Tempio di Venere di Baia: la cupola perduta vista dal drone [FOTO]

Dall’alto, la pianta ottagonale del tempio di Venere (Baia)

Il Tempio di Venere Baia è uno dei monumenti più riconoscibili dei Campi Flegrei.
Osservato da terra appare come una grande rovina romana, stretta oggi tra la strada moderna, le abitazioni e il porto.

Le fotografie dal drone permettono però di coglierne la geometria complessiva, il rapporto con il paesaggio contemporaneo e soprattutto le strutture che un tempo sostenevano la grande cupola perduta.

Dall’alto il monumento non appare più come un semplice rudere isolato: emerge la complessitĆ  di un edificio romano progettato intorno a una vasta sala circolare, racchiusa in un possente perimetro ottagonale.
Un’architettura costruita per impressionare, per accogliere acqua termale e luce e per sostenere una copertura monumentale.

 

Tempio di Venere di Baia visto dal drone: la forma ottoganale della struttura

 

Il Tempio di Venere di Baia non era un tempio

Il nome ā€œTempio di Venere Baiaā€ ĆØ legato alla tradizione, ma non corrisponde alla funzione originaria del monumento.
Le strutture di Baia note come Tempio di Venere, Tempio di Diana e Tempio di Mercurio non erano edifici religiosi, ma erano parte del vasto sistema delle terme romane dell’amana Baia.

L’edificio chiamato Tempio di Venere doveva appartenere a un grande complesso termale sviluppato lungo la costa.
La sua sala principale ĆØ generalmente interpretata come un ambiente legato all’acqua, forse una grande piscina monumentale o natatio.

ƈ quindi più corretto definirlo cosiddetto Tempio di Venere: una denominazione antica e ormai entrata nell’uso, ma che non deve farci immaginare automaticamente un santuario dedicato alla dea.

 

Tempio di Venere di Baia visto dal drone

 

L’ottagono, il cerchio e la cupola perduta

Le fotografie dal drone aiutano a capire che non siamo davanti a un semplice edificio isolato, ma a una struttura progettata per sostenere una grande copertura e creare uno spazio termale monumentale.

La sala interna del Tempio di Venere Baia aveva una pianta circolare di oltre 25 metri di diametro, mentre il volume esterno era impostato su un ottagono.

Questa doppia geometria aveva una funzione precisa: il cerchio definiva uno spazio interno ampio e unitario, mentre l’ottagono organizzava le murature portanti e aiutava a distribuire le spinte della copertura.

La grande sala era probabilmente coperta da una volta a spicchi, spesso descritta come una cupola ā€œa ombrelloā€.
La copertura, oggi scomparsa, doveva essere formata da settori curvi che salivano dalle robuste murature perimetrali verso la sommitĆ  dell’edificio.

Dalle immagini aeree si osservano proprio le strutture che ne consentivano il sostegno: gli alti muri, gli archi, le aperture e gli attacchi della volta.
La cupola non si ĆØ conservata, ma la sua presenza ĆØ ancora scritta nella forma della rovina.

 

Le terme di Baia viste dal drone (in volo sul tempio di Venere a Baia)

 

Luce, acqua e architettura romana

Il Tempio di Venere Baia faceva probabilmente parte di un complesso termale e la grande sala potrebbe aver ospitato una piscina monumentale.

Le aperture nelle pareti non alleggerivano soltanto la muratura: contribuivano anche a illuminare l’ambiente. In origine, luce e acqua dovevano trasformare questa grande sala in uno spazio scenografico, pensato per sorprendere chi frequentava le terme di Baia.

Anche la gestione dell’acqua piovana era attentamente studiata.
Interventi di manutenzione hanno documentato sistemi romani di canalizzazione destinati a proteggere la copertura e le strutture in tufo dalle infiltrazioni.

 

Il Tempio di Venere di Baia visto dal drone

Oggi il Tempio di Venere di Baia ĆØ circondato dalla cittĆ  moderna, ma conserva ancora l’imponenza di una delle grandi architetture della Baia romana.

Le fotografie dal drone aiutano a restituire ciò che il tempo ha cancellato: non solo la geometria dell’edificio, ma anche l’idea della cupola perduta e dello spazio monumentale che essa doveva coprire.

La cupola non esiste più, ma vive ancora nella robustezza delle murature, nell’ordine degli archi e nel disegno ottagonale che, dall’alto, rende questo monumento uno dei più affascinanti dei Campi Flegrei.

 

Bibliografia

Parco Archeologico dei Campi Flegrei, Tempio di Venere.

