I Tesori di Pozzuoli e il vulcano Solfatara: un itinerario unico

La Solfatara di Pozzuoli: un viaggio tra natura e storia

Un viaggio affascinante nel cuore dei Campi Flegrei, tra paesaggi vulcanici, storia romana e borghi sospesi nel tempo. 

La visita guidata dall’alto della Solfatara di Pozzuoli ĆØ l’occasione perfetta per scoprire un territorio straordinario, dove la forza della natura incontra la memoria dell’antica Roma.

Questo itinerario guidato ti porterĆ  a scoprire luoghi simbolo del territorio, tra panorami suggestivi, testimonianze archeologiche e atmosfere autentiche.

Un’esperienza perfetta per chi vuole conoscere da vicino la bellezza unica di Pozzuoli e dei Campi Flegrei.

 

Cosa vedrai durante il percorso

Panoramica sul vulcano Solfatara di Pozzuoli
Un affaccio spettacolare su uno dei vulcani più famosi e suggestivi dell’area flegrea.
Tra fumarole e vapori, vivrai un’esperienza quasi lunare, ideale per comprendere la potenza e il fascino del paesaggio vulcanico.

Visita guidata Solfatara di Pozzuoli e i tesori di Pozzuoli: un itinerario unico

 

Il viaggio continua con i tesori di Pozzuoli

šŸŸļø Anfiteatro Flavio
Uno dei più grandi anfiteatri dell’antica Roma.
Esploreremo i sotterranei e i corridoi dove un tempo si svolgevano spettacoli gladiatori e cacce, in un percorso che racconta la grandezza della cittĆ  antica.

šŸ˜ļø Borgo del Rione Terra
Un luogo sospeso tra passato e presente: vicoli pittoreschi, resti romani e una vista mozzafiato sul golfo di Pozzuoli.
Un quartiere storico che racchiude la storia più profonda della città.

šŸ“ Un percorso completo che unisce natura, archeologia e panorami indimenticabili.

šŸ‘‰ Il Tour di Pozzuoli ĆØ perfetto per chi vuole vivere un’esperienza autentica nei Campi Flegrei, tra mito, storia e meraviglia.

 

Visita guidata Solfatara di Pozzuoli dall’alto (e dintorni): come prenotare

Per informazioni e prenotazioni per la tua visita guidata nei Campi Flegrei, contattaci ai seguenti canali:

Ti aspettiamo per un viaggio tra mito e archeologia: visita di Pozzuoli e scopri il fascino autentico del territorio.
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Visita guidata Solfatara di Pozzuoli e i tesori di Pozzuoli: un itinerario unico



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Visita guidata al Rione Terra di Pozzuoli. Il tuo viaggio nella Storia!

Visita guidata al Rione Terra di Pozzuoli. Tutti i dettagli.

Hai mai camminato sopra secoli di storia?
Con la nostra visita guidata al Rione Terra di Pozzuoli, vivrai un’esperienza unica tra vicoli antichi, scorci mozzafiato e testimonianze straordinarie del passato.

Il Rione Terra costituisce cuore primordiale della cittĆ  di Puteoli, colonia romana fondata nel 194 a.C. e porto commerciale lungo la rotta commerciale dall’Occidente verso l’Oriente.
All’inizio il nucleo abitativo si estendeva solo sul promontorio tufaceo, protetto su tre lati dal mare, poi la cittĆ  crebbe, diventó fiorente, la pusilla Roma ed ebbe due anfiteatri, un teatro, uno stadio, un quartiere di profumieri, uno di vetrai e due quartieri fuori cittĆ  oggi sommersi dal mare.
Dopo l’eruzione del Monte Nuovo la cittĆ  fu abbandonata, per essere ripopolata con l’arrivo degli spagnoli e l’invio di una persona di fiducia del VicerĆ© ovvero il Vescovo agostiniano Martin de Leon y Cardenas.

šŸ›ļø Durante il tour esploreremo:

  • Le affascinanti stradine del borgo
  • I resti della cittĆ  romana sottostante
  • Il maestoso Tempio-Cattedrale di San Procolo
  • Panorami incredibili sul Golfo di Pozzuoli

Un percorso coinvolgente che unisce archeologia, storia e bellezza in uno dei luoghi più suggestivi dei Campi Flegrei.

