skuola.net.youtube

Flavio Giuseppe, AntichitĆ  giudaiche, XIX, 1, 5 (riferimento al ponte di Caligola), citato in:

  • ā€œRoman Emperor Caligula and the Floating Bridge of Baiaeā€, Ancient Origins, 18 marzo 2026.

ā€œIl Ponte di Baia, l’impresa folle dell’imperatore Caligolaā€, Storie di Napoli, 10 maggio 2020.

ā€œSvetonio ed il ponte di Caligolaā€, ArcheoFlegrei, 29 aprile 2019.

ā€œCaligula was to commission construction of giant bridge in Bay of Naplesā€, Imperium Romanum.

ā€œCaligolaā€, Wikipedia (voce generale su Caligola e suoi episodi, tra cui il ponte, il cavallo console, la guerra contro Nettuno, ecc.).

ā€œCampagne germano-britanniche di Caligolaā€, Wikipedia (per il contesto della ā€œguerra contro Nettunoā€ e le campagne progettate).

ā€œCaligola contro Oceanoā€, Medium / Storie di Storia, 25 giugno 2023 (approfondimento sulla presunta guerra contro il mare).

ā€œBaiaeā€, Wikipedia (per il contesto archeologico e geografico di Baia: ville, terme, porto).

ā€œPorto di Pozzuoliā€, Wikipedia (per il ruolo di Puteoli come porto commerciale e infrastruttura marittima).



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Guida turistica Campi Flegrei: scopri mito, storia e archeologia con un esperto

Guida turistica Campi Flegrei: perchƩ scegliere noi

Una pietra senza storia?
Invece no!
Ai Campi Flegrei ciò che a un occhio inesperto sembra solo un sasso, un rudere o un muro sbrecciato, per una guida turistica Campi Flegrei è una pagina viva di storia.

Ogni pietra racconta un porto romano, un tempio dimenticato, un’eruzione che ha cambiato il paesaggio, un mito che ha ispirato poeti e imperatori.
Grazie alla guida, quel frammento silenzioso diventa emozione: ti fa vedere non solo ciò che ĆØ rimasto, ma ciò che ĆØ stato, chi l’ha costruito, perchĆ© e come ĆØ scomparso.

ƈ la differenza tra passare accanto ad edifici antichi e sentirsi trasportati dentro la storia.

E dunque, se cerchi una guida turistica Campi Flegrei, il Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS ĆØ il punto di riferimento per chi vuole scoprire questa straordinaria area vulcanica e archeologica con un esperto abilitato.

Le nostre visite guidate ti accompagnano alla scoperta di luoghi unici come il Parco Archeologico di Cuma, con l’Antro della Sibilla e i templi dell’Acropoli, il Rione Terra di Pozzuoli, il Castello Aragonese di Baia, la Piscina Mirabilis e le Cento Camerelle a Bacoli, fino alle emozionanti escursioni in battello per ammirare Baia sommersa.

 

Guida turistica Campi Flegrei: scopri mito, storia e archeologia con un esperto

 

Cosa include il tour guidato ai Campi Flegrei

Ogni visita ĆØ curata da una guida turistica abilitata Regione Campania del Gruppo Archeologico Campi Flegrei, con percorsi personalizzati per gruppi, scuole, associazioni e privati.

I tour prevedono:

  • Accompagnamento di una guida archeologica esperta
  • Itinerari su misura tra i principali siti archeologici flegrei
  • PossibilitĆ  di combinare visite a terra ed escursioni in battello
  • Informazioni su prenotazione, costi e punti di raduno per ogni itinerario.

 

PerchƩ scegliere una guida archeologica esperta?

Affidarsi a una guida turistica Campi Flegrei significa avere un racconto vivo sui miti, storia romana, vulcanologia e paesaggi mozzafiato.
Le nostre guide conoscono ogni dettaglio dei siti e sanno coinvolgere grandi e piccoli, rendendo ogni visita un’esperienza memorabile.

Ci guida la passione e l’amore verso il nostro territorio.
Accompagnarvi ĆØ un modo per condividere la bellezza dei Campi Flegrei, farla conoscere, proteggere e tramandare.

