La Grotta di Cocceio tra il Lago d’Averno e Cuma: Architettura Ipogea e Strategia Militare Tardo-Repubblicana

La Grotta di Cocceio sul Lago d’Averno

La Grotta di Cocceio costituisce uno dei monumenti più rilevanti dell’ingegneria militare romana della tarda Repubblica.

Scavata sotto la dorsale tufacea del Monte Grillo per collegare il bacino del Lago d’Averno con l’acropoli e la piana di Cuma, la galleria fu ideata nell’ambito della riorganizzazione difensiva ed eliotecnica promossa da Marco Vipsanio Agrippa durante la guerra contro Sesto Pompeo (37 a.C.).

Il presente studio esamina il contesto storico-strategico, le caratteristiche architettonico-strutturali, la trattazione nelle fonti antiche greco-latine e l’ereditĆ  storiografica dell’opera.

La Grotta di Cocceio tra il Lago d'Averno e Cuma: architettura Ipogea e Strategia Militare Tardo-Repubblicana

Grotta di Cocceio (fonte: pagina Fb PaFleg)

Introduzione e contesto storico

Nel 37 a.C., la guerra civile tra Ottaviano e Sesto Pompeo per il controllo del Mediterraneo occidentale rese improcrastinabile la creazione di un bacino navale protetto e inaccessibile alle incursioni della flotta pompeiana.
Marco Vipsanio Agrippa individuò nei laghi Flegrei (Lucrino ed Averno) la sede ideale per la realizzazione del Portus Julius.

La sistemazione dell’area flegrea richiese imponenti interventi di ingegneria civile e sotterranea.

Tra questi, la Grotta di Cocceio (talvolta nota in epoca moderna anche come Grotta della Pace) fu concepita come arteria ipogea di raccordo logistico e militare.
L’opera consentiva il rapido e protetto spostamento di truppe, carri e rifornimenti tra il porto militare dell’Averno e l’avamposto fortificato di Cuma, proiettato sul Mar Tirreno.

L’Artefice: Lucio Cocceio Aucto

La progettazione e la direzione dei lavori vennero affidate a Lucio Cocceio Aucto, liberto originario dell’area campana noto per la spiccata perizia nell’architettura ipogea e nella costruzione di gallerie stradali e idrauliche.

A Cocceio sono attribuite altre fondamentali opere ipogee della regione flegrea e napoletana:

  • La Crypta Neapolitana, tra Neapolis e Puteoli;
  • La Grotta di Seiano, che collegava la piana di Bagnoli con la villa di Vedio Pollione a Posillipo;
  • La galleria detta la Crypta Romana, sottostante l’acropoli di Cuma.

L’approccio di Cocceio si distinse per l’uso sistematico dello scavo in rampa, l’ottimizzazione dell’orientamento solare per l’illuminazione naturale e l’integrazione di pozzi di aerazione obliqui.

Grotta di Cocceio: analisi Architettonica e Ingegneristica

La galleria si snoda nel tufo giallo flegreo per una lunghezza totale di circa 1 chilometro (~970 m).
Le caratteristiche metriche e costruttive testimoniano la destinazione al transito pesante di carri di sussistenza e colonna militare:

Parametro CostruttivoDimensione / Descrizione
Lunghezza complessiva970 metri
Larghezza media5,0 metri (consente il doppio senso di marcia)
Altezza mediaVariable tra 4 e 12 metri
Aperture di aerazione/luce9 pozzi obliqui (luminaria) svasati verso l’alto
Opus caementicium / reticulatumUtilizzato nei tratti d’imbocco e nei rinforzi della volta

I pozzi d’aerazione, scavati fino alla sommitĆ  del Monte Grillo, svolgevano la duplice funzione di smaltire i fumi dei tedofori durante la marcia notturna e di proiettare la luce naturale all’interno del percorso durante le ore diurne.