Visita guidata al Rione Terra di Pozzuoli

 

Vuoi arricchire l’esperienza?

Potrai scegliere di aggiungere al tour:

šŸŸļø Anfiteatro Flavio di Pozzuoli
Uno dei più grandi anfiteatri romani d’Italia, secondo solo al Colosseo.
Un viaggio tra sotterranei, corridoi e storia imperiale.

šŸŒ‹ Panoramica sulla Solfatara
Un affaccio suggestivo su uno dei vulcani più affascinanti dei Campi Flegrei, tra vapori, fumarole e paesaggi lunari.

šŸ“ Un’esperienza perfetta per chi ama scoprire il territorio in modo autentico e coinvolgente.

šŸ‘‰ Prenota il tuo posto e lasciati guidare tra storia, natura e meraviglia!

 

Come prenotare la tua visita guidata al Rione Terra di Pozzuoli

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Rione Terra, dicono di noi

Spettacolare Rione Terra

Ho partecipato il 16 novembre 2025 alla visita del Rione Terra organizzata dal gruppo archeologico Campi Flegrei.
Una passeggiata nella storia di Pozzuoli dalla sua fondazione accompagnata dalla pregevole presentazione di Raffaella.
Una bellissima esperienza attraverso la bellezza di un posto unico al mondo.
Saluti da Daniela Macario

Daniela Macario
19 Settembre 2026
Rated 5 out of 5 stars

Rione Terra a Pozzuoli: visita guidata splendida!

Abbiamo avuto il piacere di visitare il Rione Terra a Pozzuoli con una visita guidata davvero splendida.
La nostra guida, Raffaella, ĆØ stata bravissima: preparata, chiara nelle spiegazioni e capace di trasmettere tutta la storia e il fascino di questo luogo unico.
Durante il percorso ci ha raccontato curiosità, eventi storici e particolari che hanno reso la visita ancora più interessante e coinvolgente.
Grazie 😘

Flavia Cozzolino
17 Marzo 2026
Rated 5 out of 5 stars

Bellissima visita!

Bellissima visita.
Raffaella,la guida, ci ha condotti, attraverso il tempo, alla scoperta del Rione Terra con competenza, gentilezza e disponibilitĆ .
Consigliamo a tutti di effettuare questa esperienza che vi arricchirĆ  .

Elena Spagnuolo
12 Ottobre 2025
Rated 5 out of 5 stars



La Montagna Spaccata di Quarto come non l’avete mai vista [FOTO DRONE]

La Montagna Spaccata: l’attuale via Campana tra Quarto e Pozzuoli

Il sito archeologico di Montagna Spaccata, situato nel comune di Pozzuoli lungo l’attuale via Campana, rappresenta un luogo di grande interesse storico.
Esso ĆØ stato recentemente oggetto di un intervento di valorizzazione attraverso l’illuminazione artistica delle mura di epoca romana.

Il varco si colloca lungo il tracciato della strada pubblica basolata denominata consularis Puteolis–Capuam, importante arteria di collegamento tra le due cittĆ .
In particolare, il passaggio si trova al terzo miglio ed ĆØ stato realizzato mediante il taglio di una porzione della cinta collinare del vulcano Montagna Spaccata.

Nel 2022 l’Associazione ha aderito al progetto di valorizzazione del monumento archeologico, contribuendo alla realizzazione dell’illuminazione artistica delle mura, con l’obiettivo di esaltarne il valore storico e paesaggistico.

 

La Montagna Spaccata di Quarto come non l'avete mai vista [FOTO DRONE]

 

La galleria fotografica (dal drone)

Per evidenziare al meglio la grandezza dell’opera, utilizziamo il drone.
Dall’alto, ĆØ ben visibile il taglio della collina, un tratto di strada che delimita anche il confine tra i comuni di Quarto e Pozzuoli.
Un ringraziamento al nostro socio Mario Monfrecola per gli scatti dall’alto.