Parco Archeologico dei Campi Flegrei, Parco archeologico delle Terme di Baia.

Italia.it, Tempio di Venere, Bacoli.

Metodi di dimensionamento e schemi geometrici nell’architettura del cosiddetto Tempio di Venere a Baia, in Disegno. Rivista semestrale della Unione Italiana per il Disegno.

SPLASCH – UniversitĆ  degli Studi di Napoli Federico II, Settore di Venere.

Fotografie aeree e riprese dal drone: Mario Monfrecola, per il Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS.



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Le foto della Solfatara: i Campi Flegrei, i Campi Ardenti [FOTO DRONE]

Le foto della Solfatara dal drone: per comprendere i Campi Flegrei

Osservare dall’alto la Solfatara di Pozzuoli chiarisce al meglio l’origine del termine “Campi Flegrei”.

Difatti, i Campi Flegrei devono il loro nome al greco phlegraios, ā€˜ardente’: una definizione che racconta perfettamente l’anima di questa terra, sospesa tra fuoco, storia, meraviglia e una Natura rigogliosa.

Oggi la Solfatara non ĆØ visitabile.
Ma con le nostre visite guidate personalizzate a Pozzuoli organizzate per le specifiche esigenze dei partecipanti, raggiungiamo un punto panoramico per ammirare il fascino di questo lembo di terra, proprio nel cuore dei Campi Flegrei.

CosƬ in una calda mattinata di inizio luglio, il drone decolla pronto a catturare qualche scatto da condividere con chi ama il nostro territorio.
E nonostante l’abitudine a questo spettacolo, le foto della Solfatara dall’alto mostrano un paesaggio capace di non lasciare indifferenti.
Le fumarole ricordano la potenza di questo cratere vulcanico, tra i simboli più riconoscibili dell’area flegrea.

 

Le foto della Solfatara dal drone: i Campi Flegrei, i Campi Ardenti

 

A Pozzuoli, dall’Anfiteatro Flavio al Rione Terra

Osservare la Solfatara ĆØ uno stimolo per visitare gli altri punti di interesse di Puteoli:

Visitare Pozzuoli significa scoprire un percorso completo che unisce natura, archeologia e panorami indimenticabili.

 

Le foto della Solfatara dal drone

Ringraziamo il socio Mario Monfrecola per le foto dal drone.



Le foto del Parco Archeologico di Liternum (dal drone)

Liternum, la colonia romana che ospitò Scipione l’Africano

Liternum era una colonia marittima romana, gemella di Puteoli, legata alla costa flegrea e alla via Domitiana, importante nodo di scambi tra Roma, Puteoli e il Tirreno.
Il sito sorge nei pressi del lago Patria, habitat di numerose specie di uccelli e luogo ideale per passeggiate naturalistiche.

Da un punto di vista storico, Liternum ĆØ famosa soprattutto perchĆ© fu il luogo dell’esilio volontario e della morte di Publio Cornelio Scipione detto l’Africano, il generale che sconfisse Annibale a Zama.

Dunque, ĆØ proprio la visione aerea a restituire con maggiore chiarezza la struttura dell’antica cittĆ , sinora scavata.
E difatti, nelle foto del Parco Archeologico di Liternum dal drone emergono con chiarezza i diversi punti di interesse del sito, riportato alla luce dagli scavi condotti dal’archeologo Amedeo Maiuri, avvenuti tra il 1932 e il 1937.

Dall’alto Ć© possibile riconoscere:

  • il Capitolium
  • il foro
  • i resti della Basilica
  • il piccolo teatro “Odeion”
  • tratti della via Domitiana.

Grazie alle immagini dal drone ĆØ possibile leggere meglio l’organizzazione dell’area archeologica, cogliere il legame tra i resti antichi e il contesto naturale circostante, in attesa che il sito archeologico venga riaperto al pubblico.

Per approfondire le singole sezioni, si rimanda alla pagina dedicata sul sito del Parco Archeologico di Liternum.

Le foto del Parco Archeologico di Liternum dal drone

 

Le foto del Parco Archeologico di Liternum dal drone

Quindi, oltre ai resti storici, le foto dall’alto restituiscono il panorama sempre affascinante dei Campi Flegrei.
Con l’orizzonte infinito e il lago Patria che, con la sua superficie calma, si apre verso il mare circostante.
E il paesaggio contribuisce a dare al sito una dimensione ampia, suggestiva e senza tempo.

Ringraziamo il nostro socio Mario Monfrecola per gli scatti dal drone.

