Eventi Estate 2026 a Napoli, nei Campi Flegrei e Pompei: le nostre visite guidate

Cosa fare a Napoli a Ferragosto: eventi e visite guidate

Cosa fare a Napoli a Ferragosto?
Se cerchi un modo originale per vivere l’estate tra cultura, storia e archeologia, il Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS propone un ricco calendario di eventi e visite guidate tra Napoli, i Campi Flegrei e Pompei.

Agosto 2026 si apre con un ricco calendario di appuntamenti dedicati alla storia, ai miti e alle meraviglie archeologiche della Campania.

Dal centro storico di Napoli al tramonto all’Antro della Sibilla a Cuma, dai luoghi legati a Virgilio e Giacomo Leopardi al Lago d’Averno tra archeologia e vino, fino al suggestivo Castello di Baia di sera, sarĆ  possibile partecipare a visite guidate, passeggiate culturali e itinerari alla scoperta di luoghi ricchi di storia e fascino.

Se ti stai chiedendo cosa fare a Napoli a Ferragosto e nei giorni successivi, il nostro calendario propone appuntamenti pensati per conoscere e vivere il patrimonio archeologico e culturale della Campania in modo originale.

Un’estate da vivere tra Napoli, Campi Flegrei e Pompei, accompagnati dalla passione e dalla competenza del Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS.

 

Cosa fare a Napoli a Ferragosto? Ecco le proposte del Gruppo Archeologico Campi Flegrei

 

Scopri cosa fare a Napoli a Ferragosto

Scopri gli appuntamenti in programma, scegli l’evento che ti interessa e aggiungilo al tuo calendario per non perdere la data.
Poi contattaci e prenota subito il tuo posto!

Eventi Estate 2026: il calendario degli appuntamenti

Che tu sia alla ricerca di cosa fare a Napoli a Ferragosto, di una visita guidata serale o di un’esperienza culturale nei dintorni della cittĆ , consulta il nostro calendario e scegli il prossimo appuntamento.

Vivi l’estate con il Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS!

 

VENERDÌ 14 AGOSTO
Napoli al Tramonto
šŸ•– Ore 19:00 – 22:00
Tour guidato del centro storico antico sotto la luce serale.
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DOMENICA 16 AGOSTO
Cuma e l’Antro della Sibilla a Ferragosto
šŸ•– Ore 19:00 – 22:00
Visita speciale al leggendario antro e al parco archeologico.
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SABATO 22 AGOSTO
šŸ•™ Ore 10:00
Mergellina nel Mito
Tomba di Virgilio, Giacomo Leopardi e l’antica Crypta Neapolitana.
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VENERDÌ 28 AGOSTO
Lago d’Averno: Archeologia e Vino
šŸ· Ore 19:30
Giro del lago tra miti legati ai mondi sotterranei e degustazione nei Campi Flegrei.
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SABATO 29 AGOSTO
šŸ•¢ Ore 19:30
Il Castello di Baia di Sera
Suggestiva passeggiata notturna nella fortezza Aragonese.
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GIOVEDÌ 3 SETTEMBRE
šŸ•™ Ore 10:00
Visita al MANN
Visita al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
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DOMENICA 6 SETTEMBRE
šŸ•™ Ore 10:00
Baia Sommersa e Terme di Baia
Grand Tour tra archeologia subacquea e terme romane.
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Come prenotare la tua visita guidata

Per informazioni e prenotazioni, contattaci ai seguenti canali:

Aggiungi in calendario la data (se preferisci una data personalizzata, contattaci) e goditi la tua visita guidata!

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La statua di Serapide al MANN (e l’errata denominazione del Macellum di Pozzuoli) [FOTO]

La statua di Serapide al MANN

Visitiamo il MANN, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, con un obiettivo preciso: fotografare la statua del dio Serapide.
La foto Ć© un ottimo pretesto per chiarire l’equivoco sul perchĆ© il Macellum di Pozzuoli viene (erroneamente) indicato come “Tempio di Serapide”.