 



Il diploma militare di Quarto. La decifrazione dell’iscrizione

La testimonianza di un diploma militare di Quarto ritrovato in una villa rustica

La sala XXXIII del Museo Archeologico dei Campi Flegrei, nel Castello di Baia (Bacoli, provincia di Napoli), ospita un’assoluta raritĆ , ovvero il diploma militare del pretoriano Lucio Camelio Severo, ritrovato nel 1987 nella sua villa rustica lungo l’attuale Corso Italia a Quarto (NA) dall’archeologo Paolo Caputo.

Si tratta di una lamina di bronzo ā€œriciclataā€ di 14,6 x11 cm e di 1 mm di spessore, la cui iscrizione testimonia che il soldato, della tribù Palatina di Puteoli, avendo prestato servizio nell’XI coorte Urbana di Roma per 20 anni, riceve il congedo e il permesso di sposare una donna senza la cittadinanza romana (ā€œperegrinaā€).

I figli nati da questa unione sarebbero stati a tutti gli effetti dei cittadini romani.
Il diploma militare di Quarto reca una data corrispondente al 7 gennaio (il settimo giorno prima delle Idi di gennaio) del 224 d. C..
In quel periodo erano consoli, per la seconda volta, Claudio Giuliano e C. Bruzio Crispino, mentre l’Imperatore era Alessandro Severo, successore del cugino Eliogabalo.

Sullo stesso diploma militare sono riportati tre testi diversi, che testimoniano il riuso della lamina di bronzo nel tempo.

 

Ipotesi di traduzione

Si riporta un’ipotesi di traduzione della Tavola 1 presente sul lato esterno.

Imp(erator) Caes(ar), divi Antonini Magni
Pii ilius, divi Severi Pii nep(os),
M. Aurellius Severus Alexander, Pius,
Felix, Aug(ustus), pontif(ex) max(imus), trib(unicia) pot(estate) III, co(n)s(ul),
p(ater) p(atriae),
nomina militum, qui militaverunt in
cohortibus urbanis Severianis quattuor
X XI XII XIIII, subieci, quibus fortiter
et pie in militia functi sunt, ius tribui
conubii dumtaxat cum singulis
et primis uxoribus, ut, etiam si peregri-
• •
ni iuris feminas in matrimonio suo
iunxerint, proinde liberos tollant
ac si ex duobus civibus Romanis natos.
A(nte) d(iem) VII Id(us) Ian(uarias)
App(io) Claudio Iuliano II, C(aio) Bruttio Crispino co(n)s(ulibus).
Coh(ors) XI urb(ana) Severiana
L(ucio) Camelio L(uci) f(ilio) Pal(atina) Severo
P<u>teolis
Descript(um) et ) recogneitx( um tabula aerea qu(a)e ixa
est Rom(a)e in muro pos(t) templ(um) divi Aug(usti) ad Minervam.
L’imperatore Cesare, figlio del divino Antonino Magno Pio,
nipote del divino Severo Pio,
Marco Aurelio Severo Alessandro, Pio,
Felice, Augusto, pontefice massimo, investito per la terza volta della potestĆ  tribunizia, console, padre della patria,

(ho riportato) i nomi dei soldati che hanno militato
nelle quattro coorti urbane Severiane, la X, XI, XII e XIV,
ai quali, poichƩ hanno compiuto il servizio militare con coraggio e lealtƠ,
ho concesso il diritto di matrimonio soltanto con le prime mogli, affinchƩ, anche se abbiano sposato
donne di condizione giuridica straniera (“peregrina”),
possano riconoscere i figli come legittimi
come se fossero nati da due cittadini romani.
Il settimo giorno prima delle Idi di gennaio,
essendo consoli per la seconda volta Appio Claudio Giuliano
e Gaio Bruttio Crispino.
Coorte XI urbana Severiana.
A Lucio Camelio Severo, figlio di Lucio, della tribù Palatina,
di Pozzuoli.
Copia e verifica conforme alla tavola di bronzo che ĆØ affissa a Roma,
sul muro dietro il tempio del divo Augusto, presso il tempio di Minerva.