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Le foto del sacello degli Augustali e di Capo Miseno [IMMAGINI DRONE]

Il Sacello degli Augustali a Miseno, Bacoli

Il Sacello degli Augustali si trova a Miseno, nel territorio di Bacoli.
ƈ un piccolo tempio romano dedicato all’imperatore Augusto dove operava il collegio degli Augustali, i sacerdoti del culto imperiale.

Il complesso nasce in etĆ  giulio‑claudia e viene rinnovato in etĆ  antonina e oggi ĆØ in parte sommerso dalle acque per effetto del bradisismo flegreo.

Struttura del tempio: statue e reperti

Il monumento ĆØ vicino al teatro romano di Miseno ed ĆØ formato da tre ambienti affiancati.
Sono in parte scavati nel tufo e in parte costruiti in muratura.

L’ambiente centrale ĆØ il vero sacello: si eleva su un podio ed ĆØ preceduto da una scalinata in marmo.
Davanti al tempio si trova l’altare per i sacrifici.

Lo scavo del sacello avviene alla fine degli anni Sessanta del Novecento.
In quest’area emergono statue degli imperatori Vespasiano, Tito e Nerva.
Vengono trovate anche statue di divinitĆ  come Apollo, Venere e Asclepio.

I reperti si conservano oggi nel Museo Archeologico dei Campi Flegrei, nel Castello di Baia.

 

Foto del sacello degli Augustali a Miseno (Bacoli)

 

Il sacello degli Augustali e il bradisismo

Il Sacello degli Augustali oggi ĆØ in parte sommerso dall’acqua.
ƈ il risultato del bradisismo, il lento movimento del suolo tipico dei Campi Flegrei.

In duemila anni l’area di Miseno si ĆØ abbassata di alcuni metri rispetto al livello del mare.
Per questo il pavimento del tempio ĆØ ora sotto il livello dell’acqua e si ĆØ formato uno specchio d’acqua permanente (dove vive una piccola colonia di oche).

Il sacello diventa cosƬ un indicatore visibile dei movimenti del suolo insieme ad altri monumenti flegrei come il Macellum di Pozzuoli.
LeĀ foto del sacello degli AugustaliĀ mostrano bene questo legame tra archeologia, mare e vulcanismo attivo.

 

Foto del sacello degli Augustali e di Capo Miseno

Le foto del sacello degli Augustali mostrano il rapporto tra il tempio e il mare.
Le immagini dal drone evidenziano la vasca d’acqua che invade il pavimento antico.
Si vede anche la rupe di tufo che fa da sfondo al complesso.

Da apprezzare anche il paesaggio visto dall’alto: da Punta Pennata al promontorio di Capo Miseno, la spiaggia di Miliscola e la stessa Baia (grazie al nostro socio Mario Monfrecola per le foto).

Bibliografia

P. Miniero (a cura di), Il Sacello degli Augustali di Miseno, Electa Napoli, 2000.

Parco Archeologico dei Campi Flegrei, scheda ā€œSacello degli Augustali – Misenoā€,

Dipartimento della Protezione Civile, Il bradisismo ai Campi Flegrei.

S. Buonaguro, Il Sacello degli Augustali di Miseno: un pavimento sommerso, in studi sul paesaggio costiero flegreo.


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Guided tour Flavian Amphitheater Pozzuoli

Guided Tour to the Flavian Amphitheater of Pozzuoli: details

TThe Guided tour Flavian Amphitheater Pozzuoli organized by Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS, invites you to explore Italy’s third-largest Roman amphitheater—seating 40,000 spectators, surpassed only by Rome’s Colosseum and Capua’s arena.

Constructed during the Flavian dynasty (69-96 AD), this architectural masterpiece became Pozzuoli’s entertainment epicenter, hosting gladiatorial contests and venationes (beast hunts).
Located in the restless Phlegraean Fields, the amphitheater survived volcanic activity and earthquakes, preserving its elliptical structure remarkably intact.

During the Guided tour Flavian Amphitheater Pozzuoli, you’ll walk the arena floor where gladiators faced wild beasts, climb preserved seating tiers offering panoramic views, and descend into underground passages revealing the hypogeum’s engineering genius.

Here, massive wooden elevators—operated by slave labor—lifted lions, bears, and elephants through trapdoors for surprise attacks. Our expert guides explain how these mechanisms created dramatic spectacle moments.

The tour connects this monument to Pozzuoli’s Roman port prosperity and the Campi Flegrei’s volcanic geology.