 

I nostri itinerari: alcune proposte (tutte personalizzabili)

Ecco le nostre principali proposte (da personalizzare a secondo delle esigenze):

 

Come prenotare la tua Guida turistica Campi Flegrei

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Dicono di noi …

Mirabile Tour dell’acqua

Ho partecipato al Tour dell’acqua e l’ho trovato molto interessante. Guida simpatica e competente, posti molto affascinanti. Enza da Roma

Enza da Roma
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Escursione naturalistica al Monte Nuovo, il più giovane vulcano d’Europa

Escursione naturalistica al Monte Nuovo: la passeggiata intorno al cratere

Il Gruppo Archeologico Campi Flegrei organizza una suggestiva escursione naturalistica al Monte Nuovo, un’esperienza unica tra natura, storia e vulcanologia nel cuore dei Campi Flegrei.

Durante il percorso passeggeremo lungo il cratere, fino a raggiungere la vetta a 133 metri di altitudine, dove un tempo era presente anche una postazione contraerea.

Lungo il tragitto osserveremo la vegetazione che ha colonizzato il vulcano nel corso dei secoli, con soste dedicate alla lettura del paesaggio, approfondimenti storici e archeologici e alla spiegazione dei fenomeni vulcanici tipici dell’area flegrea.

Escursione naturalistica al Monte Nuovo, il più giovane vulcano d'Europa: il cratere fotografato dal drone

 

Come e quando ĆØ nato il Monte Nuovo

Il Monte Nuovo si formò in pochissimo tempo durante l’eruzione del 1538, iniziata il 29 settembre dopo una lunga fase di terremoti, deformazioni del suolo e intensi fenomeni vulcanici nell’area flegrea.

L’apertura della bocca eruttiva avvenne nei pressi di Tripergole, in corrispondenza di un settore costiero tra il Lago d’Averno e il Lago Lucrino, e in pochi giorni l’accumulo dei prodotti eruttivi diede origine al vulcano più giovane d’Europa continentale.

 

Escursione naturalistica al Monte Nuovo, il più giovane vulcano d'Europa

 

Tra panorami suggestivi e amanti della natura: passeggiata adatta a tutti

Dalla sommitĆ  del cratere sarĆ  possibile ammirare uno dei panorami più suggestivi dei Campi Flegrei, con vista sul Lago d’Averno, il Golfo di Pozzuoli e le aree circostanti, rendendo questa escursione naturalistica al Monte Nuovo un’occasione imperdibile per appassionati e curiosi.

L’attivitĆ  ĆØ adatta a tutti coloro che amano camminare nella natura e desiderano scoprire da vicino uno dei fenomeni più affascinanti del territorio campano.

 

Escursione naturalistica al Monte Nuovo, il più giovane vulcano d'Europa: panorami mozzafiato dei Campi Flegrei

 

Escursione naturalistica al Monte Nuovo: consigli utili

Seguono alcuni consigli pratici per un percorso adatto a tutti.

  • Distanza del percorso: circa 2,5 km (anello completo), percorribile tutto l’anno (in estate, preferibile al tramonto)
  • altezza e dislivello: altitudine massima 133 m s.l.m., dislivello di circa 100 m
  • DifficoltĆ : facile (adatto anche a principianti con buona mobilitĆ )
  • Abbigliamento: scarpe da trekking o ginniche con suola antiscivolo, abbigliamento comodo, cappello, acqua

 

Come prenotare l’escursione naturalistica al Monte Nuovo

Per informazioni e prenotazioni, contattateci ai seguenti canali:

 Ti aspettiamo: prenota subito la tua escursione naturalistica al Monte Nuovo!



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Lago d’Averno a Pozzuoli: guida completa alle nostre passeggiate, orari e curiositĆ 

Il Lago d’Averno a Pozzuoli: storia, leggende e i consigli pratici

Nel cuore pulsante dei Campi Flegrei, a pochi passi da Napoli e Pozzuoli, si trova uno dei luoghi più affascinanti e ricchi di mistero d’Italia: il Lago d’Averno.

Questo specchio d’acqua d’origine vulcanica non ĆØ soltanto un’oasi naturalistica di grande pregio, ma un vero e proprio crocevia dove la storia romana incontra la mitologia classica.