 Il reperto di valore militare ĆØ il più recente di altri diplomi militari del periodo romano ritrovati in Europa.

Bibliografia

G. Camodeca, Diploma militare per un urbanicianus di Puteoli del 7 gen. 224, in Accademia di archeologia, lettere e belle arti, volume LXXVII, 2014-2015, pp. 319-329.


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La statua di Serapide al MANN (e l’errata denominazione del Macellum di Pozzuoli) [FOTO]

La statua di Serapide al MANN

Visitiamo il MANN, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, con un obiettivo preciso: fotografare la statua del dio Serapide.
La foto Ć© un ottimo pretesto per chiarire l’equivoco sul perchĆ© il Macellum di Pozzuoli viene (erroneamente) indicato come “Tempio di Serapide”.

La statua di Serapide del MANN ĆØ unaĀ marmorea scultura, databile tra la fine del II e l’inizio del III secolo d.C., proveniente dal Macellum (cosiddetto Tempio di Serapide) di Pozzuoli.
Il dio ĆØ raffigurato seduto in trono, con l’aspetto severo e barbuto, la cui iconografia fonde i tratti di Zeus e di Ade.​
Indossa una lunga tunica, un mantello e sulla testa porta il tipico ā€œmodioā€, ovvero un copricapo cilindrico legato al simbolismo del grano e dell’oltretomba.

Accanto al trono compare Cerbero, il cane infernale, che sottolinea il ruolo di Serapide come signore del mondo dei morti e giudice delle anime.

La statua di Serapide al MANN

 

La statua di Serapide al MANN: la descrizione presente al museo

Il Macellum (mercato alimentare) di Puteoli, detto Tempio di Serapide dal ritrovamento di una statua della divinitĆ , sin dal Settecento ha attirato l’attenzione di studiosi e viaggiatori sia per la ricchezza dell’arredo marmoreo sia per i visibili effetti del bradisismo.

Macellum, detto (erroneamente) Tempio di Serapide

Un’ampia corte porticata circondata da botteghe distribuite in parte su due livelli, ospitava il mercato alimentare della cittĆ .
Secondo gli studi più recenti, il monumento fu edificato tra il I e il II secolo d.C., prendendo il posto di un precedente mercato noto solo dalle fonti già dal II secolo a.C.

All’inizio del III secolo, negli anni tra Settimio Severo e Alessandro Severo, furono aggiunte un’ampia esedra sul muro di fondo, preceduta da un portico con quattro colossali colonne in marmo cipollino, che reggevano un frontone triangolare in marmo dell’Asia Minore, e una tholos: un basamento circolare sormontato da un giro di colonne di marmo colorato provenienti dall’antica Teos in Asia Minore, destinata a monumentalizzare una fontana e alcune vasche, utilizzate forse per la pulizia e la vendita di pesce e frutti di mare.

Il monumento, noto fin dal Settecento con il nome di “Vigna delle tre colonne”, fu oggetto di ricerche non solo archeologiche.
La sua particolare posizione e la presenza nel sottosuolo di sorgenti, ne hanno fatto nei secoli un singolare indicatore per lo studio del bradisismo.
L’abbassamento e l’innalzamento del suolo costiero allagano periodicamente le strutture del Macellum.
L’acqua e i molluschi litodomi (datteri di mare) nei secoli vi hanno lasciato segni e tracce, che hanno rappresentato una fonte primaria per lo studio del fenomeno e del suo sviluppo nel corso dei secoli. Il primo scienziato a parlare di bradisismo fu Charles Lyell, geologo scozzese dell’Ottocento, seppellito a Londra nella Cattedrale di Whesminster.

L’errata denominazione

Il ricco corredo scultoreo del monumento doveva adornare soprattutto l’esedra del lato di fondo, verosimilmente dedicata ad attivitĆ  di culto con lo scopo di proteggere i commerci.
Di fronte alle colonne, su basamenti iscritti, erano statue della famiglia imperiale dei Severi, mentre nelle nicchie dell’abside dovevano trovare posto sia il gruppo di Oreste ed Elettra sia la statua del dio Serapide in trono, qui esposta.

