La schiavitù nell’antica Roma. Il caso di Pedanio Secondo: per un omicidio, 400 schiavi condannati a morte

La schiavitù nell’antica Roma (e il famigerato caso di Pedanio Secondo)

La schiavitù nell’antica Roma era un pilastro economico e sociale fondato sul dominio assoluto (dominium) del padrone sulla persona dello schiavo, considerato alla stregua di un bene materiale (res o mancipium).

Come si diventava schiavi

  • Prigionoria di guerra: la fonte principale, specialmente durante le grandi conquiste della Repubblica. I vinti venivano deportati e messi all’asta.
  • Nascita: i figli di una donna schiava (vernae) appartenevano per nascita al padrone della madre.
  • Debiti (nexum): un cittadino insolvente poteva cadere in stato di schiavitù per debiti, finchĆ© la Lex Poetelia Papiria (326 a.C.) limitò fortemente la pratica.
  • Pirateria e brigantaggio: cittadini catturati in mare o in terra da predoni e rivenduti sul mercato.
  • Condanna penale: Pena accessoria perpreati gravi (es. i damnati ad metalla nelle miniere).

 

Il pensiero di Catone il Censore

Nel suo trattato De agri cultura, Marco Porcio Catone definisce gli schiavi come instrumentum vocale (strumenti parlanti dotati di voce), ovvero macchine da lavoro viventi.

  • Criterio economico: Catone consiglia di sfruttare al massimo la forza lavoro dello schiavo.
  • Scarto utilitaristico: raccomanda esplicitamente di vendere gli schiavi quando diventano vecchi o malati, poichĆ© mantenerli improduttivi rappresenta una perdita finanziaria.
  • Controllo: imponeva regole ferree per evitare litigi e preservare la produttivitĆ  aziendale.

Dove si trovavano i mercati degli schiavi

  • A Roma: Le vendite all’asta (auctio venaliciaria) si tenevano in aree dedicate come il Foro Boario, il Foro Romano e successivamente nei pressi dei Saepta Julia nel Campo Marzio. Gli schiavi venivano esposti su piattaforme girevoli (catasta) con un cartello (titulus) al collo che ne indicava origini e difetti.
  • Nel Mediterraneo: Il mercato più grande del mondo antico in etĆ  repubblicana fu l’isola di Delo, dove transitavano migliaia di persone al giorno.

 

Fonti storiche e giuridiche principali

  • Fonti giuridiche: Le Institutiones di Gaio e il Corpus Iuris Civilis (in particolare il Digesto di Giustiniano), che normano lo status giuridico del servus come proprietĆ .
  • Fonti storiche e letterarie:
    • Catone, De agri cultura.
    • Strabone, Geographia (per il mercato di Delo).
    • Tito Livio, Ab Urbe condita.
    • Varrone, De re rustica.
    • Seneca, Epistulae morales ad Lucilium (per una visione più stoica e umana del rapporto coi servi).

 

Pedanio Secondo: un omicidio, 400 schiavi condannati a morte

 

L’omicidio di Lucio Pedanio Secondo, prefetto di Roma

Nel 61 d.C., sotto il regno di Nerone, Roma fu scossa da un episodio che ancora oggi ci interroga sulla giustizia, sul potere e sulla condizione umana nell’antichitĆ : l’assassinio del prefetto urbano Lucio Pedanio Secondo per mano di uno dei suoi schiavi.

Chi era Pedanio Secondo

Lucio Pedanio Secondo non era un cittadino qualunque: era prefetto di Roma (praefectus urbi), una delle cariche più alte dell’impero, responsabile dell’ordine pubblico e della sicurezza della capitale.
Un uomo di rango consolare, ricchissimo, con una domus imponente e una familia numerosa, come si conveniva a un personaggio del suo livello.

Secondo Tacito, nella sua casa vivevano circa 400 schiavi, una familia enorme, composta da persone impiegate in mansioni molto diverse.
Non si trattava solo di servitori, ma di un’intera comunitĆ  di persone al servizio del padrone, tra cuochi, amministratori, schiavi personali, donne di servizio e giovani addetti alle mansioni più umili.

Il delitto di Pedanio Secondo

Pochi dettagli ci sono noti sulla dinamica precisa dell’omicidio.
Le fonti antiche, in particolare Tacito, riportano due versioni:

  • secondo una tradizione, lo schiavo era stato privato della libertĆ  promessa;
  • secondo un’altra, vi sarebbe stata una rivalitĆ  amorosa con il padrone.

Ciò che sappiamoĆØ che Pedanio fu ucciso all’interno della sua domus, a Roma.
Un fatto che, per la mentalitĆ  romana, rappresentava una violazione gravissima dell’ordine domestico e sociale.

 

La reazione del Senato e il ruolo di Nerone

La risposta delle istituzioni romane fu immediata e brutale.
Il Senato, su proposta di senatori come Gaio Cassio Longino, applicò la consuetudine giuridica secondo cui, se un padrone veniva ucciso da uno schiavo, tutti gli schiavi della sua casa potevano essere condannati a morte.