Se stai organizzando una gita fuori porta o un itinerario nei Campi Flegrei, in questa guida scoprirai la storia, le leggende e i consigli pratici per organizzare al meglio la tua visita al Lago d’Averno.

Scopri il Lago d'Averno a Pozzuoli: guida completa a passeggiate, orari e curiositĆ 

 

Il Lago d’Averno tra Mito e Leggenda: La Porta degli Inferi

La fama del Lago d’Averno ĆØ legata indissolubilmente all’antichitĆ  classica.
Il termine Averno deriva dal greco Aornos, che significa letteralmente “senza uccelli”.
In passato, infatti, le intense esalazioni solfuree di origine vulcanica impedivano agli uccelli di sorvolare il bacino, facendoli cadere privi di vita nelle sue acque.

Per questa ragione, i popoli antichi identificarono il lago come il vero e proprio ingresso all’Oltretomba (il regno di Ade per i Greci, l’Averno per i Romani).

L’Eneide e la Sibilla Cumana

Nel VI libro dell’Eneide, il poeta Virgilio sceglie proprio le sponde del Lago d’Averno come scenario per la discesa agli Inferi dell’eroe troiano Enea, guidato dalla celebre Sibilla Cumana:

Ā«Facilis descensus Averno…»
(La discesa all’Averno ĆØ facile…)

— Virgilio, Eneide

Ancora prima di Virgilio, la tradizione mitologica greca aveva collocato qui la Nekuia di Ulisse, l’episodio dell’Odissea in cui l’eroe omerico evoca le anime dei defunti.

 

Geologia e Origine del Cratere Vulcanico

Dal punto di vista geologico, il Lago d’Averno ĆØ un classico lago craterico formatosi circa 4.000 anni fa a causa dell’attivitĆ  vulcanica dei Campi Flegrei.

  • Natura: Cratere vulcanico estinto.
  • ProfonditĆ  massima: Circa 30 metri.
  • Fauna e Flora: Oggi le esalazioni tossiche sono un lontano ricordo. Il lago ĆØ un’oasi protetta dove nidificano svassi, folaghe e germani reali, circondato da rigogliosa macchia mediterranea e vigne secolari.
Lago d'Averno a Pozzuoli visto dal drone

 

Cosa Vedere al Lago d’Averno: Archeologia Romana

Sulle sponde del lago si conservano importanti testimonianze dell’ingegneria e dell’architettura dell’antica Roma.

1. Il Tempio di Apollo

L’elemento archeologico più imponente lungo le rive ĆØ il cosiddetto Tempio di Apollo.
Si tratta in realtĆ  dei resti di una maestosa sala termale romana risalente al II secolo d.C., originariamente coperta da una cupola di dimensioni monumentali, seconda nell’antichitĆ  soltanto a quella del Pantheon di Roma.

Per approfondire: guarda le foto del Tempio di Apollo dal drone.

Il Lago d'Averno a Pozzuoli: il Tempio di Apollo fotografato dal drone

 

2. Il Portus Iulius

Nel 37 a.C., per volere di Marco Vipsanio Agrippa, il Lago d’Averno fu collegato al vicino Lago Lucrino e al mare per creare il Portus Iulius, una grandiosa base militare per la flotta navale romana.

3. La Grotta di Cocceio

Un’opera d’ingegneria militare unica al mondo: una galleria scavata nel tufo dall’architetto Cocceio per collegare direttamente il Lago d’Averno con l’acropoli di Cuma.

 

AttivitĆ  e Passeggiata al Lago d’Averno

Oggi il lago ĆØ una delle mete preferite dagli amanti della natura e dello sport all’aria aperta.

  • Percorso ad anello: Il perimetro del lago offre un sentiero pianeggiante di circa 3 km, perfetto per passeggiate, jogging o pedalate in bicicletta.
  • Degustazioni di vini flegrei: Sulle colline che circondano il bacino vulcanico si coltivano uve autoctone. Qui potrai degustare due celebri DOC dei Campi Flegrei: la Falanghina e il Piedirosso (detto locale Pere ‘e Palummo).
  • Birdwatching: Un luogo ideale per osservare diverse specie di uccelli acquatici stanziali e migratori.

