Le tre iscrizioni al castello di Baia
Le epigrafi conservate nelle antiche chiese e nei castelli dell’area flegrea rappresentano una preziosa testimonianza storica del dominio spagnolo e borbonico nel Mezzogiorno d’Italia.
Le tre iscrizioni qui analizzate, provenienti dal contesto del castello di Baia e dei suoi ambienti religiosi, raccontano vicende di militari, nobili e funzionari che tra Seicento e Settecento ricoprirono importanti incarichi al servizio della monarchia.
Don Diego Quintano de Rosales, il castellano della fortezza di Baia
La prima iscrizione, in spagnolo antico, è dedicata a Don Diego Quintano de Rosales, marchese di Matonte e cavaliere dell’Ordine di Santiago.
La lapide ricorda la sua lunga carriera militare e amministrativa. Fu capitano della fanteria spagnola e della cavalleria, oltre che castellano del Castello di Baia per vent’anni.
Il testo sottolinea, anche, il servizio prestato alla corona di Filippo IV, nello stato di Milano e nella Fiandre.
La memoria si conclude con la data della morte, avvenuta il 9 luglio 1655, all’età di cinquantasei anni.
L’epigrafe, caratterizzata da grafia monumentale e forme linguistiche arcaiche, rappresenta un esempio significativo della scultura celebrativa spagnola dell’epoca.

L’iscrizione dedicata a Ferdinando IV di Borbone
La seconda iscrizione, in latino, appartiene, invece, all’età borbonica e ricorda il re Ferdinando IV di Borbone.
Il sovrano viene celebrato come il committente del restauro della chiesa della Beata Vergine della Pila, ricostruita nel 1784, perché ormai deteriorata dal tempo.
Il testo segue il tipico stile encomiastico settecentesco. Ferdinando IV è descritto come principe “Pio, Augusto e Magnifico”, figlio di Carlo III, nipote di Filippo V e pronipote del serenisimo Luigi, re di Gerusalemme e di Sicilia.
La lapide ricorda due figure locali coinvolte nell’opera di restauro, ossia il parroco don Giovanni Manganella e Galeazzo Mariscotto di Montalbano, membro dell’Ordine Costantiniano e prefetto delle guarnigioni di Baia e Pozzuoli.
L’iscrizione testimonia non solo l’importanza religiosa dell’edificio, ma anche il legame tra le autorità ecclesiastiche, militari e la monarchia borbonica.

Giuseppe Nicola Caldarera
La terza lapide è una memoria funeraria latina dedicata a Giuseppe Nicola Caldarera, patrizio palermitano e marchese di Caldarera.
L’iscrizione ne esalta le qualità morali — onestà, modestia e fedeltà alla giustizia — secondo i canoni della tradizione epigrafica nobiliare. Anche in questo caso emerge il ruolo strategico di Baia e Pozzuoli. Caldarera fu, infatti, governatore del castello e prefetto di una coorte militare siracusana.
Il testo specifica con precisione l’età del defunto — quarantatre anni, cinque mesi e sette giorni — e la data della morte, il 16 gennaio 1722.
La lapide fu posta dal sacerdote Emanuele Caldarera in memoria del “carissimo nipote”, definito dotato di “anima innocentissima”.

La visita al castello di Baia e l’importanza delle tre iscrizioni
Nel loro insieme, queste tre iscrizioni offrono uno spaccato della storia politica e militare dell’Italia meridionale tra il dominio del Viceregno spagnolo, del Viceregno Asburgico d’Austria e il Regno spagnolo borbonico.
Attraverso formule solenni, titoli nobiliari e riferimenti religiosi, le epigrafi celebrano il prestigio sociale, il servizio alla monarchia e la continuità del potere nelle terre flegree.
Oltre al loro valore storico, esse costituiscono importanti documenti linguistici, infatti il passaggio dallo spagnolo secentesco al latino ufficiale del Settecento riflette l’evoluzione culturale e amministrativa del Regno di Napoli nel corso di due secoli.
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