Non importava se fossero coinvolti o meno.
La logica era quella della punizione collettiva come deterrente, per riaffermare il controllo assoluto del dominus sulla sua familia.

Quando il popolo romano cercò di opporsi alle esecuzioni, indignato dalla sorte di tanti innocenti, fu Nerone in persona a far schierare l’esercito per impedire disordini e garantire che la sentenza fosse eseguita.

L’imperatore, spesso ricordato per la sua crudeltĆ  e il suo disprezzo per la vita umana, in questo caso mostrò chiaramente dove stesse la sua prioritĆ : la sicurezza del prefetto, non la giustizia per gli schiavi.

La strage dei 400 schiavi

Il risultato fu una vera e propria strage: 400 schiavi furono giustiziati, tra uomini, donne e giovani, molti dei quali del tutto innocenti.
Per la legge romana, la vita di uno schiavo non aveva valore in sƩ: era una proprietƠ, un bene strumentale al servizio del padrone.

Dunque, la morte di un solo uomo libero, il prefetto Pedanio, valeva più di 400 vite di schiavi.

 

PerchƩ la storia di Pedanio Secondo ci emoziona ancora

L’episodio di Pedanio Secondo ĆØ un caso emblematico della storia romana perchĆ© mostra fino a che punto la sicurezza del padrone contasse più della vita dei singoli schiavi.
Tacito lo racconta come un esempio estremo di paura sociale e di potere imperiale, un monito sulla fragilitĆ  della giustizia quando ĆØ piegata alla logica del terrore.

E cosƬ, passeggiando tra le rovine romane, capita di pensare alle vite che hanno animato quelle case, quei cortili, quelle cucine.
La storia di Pedanio ci ricorda che, dietro le pietre, c’erano persone in carne e ossa, con speranze, paure e destini spesso segnati da leggi implacabili.


Bibliografia

  • Tacito, Annales, XIV, 42–45
  • Suetonio, Nero, 15.archeostorie
  • Cassio Dione, Historia Romana, LXII, 17.archeostorie
  • Boardman, J., Greek Sculpture: The Classical Period, 1987
  • Kerenyi, K., Gli dei e gli eroi della Grecia, 1963
  • Simon, E., Die Gƶtter der Griechen, 1985
  • Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae (LIMC).



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La lucerna d’oro di Pompei. Un dono di Nerone al Tempio di Venere? [FOTO]

La lucerna d’oro di Pompei (I secolo d.C.) esposta al MANN

La lucerna d’oro di Pompei, oggi conservata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN), ĆØ uno dei reperti più straordinari provenienti dall’area del Tempio di Venere, la divinitĆ  tutelare della colonia romana.

Databile al I secolo d.C., la lucerna ĆØ realizzata in oro massiccio.
Presenta bilicne, a due beccucci per gli stoppini e una decorazione a motivi vegetali.

Il peso, pari a circa 900 grammi, rende evidente come non si trattasse di un oggetto destinato all’uso quotidiano ma di un manufatto di carattere votivo e cerimoniale, concepito per un contesto sacro di altissimo livello.

 

La lucerna d’oro di Pompei esposta al MANN, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli

 

Un dono imperiale attribuito a Nerone per Venere

Per il luogo di rinvenimento, la cronologia e l’eccezionalitĆ  del materiale, la lucerna d’oro di Pompei ĆØ generalmente interpretata come un’offerta imperiale.

In ambito divulgativo e storiografico essa ĆØ tradizionalmente attribuita all’imperatore Nerone.
La politica culturale e religiosa di Nerone mostrò una particolare attenzione per il culto di Venere.
Va tuttavia precisato che l’attribuzione a Nerone non ĆØ sostenuta da iscrizioni o fonti dirette ma rappresenta un’ipotesi consolidata, basata su elementi di contesto storico e simbolico.

La lucerna costituisce, dunque, una testimonianza preziosa non solo dell’oreficeria romana di etĆ  imperiale ma anche del rapporto tra potere politico, religione e rappresentazione simbolica nella Pompei del I secolo d.C.

Un imperdibile gioiello d’arte romana da vedere assolutamente alla prosima visita al MANN!

 

La lucerna d’oro di Pompei esposta al MANN: un dono imperiale attribuito a Nerone per Venere

 

La lucerna d’oro di Pompei: didascalia e storia presente al MANN

Per completezza di informazione, riportiamo i contenuti dei cartelli presenti al MANN relativi al Tempio di Venere e alla lucerna d’oro.