Grotta di Cocceio

Grotta di Cocceio (fonte: pagina Fb PaFleg)

La Grotta di Cocceio nelle Fonti Antiche

L’opera ĆØ direttamente menzionata dagli storiografi e geografi dell’etĆ  augustea e imperiale, che ne sottolineano la grandiositĆ  strutturale e il legame con la figura di Agrippa.

Strabone (Geographika, V, 4, 5)

Il geografo greco Strabone fornisce la testimonianza epigrafica e storica più esplicita sull’attribuzione dell’opera a Cocceio e sull’impianto del Portus Julius:

Ā«[…] į½‘Ļ€ĻŒĪ½ĪæĪ¼ĪæĻ‚ Γὲ καὶ ἐπὶ τὰς ĪšĻĪ¼Ī±Ļ‚ į¼ĻƒĻ„į½¶Ī½ ἐκ τοῦ į¼ˆĻŒĻĪ½ĪæĻ…, Γιηκῶν Γιὰ τοῦ ὄρους, ἐκπονηθεὶς ὑπὸ ĪšĪæĪŗĪŗĪ·ĪÆĪæĻ…, τοῦ καὶ τὸν į½‘Ļ€ĻŒĪ½ĪæĪ¼ĪæĪ½ Ļ€ĪæĪ¹Ī®ĻƒĪ±Ī½Ļ„ĪæĻ‚ τὸν ἐπὶ ĪĪµĪ¬Ļ€ĪæĪ»Ī¹Ī½ ἐκ Δικαιαρχείας […].Ā»

Ā«Vi ĆØ anche un condotto sotterraneo che dall’Averno va verso Cuma, scavato attraverso la montagna, eseguito da Cocceio, il quale fece pure la galleria che da Pozzuoli porta a Napoli…Ā»

Svetonio (De vita Caesarum, Divus Augustus, 16)

Svetonio, pur non nominando esplicitamente la galleria, descrive le colossali opere di scavo realizzate da Agrippa nell’area tra Averno e Cuma per l’allestimento della flotta:

Ā«Portum Iulium ad Baias occupato lacu Lucrino et Averno profundisque aquis in superiorem alveum inmissis effecit…Ā»

 

Evoluzione Storica e Stato di Conservazione

  1. Epoca Romano-Imperiale: Con il successivo spostamento della base navale dal Portus Julius al porto di Misenum (31 a.C.), la galleria perse la prioritaria funzione militare.
  2. Medioevo ed EtĆ  Moderna: Con la decadenza di Cuma e il progressivo paludamento della piana, la galleria cadde in disuso. In epoca rinascimentale fu riscoperta da eruditi e antiquari.
  3. Eventi Bellici del XX Secolo: Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, la galleria fu impiegata dalle forze armate tedesche come deposito di munizioni. Durante la ritirata del 1943, il brillamento delle polveri provocò il collasso di ampi tratti della volta tufacea e danni strutturali ingenti.
  4. Interventi di Restauro e Tutela: Dopo decenni di chiusura e lunghi interventi di consolidamento e messa in sicurezza promossi dal Ministero della Cultura e dal Parco Archeologico dei Campi Flegrei, il sito ĆØ stato oggetto di studi ambientali e speleologici (inclusa la tutela delle colonie di chirotteri insediatesi al suo interno).


Fonti e Bibliografia

Fonti Antiche

  • Strabone,Geographica, Libro V, 4, 5 (ed. Teubner / Loeb Classical Library).
  • Svetonio, De vita Caesarum, Divus Augustus, 16.
  • Velleio Patercolo, Historiae Romanae ad M. Vinicium libri duo, II, 79.
  • Cassio Dione, Historia Romana, XLVIII, 49-51.