Proprio il rinvenimento di quest’ultima scultura, insieme alla notizia – ricavata da famose iscrizioni – dell’esistenza di un tempio dedicato alle divinitĆ  egizie sulla ripa, ha generato l’erronea identificazione di questo monumento con il Tempio di Serapide. La statua del dio Serapide, che si trova al Museo dei Campi Flegrei nel Castello di Baia nella sezione Puteoli, ĆØ una copia della scultura qui in foto.

 

La statua di Serapide al MANN

 

Uno zoom su Cerbero, il cane infernale

Nella statua di Serapide al MANN, Cerbero ĆØ raffigurato come un cane mostruoso tricefalo, strettamente legato alla funzione ā€œinfernaleā€ di Serapide giudice dei morti.

ƈ posto a lato del trono del dio, verso la mano che Serapide tende in avanti: il gesto richiama l’idea del signore degli inferi che domina e tiene a bada il guardiano dell’Ade.

Le tre teste alludono al controllo sui tre ā€œambitiā€ del regno dei morti (ingresso, interno e uscita) e alla vigilanza assoluta: mitologicamente Cerbero impedisce ai vivi di entrare e ai morti di fuggire.​

Nella tradizione figurativa simile (Serapide con Cerbero della Galleria Borghese) il corpo del cane ĆØ spesso avvolto da una coda-serpente: il dettaglio sottolinea ancora di più il carattere ctonio, velenoso e minaccioso dell’animale.

 

Cerbero, il cane infernale ai piedi di Serapide

 

Webgrafia

Macellum / Tempio di Serapide, Parco Archeologico Campi Flegrei

 

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Quarto Flegreo da scoprire. Dalla Villa del Torchio alla Fescina [FOTO]

Quali sono le origini del toponimo Quarto?

Il nome della cittadina di Quarto, rappresenta una distanza, infatti molto probabilmente deriva dal latino ad quartum, ossia il “quarto miglio” della via Consolare Campana che univa Pozzuoli a Capua.
Questa via consolare era essenziale per il commercio tra il porto flegreo di Puteoli e l’interno campano per raggiungere la via Appia.
Tale posizione rende Quarto un nodo logistico importante, un territorio ricco di punti di interesse, siti archeologici mete di nostri eventi periodici e visite guidate personalizzate.

La villa del torchio (visita gratuita l’ultima e la prima domenica del mese, anche su prenotazione in altri giorni)

La villa romana ĆØ stata portata alla luce nel 2005 ed ĆØ una delle poche strutture a carattere rustico che ben si conserva nei Campi Flegrei. La scoperta, lo scavo e il progetto di restauro e musealizzazione ĆØ stato condotto dalla Dottoressa Ascione Michela.
L’edificio presenta un impianto quadrangolare, preceduto da un cortile con portico su pilastri.
Sorta presumibilmente negli ultimi anni del II sec. a. C., la struttura presenta varie fasi costruttive e successive modifiche che testimoniano una continuitĆ  di vita fino al IV-V sec. d. C.

Il rinvenimento in alcuni ambienti della villa di un torcularium e di una cella vinaria, consente di ipotizzare che l’edificio fosse un centro di produzione di vino.

Per ammirare la bellezza della Villa del Torchio di Quarto, segnaliamo le foto scattate, dal socio Mario Monfrecola, dal drone con scatti successivi da cinquanta metri d’altezza a scendere fino a raggiungere il sito archeologico: guarda le foto dal drone.

La villa del torchio di Quarto ĆØ visitabile gratuitamente ogni prima, ultima domenica del mese e su prenotazione.

Quarto Flegreo: la Villa del Torchio

 

La Fescina, il simbolo di Quarto Flegreo

La Fescina ĆØ un mausoleo a cuspide piramidale che svetta nel complesso archeologico di via Brindisi.

Venne costruita tra l’etĆ  augustea e il I secolo d.C. e si distingue per la forma a piramide, un unicum.
A dimostrazione dell’importanza e dell’unicitĆ  del sito, la Fescina ĆØ oggi considerata uno dei simboli più riconoscibili del Comune di Quarto Flegreo.