La lucerna d’oro di Pompei: la didascalia presente al MANN

 

Il tempio di Venere e il dono di Nerone

Nel 1863, durante gli scavi del tempio, fu rinvenuta un’eccezionale lucerna d’oro, unica nel suo genere, datata nel I secolo d.C.
La sua presenza all’interno dell’edificio ĆØ collegata presumibilmente a un dono offerto alla dea da parte di esponenti di rango elevato.
Un’iscrizione graffita nella Casa di Giulio Polibio (IX, 13,3) recita “Munera Poppaea misit Veneri sanctissimae berullum helencumque, unio mixtus erat”. Non era, infatti, difficile che Persone Appartenenti alla cerchia Imperiale facessero delle offerte.
Il santuario ospitava giĆ  molte dediche di famiglie eminenti della cittĆ  ed ĆØ presumibile che l’offerta di oreficerie, legate alla dea, sancisse un momento importante del restauro del tempio, danneggiato dal cataclisma.


Webgrafia

La lucerna d’oro di Pompei. Un dono di Nerone a Venere pompeiana, di S. De Caro

La lucerna di Nerone, la favolosa Villa di Oplontis e le meraviglie ancora celate sotto i lapilli, Linkiesta.it. Alberto Angela e la lucerna d’oro di Pompei

The Ancient Graffiti Project

Ringraziamo il nostro socio Mario Monfrecola per le foto


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«Horrea», «granaria» e sistemi di stoccaggio nei porti commerciali di Roma antica: la pubblicazione

Convegno ā€œPuteoli-Portus, porti di Romaā€: la pubblicazione

Segnaliamo la pubblicazione del volume “Ā«HorreaĀ», Ā«granariaĀ» e sistemi di stoccaggio nei porti commerciali di Roma antica” a cura di Maria Luisa Tardugno, Michele Silani e Michele Stefanile, edito da Naus, realizzato dopo il convegno dello scorso 27 gennaio “Puteoli-Portus, porti di Roma”.

Questo lavoro rappresenta una raccolta completa di studi dedicati ai magazzini e ai sistemi di conservazione delle merci – come horrea e granaria – che erano fondamentali per l’organizzazione logistica dei porti di Puteoli, Ostia e Portus, principali snodi commerciali della Roma antica.

 

«Horrea», «granaria» e sistemi di stoccaggio nei porti commerciali di Roma antica: la pubblicazione

 

Con introduzione della prof.ssa Raffaella Iovine

Il volume “Ā«HorreaĀ», Ā«granariaĀ» e sistemi di stoccaggio nei porti commerciali di Roma antica. Immagini da Puteoli, Ostia e Portus” raccoglie studi approfonditi sulle strutture di stoccaggio delle merci nei principali porti di Roma antica: Puteoli, Ostia e Portus.

L’opera, di ottanta pagine, pone particolare attenzione ai magazzini – horrea e granaria – e ai sistemi logistici che ne garantivano l’efficienza.
Attraverso studi archeologici, analisi delle tecniche di costruzione, ventilazione e capacitĆ  di stoccaggio, il testo illustra il ruolo cruciale di questi magazzini per l’approvvigionamento e lo sviluppo commerciale di Roma.

Sono presentate ricerche basate sui siti di Puteoli, Ostia e Portus, con immagini (anche dal drone) e dati che illustrano le trasformazioni architettoniche e funzionali di questi spazi nel corso delle diverse epoche storiche, dall’etĆ  claudia all’epoca severiana.

Una pubblicazione fondamentale per studiosi, appassionati di archeologia e storia romana, ma anche per chiunque voglia approfondire il funzionamento dei porti e il sistema di stoccaggio che ha sostenuto una delle più grandi cittĆ  dell’antichitĆ .

L’introduzione ĆØ curata dalla prof.ssa archeologa Raffaella Iovine, presidente del Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS.

Come acquistare il volume

E’ possibile acquistare “Ā«HorreaĀ», Ā«granariaĀ» e sistemi di stoccaggio nei porti commerciali di Roma antica. Immagini da Puteoli, Ostia e Portus” sul sito della Feltrinelli: clicca per aprire la scheda dell’opera.

 

Contributi economici della Direzione del Ministero della Cultura

Contributi economici per il convegno e pubblicazione volume

L’associazione per l’anno solare 2024 ha beneficiato di due contributi economici della Direzione Generale Educazione, Ricerca ed Istituti culturali per la realizzazione del convegno “Puteoli Portus, porti di Roma” e per la pubblicazione del volume “Horrea, granaria e sistemi di stoccaggio nei porti commerciali di Roma antica“.

I contributi non hanno carattere generale e sono privi di natura corrispettiva, retributiva o risarcitoria.

 

Convegno



Convegno “Puteoli-Portus, porti di Roma”

LunedƬ 27 gennaio ore 9.30, Scuola Superiore Meridionale

Invito per lunedƬ 27 gennaio ore 9.30 al convegno “Puteoli-Portus, porti di Roma“, aula 3 della Scuola Superiore Meridionale in Largo S. Marcellino, 10, 80138 Napoli NA (centro storico di Napoli).
Il convegno ĆØ stato realizzato grazie al contributo della Direzione generale Educazione, Ricerca e istituti Culturali.

Convegno Puteoli-Portus, porti di Roma: LunedƬ 27 gennaio ore 9.30 Scuola Superiore Meridionale