Exclusive aerial drone photos capture the site’s grandeur from above.

 

Aerial drone view Flavian Amphitheater Pozzuoli


How to book your visit at Pozzuoli

Booking: contact us via phone number, chat whatsapp or email (or use the contact form)

Don’t miss this unique opportunity to explore Roman Pozzuoli with passionate local archaeologists.
Perfect for history lovers and families!

 

Aerial drone view Flavian Amphitheater Pozzuoli

 

The photo gallery from the drone

We’re sharing the spectacular drone footage of the Flavian Amphitheater Pozzuoli.
We look forward to welcoming you for a unique and personalized guided tour!

On tour in Pozzuoli

Once you arrive in Imperial Puteoli, you can expand your itinerary and discover various points of interest.
For example, on a guided tour of the Flavian Amphitheater in Pozzuoli some time ago, we visited nearby Villa Avellino to complete our walk through history and unforgettable views.

Here are some shots to remember and revisit.


Read the Italian version



Visita guidata all’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli: scopri lo splendore del grande anfiteatro romano dall’alto e dal vivo [FOTO DRONE]

Visita guidata all’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli: i dettagli

Vivi un’esperienza unica con la nostra visita guidata all’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli, uno dei monumenti romani più imponenti d’Italia.
Situato nel cuore dei Campi Flegrei, questo straordinario anfiteatro — terzo per grandezza in Italia, dopo il Colosseo e l’anfiteatro di Capua (attuale SMCV) — racconta secoli di storia, architettura e spettacoli gladiatori.

Durante la visita ti accompagneremo alla scoperta delle gallerie sotterranee perfettamente conservate, dei passaggi che collegavano l’arena ai locali dei gladiatori e delle splendide prospettive panoramiche che solo questo sito sa offrire.

Per mostrare la bellezza (e del panorama circostante), condividiamo le foto spettacolari scattate con il drone.
Immagini che mostrano l’anfiteatro come non l’hai mai visto: dall’alto, immerso nel paesaggio flegreo, tra Pozzuoli, il Rione Terra e il mare.

 

 

Vuoi arricchire l’esperienza?

Se lo desideri, potrai scegliere di aggiungere al tour:

šŸŸļø La visita guidata al Rione Terra
Per vivere un’esperienza unica tra vicoli antichi, scorci mozzafiato e testimonianze straordinarie del passato (leggi tutti i dettagli)

šŸŒ‹ Panoramica sulla Solfatara
Un affaccio suggestivo su uno dei vulcani più affascinanti dei Campi Flegrei, tra vapori, fumarole e paesaggi lunari.

 

Visita guidata all’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli: come prenotare

Partecipa anche tu alla nostra prossima visita a Pozzuoli e dintorni, lasciati affascinare dalla storia viva dei Campi Flegrei.
Per informazioni e prenotazioni contattateci ai seguenti canali:

 

Visita guidata all’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli

 

La galleria fotografica dal drone

Condividiamo le spettacolari immagini dell’anfiteatro Flavio di Pozzuoli registrate dal drone.
Ti aspettiamo per una visita guidata unica e personalizzata!
(foto del nostro socio Mario Monfrecola)


Dall’anfiteatro Flavio di Pozzuoli a Villa Avellino

Una volta giunti nella Puteoli Imperiale, ĆØ possibile arricchire i percorsi e scoprire diversi punti di interesse.
Ad esempio, in una delle visita guidata all’anfiteatro Flavio di Pozzuoli di qualche tempo fa, abbiamo raggiunto la vicina Villa Avellino per completare la passeggiata tra Storia e panorami indimenticabili.

Ecco qualche scatto da ricordare, rivedere.

Ti aspettiamo per un viaggio tra mito e archeologia, prenota subito!

Read the English version

Le foto dell’anfiteatro di Cuma dal drone

Le foto dell’anfiteatro di Cuma dal cielo: prospettiva unica!

Osservare l’anfiteatro di Cuma dall’alto permette di evidenziare la grandezza del sito archeologico in tutta la sua bellezza.
E, grazie alle immagini provenienti dal drone, si apprezza la sua forma ellittica e i resti, testimonianza dell’antico impero romano nei Campi Flegrei.
Ma dal cielo ĆØ ben visibile anche la campagna lussureggiante che, nel tempo, avanza e ricopre un luogo dove duemila anni fa la vita pullulava in tutte le sue forme.

 

Le foto dell'anfiteatro di Cuma dal drone

 

La storia (dal cartellone presente nel sito)

Per completezza di informazione, riportiamo la descrizione dell’area archeologica dal cartellone presente nel sito.