Bibliografia Storico-Archeologica

  1. Amalfitano, P., Camodeca, G., Medri, M. (a cura di), I Campi Flegrei. Un itinerario archeologico, Marsilio, Venezia, 1990.
  2. Maiuri, A., I Campi Flegrei dal sepolcro di Virgilio all’acropoli di Cuma, Istituto Poligrafico dello Stato, Roma, 1958.
  3. Paget, R. F., “The Great Antrum at Baiae: A Military Headquarters of the Roman Empire?”, The Journal of Roman Studies, Vol. 57, No. 1/2, 1967, pp. 102–112.
  4. Sirano, F.(a cura di), La Grotta di Cocceio: architettura, ingegneria e paesaggio nei Campi Flegrei, Parco Archeologico dei Campi Flegrei, Napoli, 2021.
  5. Sommella, P., Forma e urbanistica di Cuma antiqua, Accademia Nazionale dei Lincei, Roma, 1978.



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L’ombra del Sole: il mito di Dedalo e Icaro tra hybris, ingegneria ed archetipi

Il volo di Icaro verso il Sole ĆØ una delle immagini più pregnanti ed evocative dell’intera letteratura classica.

Se nella fruizione contemporanea il mito viene spesso ridotto a una semplice allegoria morale sull’inconvenienza dell’arroganza giovanile, un’analisi filologica e contestuale rivela una struttura concettuale ben più complessa.

Il racconto di Dedalo e Icaro si colloca infatti al crocevia tra sviluppo tecnologico, dinamiche paterno-filiali e la perenne tensione dell’uomo nei confronti dei propri limiti naturali.

Il mito di Dedalo ed Icaro, affresco da Baia

Dedalo ed Icaro, affresco da Baia (P. Miniero, Le ville romane di Baia : la testimonianza delle fonti letterarie coeve, in Regards croisƩs sur le dƩcor antique, 2023, pag.197-204)

L’archetipo dell’innovatore: Dedalo tra ingegno e nemesi

Prima di essere una storia di caduta, il mito ĆØ una storia di straordinario ingegno.

Dedalo (Daidalos, il “ben lavorato” o l’ “ingegnoso”) incarna il prototipo del primo grande architetto e inventore dell’antichitĆ .
A lui la tradizione attribuisce la creazione del Labirinto di Crosso, progettato su commissione del re Minosse per recludere il Minotauro.

La sua figura rappresenta l’ambivalenza della techne (la tecnica): uno strumento capace di risolvere problemi complessi, ma anche di generare nuove prigioni e pericoli.
Nel momento in cui Dedalo si trova prigioniero della sua stessa creazione nell’isola di Creta, comprende che l’unica via di fuga rimasta non appartiene al dominio della terra o del mare, ma a quello dell’aria.

La poetica della caduta: la testimonianza di Virgilio e Ovidio

La trasmissione letteraria del mito deve la sua eccezionale fortuna soprattutto alle fonti latine. Sebbene la narrazione più estesa e celebre si trovi nel Libro VIII delle Metamorfosi di Ovidio, ĆØ nell’opera di Virgilio che il mito acquisisce una profonda risonanza tragica ed emotiva.

Nel Libro VI dell’Eneide, Virgilio descrive l’arrivo di Enea presso il tempio di Apollo a Cuma. Qui, sulle porte bronzee del tempio, si trova un’opera scolpita dallo stesso Dedalo arrivato in Italia dopo la tragedia:

«Tu quoque magnam / partem opere in tanto, sineret dolor, Icare, haberes. / Bis conatus erat casus effingere in auro, / bis patriae cecidere manus.»

(Ā«Anche tu, o Icaro, saresti stato gran parte in un’opera cosƬ grande, se il dolore l’avesse permesso. Due volte tentò di scolpire nel bronzo la tua caduta, due volte caddero le mani di padre.Ā» — Virgilio, Eneide, VI, 30-33)

In questo passaggio, Virgilio trasfigura l’ingegnere nel padre straziato: l’arte di Dedalo, per la prima volta, fallisce di fronte all’impossibilitĆ  di elaborare il lutto per la perdita del figlio.
La techne si arresta dinanzi al dolore universale della paternitĆ .