 

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Pozzuoli: la terra che trema si candida a Capitale dell’Arte Contemporanea 2028

Pozzuoli, candidata a Capitale dell’Arte Contemporanea 2028 con il progetto ā€œLa CittĆ  delle fragilitĆ  creativeā€

POZZUOLI – Abitare l’incertezza, camminare su un suolo che si solleva e si abbassa da millenni, e trasformare quella stessa instabilitĆ  in un motore di rigenerazione culturale.

L’antica cittĆ  flegrea presenta al Ministero della Cultura il dossier di candidatura per il titolo di Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2028.

Il manifesto programmatico ĆØ racchiuso in un titolo evocativo e carico di significato: ā€œLa CittĆ  delle fragilitĆ  creativeā€.

Qui, nel cuore ardente dei Campi Flegrei, il bradisismo cessa di essere soltanto un fenomeno geologico da monitorare o una minaccia da temere, per farsi matrice di una nuova energia progettuale.

 

Pozzuoli: la terra che trema si candida a Capitale dell’Arte Contemporanea 2028

 

Il Bradisismo come Musa: l’arte per ricucire le ferite

L’iniziativa nasce da una consapevolezza profonda: la vera forza di un territorio risiede nel riconoscimento della propria vulnerabilitĆ .

Il progetto ĆØ stato ideato da Paolo Lubrano, direttore generale dell’iniziativa, e sviluppato insieme al direttore artistico Francesco Cascino, al regista Luigi Pingitore e a un comitato scientifico presieduto da Pierpaolo Forte.

A supporto della visione di Pozzuoli si ĆØ mossa una rete istituzionale imponente che unisce eccellenze della ricerca e dello studio: le universitĆ  Federico II e L’Orientale, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), il CNR e il Parco Archeologico dei Campi Flegrei.

Pozzuoli: la terra che trema si candida a Capitale dell’Arte Contemporanea 2028

 

Da “Panorama 2025” a laboratorio permanente

La candidatura non nasce dal nulla, ma raccoglie e amplifica l’ereditĆ  di Panorama Pozzuoli, la grande mostra diffusa organizzata nel settembre del 2025 dal consorzio di gallerie Italics. Quell’evento ha dimostrato sul campo come i linguaggi del contemporaneo possano abitare e risignificare i complessi spazi storici della cittĆ .

Il piano per il 2028 punta a estendere questa esperienza a tutto il territorio urbano, creando un vero e proprio laboratorio a cielo aperto.
Il programma prevede interventi artistici mirati che collegheranno i siti monumentali e le aree più sensibili:

  • Il centro storico: Dal Rione Terra all’Anfiteatro Flavio, passando per il Macellum (il Tempio di Serapide), simbolo globale delle misurazioni del bradisismo.
  • La costa e il mare: Fino ai confini sommersi di Baia.
  • I Quartieri della ricostruzione: Un focus speciale sarĆ  dedicato agli insediamenti sorti dopo le grandi crisi bradisismiche degli anni Settanta ed Ottanta (come Toiano e Monterusciello). Gli artisti internazionali saranno chiamati a co-progettare opere insieme agli abitanti, trasformando l’ascolto delle comunitĆ  in patrimonio pubblico permanente.

 

Pozzuoli: la terra che trema si candida a Capitale dell’Arte Contemporanea 2028

 

L’orizzonte internazionale: il Patto delle CittĆ  Fragili

Pozzuoli punta a superare i confini locali per proporre un modello applicabile a livello globale.
All’interno del dossier ĆØ inclusa la proposta del Patto delle CittĆ  Fragili, un network internazionale tra comunitĆ  che condividono sfide ambientali, geologiche o sociali, dove l’art thinking, il pensiero artistico applicato alla risoluzione dei problemi complessi, diventa uno strumento chiave per immaginare nuove forme di convivenza e resilienza.

 

Pozzuoli, Capitale dell’Arte Contemporanea 2028: proclamazione entro il 30 ottobre

La partita per il titolo entra ora nella sua fase calda.
Il bando del MiC ha raccolto le candidature e la cittĆ  vincitrice sarĆ  proclamata ufficialmente entro il 30 ottobre, dopo le valutazioni della giuria ministeriale.