Per approfondire, si consulti la pagina della Soprintendenza Archeologica per l’Area Metropolitana di Napoli dedicata alla Fescina. E’ possibile, anche, acquistare il volume “La villa con necropoli La fescina” edito nel 2023 contattando l’associazione.

La Fescina, il simbolo di Quarto Flegreo

 

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Viaggio studio in Campania per gli studenti dell’University Western of Australia [FOTO]

Viaggio studio in Campania: Puteoli incontra l’Australia

Grande stupore e meraviglia ha suscitato la storia della cittĆ  di Pozzuoli nell’animo dei giovani studenti dell’University Western of Australia in viaggio studio in Campania, durante il tour organizzato dal Gruppo Archeologico dei Campi Flegrei giovedƬ 22 gennaio 2026.

Viaggio studio in Campania per gli studenti dell'University Western of Australia

 

In visita all’Anfiteatro flavio, al Rione Terra, al Porto e al Tempio di Serapide

Lo sguardo sul Golfo di Pozzuoli li ha immersi in un passato apparentemente lontano nel tempo, ma sempre vivo, proprio come il vulcano flegreo.

Camminando sul basolato di Puteoli, percorrendo i vicoli del Borgo vicereale fino al Tempio-Cattedrale, dove felicemente si sposa il candore dell’augusteo marmo bianco con le seicentesche tonalitĆ  calde, i giovani del continente oceanico hanno ammirato la preziositĆ  dei siti archeologici della cittĆ  romana, fondata nel 194 a.C.

Il porto, con i suoi traghetti e i suoi pescherecci, ĆØ stato la cornice ideale per ricordare l’esistenza di una Puteoli sommersa, costituita da magazzini e dai quartieri suburbani, dove abitavano anche i Nabatei.

E poi, i vulcanici scorci panoramici fino alle isole, il macellum-Tempio di Serapide e l’Anfiteatro Flavio.

Si ringraziano il professor Giovanni Mauro dell’UniversitĆ  Vanvitelli, il Parco Archeologico dei Campi flegrei, per aver consentito la visita studio al percorso archeologico, e la prof.ssa Maria Rosaria Francomacaro dell’University Western of Australia per aver scelto la Campania come destinazione della vacanza studio.

La galleria di immagini

Condividiamo alcune foto dei giovani studenti dell’University Western of Australia in viaggio studio in Campania, una bella giornata da ricordare šŸ™‚


Il ponte romano di via Salvator Rosa (con la sorpresa de ‘O sole mio)

Il ponte romano di via Salvator Rosa per collegare Neapolis e Puteoli

Rinvenuto nel 2000 durante i lavori della metro, il ponte di via Salvator Rosa ĆØ parte della via Antiniana “per colles”, la prima strada realizzata intorno al 470 a.C. per unire Neapolis (Napoli) a Puteoli (Pozzuoli) attraverso la collina del Vomero.

L’arteria proveniente da Pozzuoli risaliva la Loggetta e la Canzanella, raggiungeva la collina del Vomero e dell’Arenella e, passando per Antignano, scendeva per via Conte della Cerra, via Salvator Rosa e proseguiva lungo un percorso compreso fra i Ventaglieri ed il Cavone.
Proseguiva  dalle parti dello Spirito Santo da dove allora si entrava nella cittĆ .

Una vera e propria arteria che, diramandosi fra diversi luoghi della cittĆ , rendeva possibile gli scambi commerciali e propiziava la nascita di aggregati abitativi lungo il suo percorso.

Il ponte romano di Salvator Rosa all'ingresso della stazione della linea1 della metropolitana di Napoli

 

Il ponte romano di via Salvator Rosa: informazioni storiche

Pubblichiamo le informazioni riportate su un pannello presente all’ingresso della stazione della metropolitana di Salvator Rosa di Napoli (cartello, tra l’altro, imbrattato con spray) per documentare l’importanza del ponte romano di Salvator Rosa.