Ovidio, dal canto suo, mette l’accento sulla dinamica dell’involo e sull’ammonimento paterno, introducendo il concetto chiave della mesotes (la moderazione ed equilibrio):

Ā«medio tutissimus ibisĀ» (Ā«Lungo la via di mezzo volerai sicuroĀ» — Ovidio, Metamorfosi, VIII, 206)

Dedalo raccomanda al figlio di non volare nĆ© troppo basso, dove l’umiditĆ  del mare appesantirebbe le piume, nĆ© troppo in alto, dove il calore del Sole scioglierebbe la cera.

Affresco da Villa Imperiale a Pompei (fb Parco archeologico di Pompei)

Affresco da Villa Imperiale a Pompei (fb Parco archeologico di Pompei)

La lettura allegorica e scientifica

La caduta di Icaro si presta a molteplici livelli di lettura archetipica:

  • La trasgressione epistemica (Hybris): Icaro, sedotto dalla sensazione di potenza e dalla vicinanza all’assoluto rappresentato dal Sole, dimentica il limite imposto dalla sua condizione mortale e dalla fragilitĆ  della protesi artificiale.
  • Il fallimento del trasferimento tecnologico: L’invenzione di Dedalo funziona perfettamente per l’artefice che ne comprende la struttura e i limiti chimico-fisici (la resistenza termica della cera), ma fallisce nelle mani dell’utente inesperto e privo di autocontrollo emotivo.
  • Il conflitto generazionale: Il mito mette in scena l’incomunicabilitĆ  tra l’esperienza misurata della vecchiaia e l’esuberanza imprudente della giovinezza.

 

Bibliografia essenziale

Fonti Primarie

Virgilio, Eneide, Libro VI, vv. 14-33.

Ovidio, Metamorfosi, Libro VIII, vv. 183-235.

Apollodoro, Biblioteca, Libro III, 15, 8; Epitome, I, 12-13.

Fonti Secondarie e Critica

Bettini, M. (1998). Il ritratto dell’amante. Torino, Einaudi. (Fornisce un’analisi approfondita sul rapporto tra arte, memoria e lutto nell’opera di Dedalo secondo Virgilio).

Cantarella, E. (2003). Icaro e il sole: Il mito, la storia, l’immaginario. Milano, Feltrinelli.

Frontisi-Ducroux, F. (1975). DĆ©dale. Mythologie de l’artisan en GrĆØce ancienne. Paris, Maspero. (Studio fondamentale sulla figura di Dedalo come archetipo dell’artigiano/inventore nella Grecia antica).

Miniero P. (2013), Le ville romane di Baia : la testimonianza delle fonti letterarie coeve, in Regards croisƩs sur le dƩcor antique, pag.197-204.

Vernant, J. P. (1965). Mythe et pensƩe chez les Grecs. Paris, Maspero.

Pagina facebook Pompeii – Parco Archeologico



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Baia sommersa in barca: dal Mare alle Terme!

Baia sommersa: un tour nell’area marina protetta

Il Gruppo Archeologico Campi Flegrei vi invita ad una doppia, imperdibile visita: domenica 6 settembre inizieremo il nostro tour alla scoperta di Baia sommersa, la Pompei del mare.
E, dopo l’escursione marina, la mattinata prosegue con una visita guidata al parco archeologico delle terme di Baia, centro termale dell’antica Roma.

Vivremo un’esperienza straordinaria sospeso tra la terra e il mare.

Esploreremo i segreti dell’antica Roma con la visita guidata “Dal Mare alle Terme: Baia sommersa in barca” per ammirare i resti archeologici di Baia senza nemmeno bagnarti.

Questa iniziativa unisce una splendida escursione in barca con fondo trasparente alla visita del suggestivo Parco Archeologico delle Terme di Baia.

 

 

PerchƩ partecipare?