Tra la terra che si muove e il mare che osserva, Pozzuoli dimostra che la vera bellezza non ha paura di tremare.

Fonte foto italics.it

 

Pozzuoli: la terra che trema si candida a Capitale dell’Arte Contemporanea 2028



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I vini più pregiati della Campania romana

Introduzione e Origini della Viticoltura Romana

Il vino nell’antica Roma non era una semplice bevanda, ma un pilastro fondante dell’identitĆ  culturale, economica e religiosa.

Essi seppero trasformare la produzione vinicola in una vera e propria produzione su vasta scala, capace di muovere merci, assi e sesterzi.

Inizialmente, nella Roma arcaica, il vino era un bene di lusso strettamente regolamentato.
Con la nascita della ville rusiche, un esempio è la Villa del Torchio di Quarto, la coltivazione della vite divenne una delle attività agricole più redditizie, trasformando il paesaggio agrario.

 

Visita guidata gratuita alla Villa del Torchio di Quarto

Due volte al mese, il Gruppo archeologico dei Campi Flegrei APS organizza una visita guidata alla Villa del Torchio di Quarto.
La passeggiata archeologica, autorizzata dal Comune di Quarto e dal Parco Archeologico dei Campi Flegrei, ĆØ gratuita per tutti i visitatori.

Prossimo appuntamento: domenica 2 agosto ore 20,00.
Per prenotarti alla visita gratuita alla villa romana del torchio di Quarto di domenica 2 agosto ore 20,00 contattaci:i:

 

La Produzione e le Tipologie di Vino

I Romani possedevano tecniche di vinificazione sorprendentemente avanzate.
Dopo la vendemmia (deriva dal latino vindēmia, composto a sua volta da vinum (vino) e demere (togliere o raccogliere), l’uva veniva pigiata nei calcatoria e, poi, pressata con grandi torchi a vite o a leva.

Il mosto veniva fatto fermentare in grandi orci di terracotta interrati, chiamati dolia.

Il vino romano, tuttavia, era molto diverso da quello moderno.
Era denso, ad alta gradazione alcolica e spesso incline all’ossidazione.
Per questo motivo, veniva frequentemente miscelato con miele, spezie (come pepe e zafferano) e resine.

I vini più pregiati della Campania romana: cratere di Polignoto custodito nel Museo archeologico del Castello di Baia

Cratere di Polignoto custodito nel Museo archeologico del Castello di Baia.
La decorazione presente sul vaso attico a figure rosse, datato alla metĆ  del V sec. a.C., e proveniente dai ricchi corredi delle necropoli cumane, mette in scena il mondo di Dioniso e il potere del vino. (fonte pafleg.it)

 

Gli antichi vini più pregiati della Campania

Non tutti i vini erano uguali.
Esisteva una vera e propria gerarchia della qualitĆ :

Il Falerno: Prodotto al confine tra Lazio e Campania, era il vino più pregiato in assoluto, bianco, forte e capace di invecchiare per decenni.

Il Cecubo e il Massico: Altri vini campano-laziali celebrati per l’eccellenza.

Il Vino di Pompei: Prodotto sulle pendici del Vesuvio, era commercializzato in tutto l’Impero, sebbene non sempre di altissima qualitĆ .

I vini meno pregiati: Come il posca (acqua e aceto di vino), la bevanda quotidiana dei soldati e dei ceti più poveri.

 

Il Banchetto: Spazio Sociale e Ideologico

Il luogo d’elezione per il consumo del vino era il banchetto (convivium), che si svolgeva nel triclinium dell’abitazione.

Il consumo era regolato dal magister bibendi (o rex convivii), che estratto a sorte decideva le proporzioni della miscelazione tra acqua e vino (bere vino puro, merum, era considerato un costume barbarico) e stabiliva il numero di coppe che ogni commensale potesse bere.

 

Il Vino per la Vita e per la Morte: Rituali e Religione

Il vino legava indissolubilmente il mondo dei vivi a quello degli dei e dei defunti.

