Il ponte romano di via Salvator Rosa per collegare Neapolis e Puteoli
Rinvenuto nel 2000 durante i lavori della metro, il ponte di via Salvator Rosa ĆØ parte della via Antiniana “per colles”, la prima strada realizzata intorno al 470 a.C. per unire Neapolis (Napoli) a Puteoli (Pozzuoli) attraverso la collina del Vomero.
Lāarteria proveniente da Pozzuoli risaliva la Loggetta e la Canzanella, raggiungeva la collina del Vomero e dellāArenella e, passando per Antignano, scendeva per via Conte della Cerra, via Salvator Rosa e proseguiva lungo un percorso compreso fra i Ventaglieri ed il Cavone.
Proseguiva dalle parti dello Spirito Santo da dove allora si entrava nella cittĆ .
Una vera e propria arteria che, diramandosi fra diversi luoghi della cittĆ , rendeva possibile gli scambi commerciali e propiziava la nascita di aggregati abitativi lungo il suo percorso.

Il ponte romano di via Salvator Rosa: informazioni storiche
Pubblichiamo le informazioni riportate su un pannello presente all’ingresso della stazione della metropolitana di Salvator Rosa di Napoli (cartello, tra l’altro, imbrattato con spray) per documentare l’importanza del ponte romano di Salvator Rosa.
Nel corso dei lavori di realizzazione della stazione Salvator Rosa della Metropolitana Linea1 di Napoli, inglobate in parte in un edificio del XVIII secolo, sono venute alla luce strutture archeologiche riferibili ad un ponteāviadotto di etĆ imperiale.
Tale struttura, costituita da sette arcate, doveva essere originariamente molto più ampia e si sviluppava probabilmente giĆ dallāattuale incrocio tra Via Girolamo Santacroce e Via Conte della Cerra.
Il ponteāviadotto fu realizzato probabilmente per superare il forte dislivello che esisteva tra l’antica via Antiniana, il cui tracciato era incassato tra sponde molto alte e una residenza sorta sulla collinetta dove si estende lāattuale Via Maio, e piazza Leonardo, una posizione amena da cui si poteva ammirare il panorama del Golfo di Napoli.
Le strutture archeologiche erano state inglobate nel corso del Settecento in un fabbricato, caratterizzato da locali disposti intorno ad un cortile, destinati ad ospitare depositi e stalle. Quattro mangiatoie inserite nel muro romano e una serie di nicchiette rivestite con riggiole – databili agli inizi dellāOttocento – sono state recuperate e restaurate, quale testimonianza del rifunzionalizzazione delle strutture nel corso dei secoli.
Del ponte romano di Salvator Rosa risultarono conservati alcune parti di un fornice, con una cospicua porzione di volta, ed altri sei setti murari in loro paralleli, che costituivano i piedritti degli archi.
Gli ultimi due sulla destra formavano la spalla del viadotto che proprio da quel punto prendeva l’avvio.
Opera databile all’etĆ imperiale
Il viadotto, databile per tipologia e tecnica costruttiva allāetĆ imperiale, fu realizzato in opera mista.
Le ghiere degli archi sono costituite da mattoni bipedali (cm 60 ca di lato) accuratamente ammorsati.
Le volte, del tipo a botte, furono realizzate con una gettata di opera cementizia in una cassaforma lignea retta da cĆ©ntine, la cui impronta delle tavole di legno ĆØ ancora visibile nell’intradosso della volta.
Sullāestradosso delle volte poggiava il piano stradale del ponte che, probabilmente, era lastricato con basoli.
Il recupero del viadotto ĆØ passato attraverso un vasto intervento di restauro, nato con lāintento di procedere al recupero statico delle strutture antiche, rendendole nel contempo, mediante anche delle integrazioni, più leggibili nelle loro funzioni, e di preservarne lāidentitĆ culturale e storica.

La targa per Giovanni Capurro, autore dei versi de ” ‘O sole mio”
Al secondo ingresso della stazione di Salvator Rosa, a pochi metri dal ponte romano, lungo l’edificio abbellito con i raggi solari dell’artista Mimmo Paladino, Ć© presente una targa posta dal Comune di Napoli in onore Giovanni Capurro, l’autore degli intramontabili versi de “‘O sole mio“.
Va ricordato un dettaglio storico che ci riporta alla difficile attualitĆ ! La composizione musicale dei versi, scritti da Capurro nel 1898, fu opera di Eduardo Di Capua che, in quel periodo, si trovava a Odessa sul Mar Nero.
Così, la visita al ponte romano di via Salvator Rosa regala questa ulteriore sorpresa: un sito archeologico nel cuore della città , una targa per ricordare un paroliere, la musica per collegare Napoli e la città ucraina oggi assediata dalla follia della guerra.

La galleria fotografica
Condividiamo alcuni scatti del ponte romano di Salvator Rosa, sito archeologico presente all’ingresso della stazione della linea1 della metropolitana di Napoli (e la meritata targa dedicata a Giovanni Capurro).
Ringraziamo Mario Monfrecola, autore delle foto.
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