Un viaggio nel tempo: scoprirai la perla dei Campi flegrei!
Baia era il luogo di vacanza preferito da imperatori e nobili romani.

Guarda sotto il mare: Il battello Cymba ti permetterĆ  di osservare stando comodamente seduto le statue della Villa dell’Imperatore Claudio, le strade e i resti sommersi.

Le imponenti Terme: passeggerai tra i grandiosi resti archeologici in terraferma.
Ammirerai la celebre “Cupola del Tempio di Mercurio” e i resti delle antiche sale termali.

Guida turistica: ti svelerĆ  storie, miti e i segreti del fenomeno del bradisismo.

 

Dettagli dell’evento

Quando: 6 settembre PRIMA DOMENICA DI SETTEMBRE

L’evento ĆØ perfetto per adulti, famiglie e bambini.
La prenotazione è obbligatoria poiché i posti a bordo del battello sono limitati.

Vuoi conoscere i prezzi dei biglietti e il punto d’incontro esatto per partecipare?
Contattaci:

Ti aspettiamo!

NB: In caso di ridotta visibilitĆ  della cittĆ  sommersa, per condizioni meteorologiche e marine avverse, l’imbarcazione effettuerĆ  il giro panoramico della costa.
La foto dell’evento ĆØ illustrativa poichĆ© le statue si vedranno dall’alto.

 

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I Bagni termali di Pozzuoli: un’antica “guida”

I Bagni termali di Pozzuoli: l’iscrizione al Rione Terra

Collocata nel fornice della Porta di Napoli, che sorregge la rampa che conduce al borgo del Rione Terra, vi ĆØ una lapide marmorea, con un lungo testo in latino medievale, che descrive le acque termali di Pozzuoli, elencandone le proprietĆ  curative.

L’iscrizione cita i nomi e le proprietĆ  curative delle acque di ben venti fonti termali.

L’iscrizione ĆØ un celebre catalogo epigrafico in latino che descrive le proprietĆ  terapeutiche delle antiche sorgenti termali dei Campi Flegrei.
Il testo si basa sul famoso poema medievale De Balneis Puteolanis (I bagni di Pozzuoli) di Pietro da Eboli (XII secolo).

 

I Bagni termali di Pozzuoli: un'antica guida

 

I venti bagni

Di seguito si riporta l’elenco dei venti bagni (balnea) e dei rispettivi benefici medicinali elencati sulla lapide.

I. Bagno dei Cantarelli (Balneum Cantarelli): situato vicino a tre colonne, ossia nei pressi del Macello/Tempio di Serapide.
La sua acqua cura le ulcere, arresta il flusso di sangue, giova all’artrite e favorisce la guarigione delle ossa fratturate.

II. Bagno della Fontana (Balneum Fontanae): posto a lato del Bagno dei Cantarelli.
Concilia il sonno, lenisce il ventre, aumenta il latte materno e cura i bambini deboli.
Rimuove il bruciore di stomaco e ammorbidisce le parti indurite.

III. Bagno di Cicerone o dei Prati (Balneum Ciceronis seu Prati): ricostruito ai piedi del Monte Nuovo vicino alla spiaggia.
La sua acqua giova agli occhi (lipofisi), deterge le ulcere, allevia il corpo dagli umori e giova alla vescica eliminando la sabbia (calcoli).

IV. Bagno di Tripergola (Balneum Tripergula): situato sulla spiaggia a 80 passi oltre il bagno dei Prati.
La sua acqua toglie i difetti della mente, esilarizza il cuore, allevia il corpo, allontana vari dolori di stomaco e toglie la pesantezza dei piedi.

V. Bagno dell’Arco (Balneum Arcus): a 10 passi oltre Tripergola.
Restaura i corpi consumati, conforta lo stomaco, giova alle viscere inaridite.