Il vino per la vita: Il culto di Libero e Bacco

Inizialmente associato a Liber Pater, divinitĆ  italica della fertilitĆ  e della viticoltura, il vino venne poi assimilato al culto di Bacco (il Dioniso greco).
I Bacchanalia, feste rituali incentrate sull’estasi mistica provocata dal vino, divennero cosƬ popolari e potenzialmente sovversivi che il Senato romano dovette proibirli drasticamente nel 186 a.C. con il celebre Senatusconsultum de Bacchanalibus.

Il vino per la morte: Il culto funerario

Nel contesto funerario, il vino era l’elemento di mediazione per eccellenza.
Durante i funerali e nei giorni di commemorazione (come i Parentalia), i Romani praticavano la libagione: il vino veniva versato direttamente sul terreno o all’interno di appositi tubi di terracotta collegati alle tombe, affinchĆ© il defunto potesse “bere”.

Il vino, simbolo di sangue e di vita rigenerata, leniva la sete dell’anima nell’Oltretomba e manteneva vivo il legame tra la famiglia e gli antenati.

 

Fonti Bibliografiche Antiche

La nostra conoscenza del vino romano si basa su un ricco corpus di fonti letterarie:

  1. Marco Porcio Catone (De Agri Cultura, II sec. a.C.): Offre una visione pragmatica della gestione della vigna e della produzione vinicola come business.
  2. Marco Terenzio Varrone (De Re Rustica, I sec. a.C.): Analizza l’evoluzione scientifica e razionale della viticoltura italica.
  3. Lucio Giunio Moderato Columella (De Re Rustica, I sec. d.C.): Rappresenta il culmine della trattatistica agraria romana, con capitoli dettagliatissimi sulla cura delle viti, l’innesto e la conservazione del vino.
  4. Plinio il Vecchio (Naturalis Historia, I sec. d.C.): Nel Libro XIV traccia una vera e propria “mappa dei vini” dell’Impero, catalogando i migliori vitigni, i territori d’eccellenza e i metodi di adulterazione.
  5. Orazio e Marziale: Nelle loro opere poetiche e satiriche, descrivono vividamente l’atmosfera dei banchetti, l’ebbrezza, la ricerca del Falerno d’annata e le ipocrisie sociali legate al servizio del vino.
  6. Petronio Arbitro (Satyricon, I sec. d.C.): Nella celebre Cena di Trimalcione, il vino (tra cui l’esagerato “Falerno Opimiano di cento anni”) diventa lo strumento ostentativo della ricchezza volgare del liberto arricchito.

 

Statua di Dioniso con pantera, proveniente dal ninfeo sommerso della Villa dell'Imperatore Caudio a Baia, custodita nel Museo archeologico del Castello di Baia

Statua di Dioniso con pantera, proveniente dal ninfeo sommerso della Villa dell’Imperatore Caudio a Baia, custodita nel Museo archeologico del Castello di Baia.

 

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Le foto della Solfatara: i Campi Flegrei, i Campi Ardenti [FOTO DRONE]

Le foto della Solfatara dal drone: per comprendere i Campi Flegrei

Osservare dall’alto la Solfatara di Pozzuoli chiarisce al meglio l’origine del termine “Campi Flegrei”.

Difatti, i Campi Flegrei devono il loro nome al greco phlegraios, ā€˜ardente’: una definizione che racconta perfettamente l’anima di questa terra, sospesa tra fuoco, storia, meraviglia e una Natura rigogliosa.

Oggi la Solfatara non ĆØ visitabile.
Ma con le nostre visite guidate personalizzate a Pozzuoli organizzate per le specifiche esigenze dei partecipanti, raggiungiamo un punto panoramico per ammirare il fascino di questo lembo di terra, proprio nel cuore dei Campi Flegrei.

CosƬ in una calda mattinata di inizio luglio, il drone decolla pronto a catturare qualche scatto da condividere con chi ama il nostro territorio.
E nonostante l’abitudine a questo spettacolo, le foto della Solfatara dall’alto mostrano un paesaggio capace di non lasciare indifferenti.
Le fumarole ricordano la potenza di questo cratere vulcanico, tra i simboli più riconoscibili dell’area flegrea.

 

Le foto della Solfatara dal drone: i Campi Flegrei, i Campi Ardenti

 

A Pozzuoli, dall’Anfiteatro Flavio al Rione Terra

Osservare la Solfatara ĆØ uno stimolo per visitare gli altri punti di interesse di Puteoli:

Visitare Pozzuoli significa scoprire un percorso completo che unisce natura, archeologia e panorami indimenticabili.