La statua di Serapide del MANN ĆØ unaĀ marmorea scultura, databile tra la fine del II e l’inizio del III secolo d.C., proveniente dal Macellum (cosiddetto Tempio di Serapide) di Pozzuoli.
Il dio ĆØ raffigurato seduto in trono, con l’aspetto severo e barbuto, la cui iconografia fonde i tratti di Zeus e di Ade.​
Indossa una lunga tunica, un mantello e sulla testa porta il tipico ā€œmodioā€, ovvero un copricapo cilindrico legato al simbolismo del grano e dell’oltretomba.

Accanto al trono compare Cerbero, il cane infernale, che sottolinea il ruolo di Serapide come signore del mondo dei morti e giudice delle anime.

La statua di Serapide al MANN

 

La statua di Serapide al MANN: la descrizione presente al museo

Il Macellum (mercato alimentare) di Puteoli, detto Tempio di Serapide dal ritrovamento di una statua della divinitĆ , sin dal Settecento ha attirato l’attenzione di studiosi e viaggiatori sia per la ricchezza dell’arredo marmoreo sia per i visibili effetti del bradisismo.

Macellum, detto (erroneamente) Tempio di Serapide

Un’ampia corte porticata circondata da botteghe distribuite in parte su due livelli, ospitava il mercato alimentare della cittĆ .
Secondo gli studi più recenti, il monumento fu edificato tra il I e il II secolo d.C., prendendo il posto di un precedente mercato noto solo dalle fonti già dal II secolo a.C.

All’inizio del III secolo, negli anni tra Settimio Severo e Alessandro Severo, furono aggiunte un’ampia esedra sul muro di fondo, preceduta da un portico con quattro colossali colonne in marmo cipollino, che reggevano un frontone triangolare in marmo dell’Asia Minore, e una tholos: un basamento circolare sormontato da un giro di colonne di marmo colorato provenienti dall’antica Teos in Asia Minore, destinata a monumentalizzare una fontana e alcune vasche, utilizzate forse per la pulizia e la vendita di pesce e frutti di mare.

Il monumento, noto fin dal Settecento con il nome di “Vigna delle tre colonne”, fu oggetto di ricerche non solo archeologiche.
La sua particolare posizione e la presenza nel sottosuolo di sorgenti, ne hanno fatto nei secoli un singolare indicatore per lo studio del bradisismo.
L’abbassamento e l’innalzamento del suolo costiero allagano periodicamente le strutture del Macellum.
L’acqua e i molluschi litodomi (datteri di mare) nei secoli vi hanno lasciato segni e tracce, che hanno rappresentato una fonte primaria per lo studio del fenomeno e del suo sviluppo nel corso dei secoli. Il primo scienziato a parlare di bradisismo fu Charles Lyell, geologo scozzese dell’Ottocento, seppellito a Londra nella Cattedrale di Whesminster.

L’errata denominazione

Il ricco corredo scultoreo del monumento doveva adornare soprattutto l’esedra del lato di fondo, verosimilmente dedicata ad attivitĆ  di culto con lo scopo di proteggere i commerci.
Di fronte alle colonne, su basamenti iscritti, erano statue della famiglia imperiale dei Severi, mentre nelle nicchie dell’abside dovevano trovare posto sia il gruppo di Oreste ed Elettra sia la statua del dio Serapide in trono, qui esposta.

Proprio il rinvenimento di quest’ultima scultura, insieme alla notizia – ricavata da famose iscrizioni – dell’esistenza di un tempio dedicato alle divinitĆ  egizie sulla ripa, ha generato l’erronea identificazione di questo monumento con il Tempio di Serapide. La statua del dio Serapide, che si trova al Museo dei Campi Flegrei nel Castello di Baia nella sezione Puteoli, ĆØ una copia della scultura qui in foto.

 

La statua di Serapide al MANN

 

Uno zoom su Cerbero, il cane infernale

Nella statua di Serapide al MANN, Cerbero ĆØ raffigurato come un cane mostruoso tricefalo, strettamente legato alla funzione ā€œinfernaleā€ di Serapide giudice dei morti.

ƈ posto a lato del trono del dio, verso la mano che Serapide tende in avanti: il gesto richiama l’idea del signore degli inferi che domina e tiene a bada il guardiano dell’Ade.