 

Nel corso dei lavori di realizzazione della stazione Salvator Rosa della Metropolitana Linea1 di Napoli, inglobate in parte in un edificio del XVIII secolo, sono venute alla luce strutture archeologiche riferibili ad un ponte‑viadotto di etĆ  imperiale.

Tale struttura, costituita da sette arcate, doveva essere originariamente molto più ampia e si sviluppava probabilmente giĆ  dall’attuale incrocio tra Via Girolamo Santacroce e Via Conte della Cerra.

Il ponte‑viadotto fu realizzato probabilmente per superare il forte dislivello che esisteva tra l’antica via Antiniana, il cui tracciato era incassato tra sponde molto alte e una residenza sorta sulla collinetta dove si estende l’attuale Via Maio, e piazza Leonardo, una posizione amena da cui si poteva ammirare il panorama del Golfo di Napoli.

Le strutture archeologiche erano state inglobate nel corso del Settecento in un fabbricato, caratterizzato da locali disposti intorno ad un cortile, destinati ad ospitare depositi e stalle. Quattro mangiatoie inserite nel muro romano e una serie di nicchiette rivestite con riggiole – databili agli inizi dell’Ottocento – sono state recuperate e restaurate, quale testimonianza del rifunzionalizzazione delle strutture nel corso dei secoli.

Del ponte romano di Salvator Rosa risultarono conservati alcune parti di un fornice, con una cospicua porzione di volta, ed altri sei setti murari in loro paralleli, che costituivano i piedritti degli archi.
Gli ultimi due sulla destra formavano la spalla del viadotto che proprio da quel punto prendeva l’avvio.

Opera databile all’etĆ  imperiale

Il viadotto, databile per tipologia e tecnica costruttiva all’etĆ  imperiale, fu realizzato in opera mista.
Le ghiere degli archi sono costituite da mattoni bipedali (cm 60 ca di lato) accuratamente ammorsati.
Le volte, del tipo a botte, furono realizzate con una gettata di opera cementizia in una cassaforma lignea retta da cĆ©ntine, la cui impronta delle tavole di legno ĆØ ancora visibile nell’intradosso della volta.

Sull’estradosso delle volte poggiava il piano stradale del ponte che, probabilmente, era lastricato con basoli.

Il recupero del viadotto ĆØ passato attraverso un vasto intervento di restauro, nato con l’intento di procedere al recupero statico delle strutture antiche, rendendole nel contempo, mediante anche delle integrazioni, più leggibili nelle loro funzioni, e di preservarne l’identitĆ  culturale e storica.

 

La targa per Giovanni Capurro, autore dei versi de ” ‘O sole mio”

Al secondo ingresso della stazione di Salvator Rosa, a pochi metri dal ponte romano, lungo l’edificio abbellito con i raggi solari dell’artista Mimmo Paladino, Ć© presente una targa posta dal Comune di Napoli in onore Giovanni Capurro, l’autore degli intramontabili versi de “‘O sole mio“.

Va ricordato un dettaglio storico che ci riporta alla difficile attualitĆ ! La composizione musicale dei versi, scritti da Capurro nel 1898, fu opera di Eduardo Di Capua che, in quel periodo, si trovava a Odessa sul Mar Nero.

CosƬ, la visita al ponte romano di via Salvator Rosa regala questa ulteriore sorpresa: un sito archeologico nel cuore della cittƠ, una targa per ricordare un paroliere, la musica per collegare Napoli e la cittƠ ucraina oggi assediata dalla follia della guerra.

Il ponte romano di Salvator Rosa: a pochi metri, la targa dedicata a Giovanni Capurro autore dei versi di O sole mio

 

La galleria fotografica

Condividiamo alcuni scatti del ponte romano di Salvator Rosa, sito archeologico presente all’ingresso della stazione della linea1 della metropolitana di Napoli (e la meritata targa dedicata a Giovanni Capurro).
Ringraziamo Mario Monfrecola, autore delle foto.

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Visite guidate al Rione Terra

Visite guidate al Rione Terra di Pozzuoli: i dettagli

Il Rione Terra costituisce cuore primordiale della cittĆ  di Puteoli, colonia romana fondata nel II secolo a.C. e porto commerciale lungo la rotta dall’Occidente verso l’Oriente.