 

 

VI. Bagno di Rainerio (Balneum Raynery): a 30 passi oltre l’Arco.
Sana la scabbia e l’impavida impetigine, monda il corpo putrido e restaura la pelle.

VII. Bagno di San Nicola (Balneum S. Nicolai): a 40 passi dopo il bagno di Rainerio.
Scalda i deboli e ridona le forze.

VIII. Bagno della Scrofa (Balneum Scrophae): dove finisce il Monte Nuovo e inizia la spiaggia di Lucrino.
Ha gli stessi effetti del bagno di Rainerio.

IX. Bagno di Santa Lucia (Balneum S. Luciae): situato tra il Lucrino e le radici del Monte Nuovo.
La sua acqua toglie il dolore delle giunture, distrugge le soffusioni recenti e le nebbie degli occhi, giova all’udito e toglie il ronzio.

X. Bagno di Santa Maria (Balneum S. Mariae): a 10 passi oltre il Lucrino sulla via che conduce all’Averno.
Giova al fegato, assolve dalla troppa frigiditĆ  e dal reumatismo, sana gli occhi dall’oftalmia, corrobora lo stomaco e induce il sonno.

Il Macello/Tempio di Serapide

XI. Bagno della Santa Croce (Balneum S. Crucis): la sua acqua sgorga in una valle profonda a destra scendendo verso l’Averno.
Libera mirabilmente dalla podagra, sana le giunture nervose, espelle il flegma, risolve i tumori del fegato e giova agli ipocondriaci.

XII. Bagno della Subcellaria (Balneum Subcellariae): a sinistra dell’antico e ingente edificio vicino al lago d’Averno.
Cura lo stomaco, toglie le febbri pigre, scioglie le urine ritenute, cura i vizi della pelle e favorisce la crescita dei capelli.

XIII. Bagno del Ferro (Balneum Ferri): sgorga dall’altra parte del detto edificio.
Cura il mal di testa e purga il sangue dagli occhi.
Allevia e toglie ogni macchia dall’udito.

XIV. Bagno della Grotta Palombaria o della Sibilla (Balneum Cryptae Palumbariae seu Sybillae): in un’altra parte del lago d’Averno.
Sana il capo e i reni, apre le vie dell’urina, toglie le nebbie dagli occhi e il vento dalle orecchie, espelle le passioni dello stomaco e del cuore.

XV. Bagno della Silviana (Balneum Silvianae): sgorga dall’Averno verso le stufe di Tritoli.
Purga il ventre dagli umori, sana dalle infermitĆ , riduce alla regola le mestruazioni deficienti o superflue e rende feconde le donne sterili.

XVI. Bagno di Tritoli (Balneum Tritoli): passi dopo la Silviana.
Conforta lo stomaco, cura le lacrime (degli occhi), libera gli idropici, proibisce le febbri e può supplire alle veci di tutti i bagni.

XVII. Bagno di San Giorgio (Balneum S. Georgy): posto sotto la salita per le stufe.
Rompe i calcoli della vescica ed espelle l’urina, difende dai dolori la fronte, le braccia, le mani, le anche e i piedi, e soccorre la podagra.

XVIII. Bagno del Pugillo (Balneum Pugilli): secondo bagno sotto la salita per le stufe.
Attenua il peso dei liquidi, toglie i dolori a capo e milza, sana le febbri e i brividi di freddo, conforta i deboli e restaura le membra consumate.

XIX. Stufa di Tritoli (Sudatorium Tritoli): scavata nel monte.
Evacua gli umori caldi, libera il capo e lo stomaco dal reumatismo, asciuga il flegma, allevia il corpo e conforta gli idropici e i podagrici.

XX. Bagno del Petrolio (Balneum Petroly): posto in un idromassaggio lungo la via Nuova che scende alle stufe.
Esilarizza il cuore, toglie tutte le macchie della pelle e corrobora mirabilmente le membra grosse sotto l’ascella e l’inguine.