 

L’anfiteatro di Cuma

L’Anfiteatro cumano viene edificato alla fine del I sec. a.C., appena fuori dalla cinta muraria della cittĆ , poco distante da una delle porte che aprono al suburbio meridionale, addossandosi parzialmente alle pendici della collina del Monte Grillo.
La collocazione extraurbana, non insolita per gli edifici di spettacolo, si deve alla necessitĆ  di controllare i flussi di spettatori e all’assenza in area urbana di spazi estesi disponibili.
La medesima ragione per cui in etĆ  romana il suburbio meridionale si popola di lussuose ville marittime e collinari.

 

L’anfiteatro cumano ĆØ tra i più antichi della Campania

L’impianto ricalca la tipologia più antica degli anfiteatri, priva di sotterranei e poggiante su un declivio naturale per una parte della cavea, nel caso cumano quella orientale.
L’Anfiteatro cumano rientra cosƬ fra i più antichi della Campania, insieme a quelli di Pompei e di Liternum e ai primi impianti, oggi perduti, degli anfiteatri di Capua e di Puteoli, dimostrando il prestigio che la civitas sine suffragio mantiene in etĆ  romana, forte dell’alleanza con l’Urbe.

Le dimensioni

Il monumento ha i due principali ingressi sull’asse maggiore, lungo circa 90 m, dei quali ĆØ stato messo in luce quello meridionale; la cavea tripartita (ima, media e summa) e un corridoio anulare superiore che dava accesso alle sedute sommitali, almeno nel settore orientale.

Nel II sec. d.C. l’edificio subisce importanti rifacimenti con abbassamento di quota e restrizione dell’arena, la realizzazione di un podio che sorreggeva l’ima cavea.
E, inoltre, la creazione di un nuovo muro perimetrale con fondazioni ad archi e pilastri, cui ĆØ connesso il sistema di alloggiamento dell’impianto del velarium, che offriva ombra agli spettatori.

Sul lato orientale, nell’area dove sorge la Villa Vergiliana, edificata nel 1911 dalla SocietĆ  Archeologica di Stoccarda e in seguito sede della Vergilian Society, istituto americano di studi classici, doveva sorgere un tempietto associato alla parte sommitale del monumento (templum in summa cavea).

 

Le foto dell’anfiteatro di Cuma dal drone

Dalla galleria fotografica proveniente dal drone ĆØ possibile osservare la vicina foresta di Cuma.
E, spingendo la vista all’orizzonte, si apprezzerĆ  lo spettacolare panorama flegreo fino al lago di Fusaro (con uno zoom, si intravede la casina vanvitelliana).

Ringraziamo il nostro socio Mario Monfrecola per le foto dell’anfiteatro di Cuma dal drone.
Buona visione šŸ™‚

 

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La Montagna Spaccata di Quarto come non l’avete mai vista [FOTO DRONE]

La Montagna Spaccata: l’attuale via Campana tra Quarto e Pozzuoli

Il sito archeologico di Montagna Spaccata, situato nel comune di Pozzuoli lungo l’attuale via Campana, rappresenta un luogo di grande interesse storico.
Esso ĆØ stato recentemente oggetto di un intervento di valorizzazione attraverso l’illuminazione artistica delle mura di epoca romana.

Il varco si colloca lungo il tracciato della strada pubblica basolata denominata consularis Puteolis–Capuam, importante arteria di collegamento tra le due cittĆ .
In particolare, il passaggio si trova al terzo miglio ed ĆØ stato realizzato mediante il taglio di una porzione della cinta collinare del vulcano Montagna Spaccata.

Nel 2022 l’Associazione ha aderito al progetto di valorizzazione del monumento archeologico, contribuendo alla realizzazione dell’illuminazione artistica delle mura, con l’obiettivo di esaltarne il valore storico e paesaggistico.

 

La Montagna Spaccata di Quarto come non l'avete mai vista [FOTO DRONE]

 

La galleria fotografica (dal drone)

Per evidenziare al meglio la grandezza dell’opera, utilizziamo il drone.
Dall’alto, ĆØ ben visibile il taglio della collina, un tratto di strada che delimita anche il confine tra i comuni di Quarto e Pozzuoli.
Un ringraziamento al nostro socio Mario Monfrecola per gli scatti dall’alto.