All’inizio il nucleo abitativo si estendeva solo sul promontorio tufaceo, protetto su tre lati dal mare, poi la cittĆ  crebbe, diventó fiorente, la pusilla Roma ed ebbe due anfiteatri, un teatro, uno stadio, un quartiete di profumieri e vetrai e due quartieri fuori cittĆ  oggi sommersi dal mare.

Dopo l’eruzione del Monte Nuovo la cittĆ  fu abbandonata, per essere ripopolata con l’arrivo degli spagnoli e l’uomo per eccellenza di fiducia del VicerĆ© ovvero il Vescovo Agostinano Martin de Leon y Cardenas.

Il resto ve lo racconteremo di persona! šŸ˜‰

Visite guidate al Rione Terra: le prossime date

 

Info e dettagli

  • quando: contattataci e organizziamo la visita guidata al Rione Terra secondo le tue esigenze
  • dove: appuntamento nei pressi dell’ex cinema Sofia in via Carlo Rosini, Pozzuoli
  • costo: 7€

 

Visite guidate al Rione Terra: come prenotare

La prenotazione ĆØ obbligatoria (indicare nominativo e numero di persone).
Per qualsiasi info o prenotazione, contattaci ai seguenti canali:

 

 

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«Horrea», «granaria» e sistemi di stoccaggio nei porti commerciali di Roma antica: la pubblicazione

Convegno ā€œPuteoli-Portus, porti di Romaā€: la pubblicazione

Segnaliamo la pubblicazione del volume “Ā«HorreaĀ», Ā«granariaĀ» e sistemi di stoccaggio nei porti commerciali di Roma antica” a cura di Maria Luisa Tardugno, Michele Silani e Michele Stefanile, edito da Naus, realizzato dopo il convegno dello scorso 27 gennaio “Puteoli-Portus, porti di Roma”.

Questo lavoro rappresenta una raccolta completa di studi dedicati ai magazzini e ai sistemi di conservazione delle merci – come horrea e granaria – che erano fondamentali per l’organizzazione logistica dei porti di Puteoli, Ostia e Portus, principali snodi commerciali della Roma antica.

 

«Horrea», «granaria» e sistemi di stoccaggio nei porti commerciali di Roma antica: la pubblicazione

 

Con introduzione della prof.ssa Raffaella Iovine

Il volume “Ā«HorreaĀ», Ā«granariaĀ» e sistemi di stoccaggio nei porti commerciali di Roma antica. Immagini da Puteoli, Ostia e Portus” raccoglie studi approfonditi sulle strutture di stoccaggio delle merci nei principali porti di Roma antica: Puteoli, Ostia e Portus.

L’opera, di ottanta pagine, pone particolare attenzione ai magazzini – horrea e granaria – e ai sistemi logistici che ne garantivano l’efficienza.
Attraverso studi archeologici, analisi delle tecniche di costruzione, ventilazione e capacitĆ  di stoccaggio, il testo illustra il ruolo cruciale di questi magazzini per l’approvvigionamento e lo sviluppo commerciale di Roma.

Sono presentate ricerche basate sui siti di Puteoli, Ostia e Portus, con immagini (anche dal drone) e dati che illustrano le trasformazioni architettoniche e funzionali di questi spazi nel corso delle diverse epoche storiche, dall’etĆ  claudia all’epoca severiana.

Una pubblicazione fondamentale per studiosi, appassionati di archeologia e storia romana, ma anche per chiunque voglia approfondire il funzionamento dei porti e il sistema di stoccaggio che ha sostenuto una delle più grandi cittĆ  dell’antichitĆ .

L’introduzione ĆØ curata dalla prof.ssa archeologa Raffaella Iovine, presidente del Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS.

Come acquistare il volume

E’ possibile acquistare “Ā«HorreaĀ», Ā«granariaĀ» e sistemi di stoccaggio nei porti commerciali di Roma antica. Immagini da Puteoli, Ostia e Portus” sul sito della Feltrinelli: clicca per aprire la scheda dell’opera.