 

I Bagni termali di Pozzuoli oggi modificati o scomparsi

L’epigrafe rappresenta una vera e propria mappa medica rinascimentale, che cita anche fonti medioevali.

Molte di queste sorgenti sono state modificate, sepolte o sono scomparse.

L’elenco ĆØ la testimonianza delle sorgenti termali esistenti a Pozzuoli dopo la nascita del Monte Nuovo, più volte citato nel testo epigrafico.

Il termalismo ancora oggi identifica i Campi flegrei come un territorio unico al mondo con stabilimenti termali attualmente attivi nella zona di Lucrino e dello Scalandrone.

 

Bibliografia

Adinolfi R., I Campi flegrei nell’AntichitĆ , vol. I Pozzuoli-Cuma, 1978, pp. 7-12.

Annecchino R., Le Terme flegree nella storia e nell’arte, in Atti del XIX Congresso Nazionale sui Campi Flegrei, 1928.

Daneu Lattanzi A. (a cura di), Pietro da Eboli, Nomina et virtute balneorum seu De Balneis Puteolorum et Baianum, vol. 2, 1962.

Plinio il vecchio, Naturalis Historia, libri XXXI, XXXV, XXXVI, XLVII.

Romano G., L’idroterapia termale, 2025.

 

Sitografia

Plinio Il Vecchio e i bagni napoletani nei Campi Flegrei

LE OSSERVAZIONI DEL GIOVANE CAMPANELLA SUL VULCANISMO DEI CAMPI FLEGREI

L’immagine in copertina ĆØ stata presa da italia.it e rappresenta una sorgente termale delle Terme Stufe di Nerone a Pozzuoli (Na).



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Convegno “Archeologia funeraria nei Campi Flegrei dal II a. C. al IV d. C.”

“Archeologia funeraria nei Campi Flegrei”: il contributo ricevuto

L’associazione, per l’anno solare 2025, ha beneficiato del contributo economico della Direzione Generale Educazione, Ricerca ed Istituti culturali.

Il contributo ĆØ finalizzato alla realizzazione del convegno scientifico “Archeologia funeraria nei Campi Flegrei dal II a.C. al IV d.C..“.

Il Convegno di Archeologia si terrĆ  nella primavera 2026 e vedrĆ  tra i relatori il prof. Luigi Cicala e la dott.ssa Maria Luisa Tardugno.

L’organizzazione sarĆ  a cura della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli, dell’UniversitĆ  Federico II, dell’UniversitĆ  della Campania ” Vanvitelli” e del Gruppo Archeologico dei Campi Flegrei.

I contributi non hanno carattere generale e sono privi di natura corrispettiva, retributiva e/o risarcitoria.

 


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Contributi economici della Direzione del Ministero della Cultura

Contributi economici per il convegno e pubblicazione volume

L’associazione per l’anno solare 2024 ha beneficiato di due contributi economici della Direzione Generale Educazione, Ricerca ed Istituti culturali per la realizzazione del convegno “Puteoli Portus, porti di Roma” e per la pubblicazione del volume “Horrea, granaria e sistemi di stoccaggio nei porti commerciali di Roma antica“.

I contributi non hanno carattere generale e sono privi di natura corrispettiva, retributiva o risarcitoria.

 

Convegno



Convegno “Puteoli-Portus, porti di Roma”

LunedƬ 27 gennaio ore 9.30, Scuola Superiore Meridionale

Invito per lunedƬ 27 gennaio ore 9.30 al convegno “Puteoli-Portus, porti di Roma“, aula 3 della Scuola Superiore Meridionale in Largo S. Marcellino, 10, 80138 Napoli NA (centro storico di Napoli).
Il convegno ĆØ stato realizzato grazie al contributo della Direzione generale Educazione, Ricerca e istituti Culturali.

Convegno Puteoli-Portus, porti di Roma: LunedƬ 27 gennaio ore 9.30 Scuola Superiore Meridionale