 

Le foto della Solfatara dal drone

Ringraziamo il socio Mario Monfrecola per le foto dal drone.



Puntata di Linea Verde sui Campi Flegrei: come vederla

“L’energia dei Campi Flegrei”: la puntata di Linea Verde sui Campi Flegrei

Domenica 28 giugno 2026 alle ore 12,20 ĆØ andata in onda la puntata di Linea Verde sui Campi Flegrei dal suggestivo titolo “L’energia dei Campi Flegrei”.
Una trasmissione che ci coinvolge particolarmente perchƩ molti dei luoghi mostrati fanno parte degli itinerari proposti dalla nostra associazione.

Quante volte siamo stati al Rione Terra di Pozzuoli o in visita al Parco Archeologico di Cuma?
Dunque, ĆØ un’emozione speciale rivedere su Rai1 le immagini di quei siti a noi tanto cari!
Lo stesso vale per le meraviglie del Parco Archeologico di Cuma e il leggendario Antro della Sibilla raccontati dal direttore Fabio Pagano.

Una nota di merito ai due simpatici conduttori Margherita Granbassi e Nicola ā€œTintoā€ Prudente: con la loro simpatia e leggerezza mostrano all’intera Italia le bellezze archeologiche e gastronomiche del nostro amato territorio.

 

Puntata di Linea Verde sui Campi Flegrei su Rai1, domenica 28 giugno 2026

 

I dati di ascolto

La puntata di Linea Verde sui Campi Flegrei di domenica 28 giugno ha registrato oltre 2.625.000 telespettatori, registrando uno share del 23,9%.

Un risultato straordinario a dimostrazione del fascino intramontabile dei Campi Flegrei.

 

Come visitare i Campi Flegrei

Se la trasmissione di Rai1 ha stuzzicato la curiositĆ  di tanti spettatori, ĆØ il momento di visitarli di persona.
E allora, affidatevi al Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS che, da anni, organizza visite guidate nei Campi Flegrei per privati, gruppi, associazioni, scuole.

Contattateci ai nostri numeri e insieme struttureremo il miglior percorso di visita personalizzato:

 

Come vedere la puntata di Linea Verde sui Campi Flegrei di domenica 28 giugno

La puntata trasmessa su Rai1 domenica 28 giugno dal titolo “L’energia dei Campi Flegrei” ĆØ disponibile su RaiPlay.

Clicca e accedi a RaiPlay per vedere le puntate di Linea Verde Estate


Se non si riesce ad accedere tramite il suddetto link diretto, ecco come trovare la puntata desiderata:

  • accedere a RaiPlay, effettuare login (o registrazione)
  • dal menù, selezionare “Catalogo” e poi “Programmi”
  • cercare “Linea Verde Estate”
  • tra le puntate del 2026 disponibili, cliccare su “L’energia dei Campi Flegrei” del 28 giugno

Vi aspettiamo nei Campi Flegrei, nel mentre … buona visione!



“Pecunia non olet”: quando anche l’urina faceva girare l’economia!

“Pecunia non olet”: come nasce il celebre motto

“Pecunia non olet“. Il denaro non puzza o più comunemente detto “i soldi non hanno odore”.

ƈ una delle frasi latine più celebri di sempre e nasce da una storia che dimostra quanto i Romani sapessero trasformare qualsiasi risorsa… in denaro.

L’imperatore Vespasiano (69-79 d.C.), impegnato a risanare le finanze dell’Impero, dopo la guerra civile del 69 d.C., reintrodusse una tassa sull’urina (vectigal urinae), un’imposta che colpiva il commercio dell’urina raccolta nelle latrine pubbliche e private.

La vectigal urinae fu un’imposta romana applicata sulla compravendita dell’urina raccolta nei bagni pubblici e presso gli edifici privati, originariamente istituita da Nerone, abolita e poi ripristinata da Vespasiano intorno al 70 d.C.
L’urina era una risorsa commerciale preziosa e non uno scarto, poichĆ© conteneva ammoniaca ed era ampiamente utilizzata nell’industria tessile per lavare e sbiancare la lana, nonchĆ© dai conciatori per il trattamento delle pelli.