Le tre teste alludono al controllo sui tre ā€œambitiā€ del regno dei morti (ingresso, interno e uscita) e alla vigilanza assoluta: mitologicamente Cerbero impedisce ai vivi di entrare e ai morti di fuggire.​

Nella tradizione figurativa simile (Serapide con Cerbero della Galleria Borghese) il corpo del cane ĆØ spesso avvolto da una coda-serpente: il dettaglio sottolinea ancora di più il carattere ctonio, velenoso e minaccioso dell’animale.

 

Cerbero, il cane infernale ai piedi di Serapide

 

Webgrafia

Macellum / Tempio di Serapide, Parco Archeologico Campi Flegrei

 

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La lucerna d’oro di Pompei. Un dono di Nerone al Tempio di Venere? [FOTO]

La lucerna d’oro di Pompei (I secolo d.C.) esposta al MANN

La lucerna d’oro di Pompei, oggi conservata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN), ĆØ uno dei reperti più straordinari provenienti dall’area del Tempio di Venere, la divinitĆ  tutelare della colonia romana.

Databile al I secolo d.C., la lucerna ĆØ realizzata in oro massiccio.
Presenta bilicne, a due beccucci per gli stoppini e una decorazione a motivi vegetali.

Il peso, pari a circa 900 grammi, rende evidente come non si trattasse di un oggetto destinato all’uso quotidiano ma di un manufatto di carattere votivo e cerimoniale, concepito per un contesto sacro di altissimo livello.

 

La lucerna d’oro di Pompei esposta al MANN, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli

 

Un dono imperiale attribuito a Nerone per Venere

Per il luogo di rinvenimento, la cronologia e l’eccezionalitĆ  del materiale, la lucerna d’oro di Pompei ĆØ generalmente interpretata come un’offerta imperiale.

In ambito divulgativo e storiografico essa ĆØ tradizionalmente attribuita all’imperatore Nerone.
La politica culturale e religiosa di Nerone mostrò una particolare attenzione per il culto di Venere.
Va tuttavia precisato che l’attribuzione a Nerone non ĆØ sostenuta da iscrizioni o fonti dirette ma rappresenta un’ipotesi consolidata, basata su elementi di contesto storico e simbolico.

La lucerna costituisce, dunque, una testimonianza preziosa non solo dell’oreficeria romana di etĆ  imperiale ma anche del rapporto tra potere politico, religione e rappresentazione simbolica nella Pompei del I secolo d.C.

Un imperdibile gioiello d’arte romana da vedere assolutamente alla prosima visita al MANN!

 

La lucerna d’oro di Pompei esposta al MANN: un dono imperiale attribuito a Nerone per Venere

 

La lucerna d’oro di Pompei: didascalia e storia presente al MANN

Per completezza di informazione, riportiamo i contenuti dei cartelli presenti al MANN relativi al Tempio di Venere e alla lucerna d’oro.

La lucerna d’oro di Pompei: la didascalia presente al MANN

 

Il tempio di Venere e il dono di Nerone

Nel 1863, durante gli scavi del tempio, fu rinvenuta un’eccezionale lucerna d’oro, unica nel suo genere, datata nel I secolo d.C.
La sua presenza all’interno dell’edificio ĆØ collegata presumibilmente a un dono offerto alla dea da parte di esponenti di rango elevato.
Un’iscrizione graffita nella Casa di Giulio Polibio (IX, 13,3) recita “Munera Poppaea misit Veneri sanctissimae berullum helencumque, unio mixtus erat”. Non era, infatti, difficile che Persone Appartenenti alla cerchia Imperiale facessero delle offerte.
Il santuario ospitava giĆ  molte dediche di famiglie eminenti della cittĆ  ed ĆØ presumibile che l’offerta di oreficerie, legate alla dea, sancisse un momento importante del restauro del tempio, danneggiato dal cataclisma.


Webgrafia

La lucerna d’oro di Pompei. Un dono di Nerone a Venere pompeiana, di S. De Caro

La lucerna di Nerone, la favolosa Villa di Oplontis e le meraviglie ancora celate sotto i lapilli, Linkiesta.it. Alberto Angela e la lucerna d’oro di Pompei

The Ancient Graffiti Project

Ringraziamo il nostro socio Mario Monfrecola per le foto


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