 



Le foto del castello di Baia (dal drone)

Le foto del castello di Baia dall’alto

Quante volte abbiamo visitato il Museo Archeologico dei Campi Flegrei osservando i suoi tesori – dalle statue imperiali ai mosaici romani – rigorosamente dall’interno, immersi tra le mura aragonesi del XV secolo?
Stavolta, ribaltiamo la prospettiva:  proponiamo le foto del castello di Baia scattate … dal cielo!

Queste immagini mozzafiato sono registrate dal drone in una nuvolosa giornata di inizio marzo.
Con un meteo non ideale per i colori ma perfetto per registrare la Bellezza intramontabile del panorama.

CosƬ, da settanta metri d’altezza, emerge la figura maestosa del Castello Aragonese.
Che, con le sue torri squadrate, le mura possenti si erge imponente sulle scogliere a picco sul mare.

Le foto del castello di Baia dall'alto

 

Dall’alto, panorama mozzafiato

Dal drone ĆØ possibile ammirare ogni dettaglio: il piazzale d’accesso, i giardini pensili e le fortificazioni che dominano il Golfo di Napoli, quasi a vegliare sull’orizzonte.
Con le colline vulcaniche dei Campi Flegrei che si fondono nel blu infinito del mare.

Questo scenario evoca l’antica Baia romana – meta di imperatori come Claudio e Adriano – con le sue ville sommerse e i misteri del bradisismo che ancora oggi affascinano visitatori che giungono da ogni parte del mondo.

CosƬ, stabile nel cielo, il drone ruota su se stesso immortalando il mitico Capo Miseno, il promontorio legato alle leggende di Enea e alle flotte romane.

E allora, non ci resta che augurarvi buona visione con una serie di foto del castello di Baia scattate ad altezze crescenti!
Vi aspettiamo per una visita guidata šŸ™‚



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Quarto Flegreo da scoprire. Dalla Villa del Torchio alla Fescina [FOTO]

Quali sono le origini del toponimo Quarto?

Il nome della cittadina di Quarto, rappresenta una distanza, infatti molto probabilmente deriva dal latino ad quartum, ossia il “quarto miglio” della via Consolare Campana che univa Pozzuoli a Capua.
Questa via consolare era essenziale per il commercio tra il porto flegreo di Puteoli e l’interno campano per raggiungere la via Appia.
Tale posizione rende Quarto un nodo logistico importante, un territorio ricco di punti di interesse, siti archeologici mete di nostri eventi periodici e visite guidate personalizzate.

La villa del torchio (visita gratuita l’ultima e la prima domenica del mese, anche su prenotazione in altri giorni)

La villa romana ĆØ stata portata alla luce nel 2005 ed ĆØ una delle poche strutture a carattere rustico che ben si conserva nei Campi Flegrei. La scoperta, lo scavo e il progetto di restauro e musealizzazione ĆØ stato condotto dalla Dottoressa Ascione Michela.
L’edificio presenta un impianto quadrangolare, preceduto da un cortile con portico su pilastri.
Sorta presumibilmente negli ultimi anni del II sec. a. C., la struttura presenta varie fasi costruttive e successive modifiche che testimoniano una continuitĆ  di vita fino al IV-V sec. d. C.

Il rinvenimento in alcuni ambienti della villa di un torcularium e di una cella vinaria, consente di ipotizzare che l’edificio fosse un centro di produzione di vino.

Per ammirare la bellezza della Villa del Torchio di Quarto, segnaliamo le foto scattate, dal socio Mario Monfrecola, dal drone con scatti successivi da cinquanta metri d’altezza a scendere fino a raggiungere il sito archeologico: guarda le foto dal drone.

La villa del torchio di Quarto ĆØ visitabile gratuitamente ogni prima, ultima domenica del mese e su prenotazione.

Quarto Flegreo: la Villa del Torchio

 

La Fescina, il simbolo di Quarto Flegreo

La Fescina ĆØ un mausoleo a cuspide piramidale che svetta nel complesso archeologico di via Brindisi.

Venne costruita tra l’etĆ  augustea e il I secolo d.C. e si distingue per la forma a piramide, un unicum.
A dimostrazione dell’importanza e dell’unicitĆ  del sito, la Fescina ĆØ oggi considerata uno dei simboli più riconoscibili del Comune di Quarto Flegreo.

Per approfondire, si consulti la pagina della Soprintendenza Archeologica per l’Area Metropolitana di Napoli dedicata alla Fescina. E’ possibile, anche, acquistare il volume “La villa con necropoli La fescina” edito nel 2023 contattando l’associazione.

La Fescina, il simbolo di Quarto Flegreo

 

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