Non era una tassa “usufruire dei servizi igienici”, come spesso si racconta, ma un’imposta pagata da chi acquistava l’urina, una materia prima molto richiesta da conciatori (coriarii) e da lavandai (fullones).
L’ammoniaca naturale presente nell’urina fungeva da potente detergente e sgrassante, rendendo la materia prima estremamente redditizia per l’economia di Roma.

Secondo Svetonio, il figlio ed erede Tito trovava quella tassa indecorosa.
Vespasiano, allora, prese una moneta proveniente da quell’imposta, gliela mise sotto il naso e gli chiese:

«Odora forse?»

Alla risposta negativa del figlio, concluse:

“Atqui e lotio est.” (“Eppure proviene dall’urina.”)

Da quell’episodio nacque il celebre motto:

Pecunia non olet — Il denaro non puzza, o più comunemente detto “I soldi non hanno odore!”

Pecunia non olet: le latrine pubbliche (immagine generata dall'AI)

 

Ma allora perchĆ© si chiamano “vespasiani”?

Molti pensano che Vespasiano abbia inventato i bagni pubblici. In realtĆ  ĆØ un equivoco.

Le latrine pubbliche esistevano giĆ  da almeno due secoli, dalla Roma repubblicana e in tutte le principali cittĆ  dell’Impero.
L’imperatore si limitò a tassare il commercio dell’urina che vi veniva raccolta.

Il nome “vespasiani”, attribuito agli orinatoi pubblici tra Ottocento e Novecento (soprattutto in Francia e poi in Italia), nacque proprio come ironico ricordo dell’imperatore e della sua famosa tassa.
Non esiste una legge romana che istituƬ i “vespasiani”, infatti il termine ĆØ molto più recente.

 

A Puteoli… le latrine erano dentro il Macellum!

Anche Puteoli, uno dei principali porti commerciali del Mediterraneo, in etĆ  romana, possedeva servizi igienici all’avanguardia.

Nel Macellum di Pozzuoli, conosciuto impropriamente come Tempio di Serapide, gli archeologi hanno individuato due latrine pubbliche, sistemate a destra e a sinistra del lato settentrionale del Macellum.

Una posizione strategica per mercanti, marinai, clienti e cittadini che potevano usufruire dei servizi igienici senza allontanarsi dall’area commerciale.

I sedili erano disposti l’uno accanto all’altro, senza separazioni.
Sotto di essi scorreva continuamente acqua corrente che convogliava i rifiuti nella rete fognaria, mentre davanti ai piedi correva un secondo canaletto destinato al risciacquo della tersorium, la celebre spugna fissata a un bastoncino che faceva le veci della carta igienica.

Le latrine erano persino luoghi di incontro, infatti si discuteva di commerci, di politica, di affari e delle novitĆ  del giorno!

Pecunia non olet: i soldi non hanno odoro - le latrine pubbliche al Macellum di Pozzuoli

 

Un esempio di economia circolare… di duemila anni fa

L’urina raccolta nelle latrine non veniva buttata via.
Grazie al suo contenuto di ammoniaca era preziosa per le fullonicae, le lavanderie romane che la utilizzavano per sgrassare e sbiancare i tessuti, e per le concerie impegnate nella lavorazione delle pelli.

Quella che oggi consideriamo un rifiuto era una vera materia prima, tanto preziosa da essere tassata dallo Stato.

E allora, la prossima volta che osserverete il Macellum di Pozzuoli fermatevi davanti alle sue antiche latrine.

Vi troverete davanti non solo a un esempio straordinario dell’ingegneria romana ma anche al luogo ideale per ricordare che una delle frasi più famose della storia ĆØ nata… grazie a una tassa sulla pipƬ.


Fonti

  • Svetonio, De Vita Caesarum – Divus Vespasianus, 23.
  • Cassio Dione, Historia Romana, Libro LXV.
  • Parco Archeologico dei Campi Flegrei.
  • Lawrence Keppie, The Making of the Roman Army.
  • Barry Hobson, Latrinae et Foricae. Toilets in the Roman World (1999).



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