Il tempo e il destino: l’“Odissea” secondo Christopher Nolan

L’“Odissea” secondo Christopher Nolan, un film del 2026

Con il suo ultimo e monumentale kolossal intitolato Odissea, il regista britannico Christopher Nolan compie il suo viaggio più ambizioso, rileggendo il mito millenario di Omero attraverso le lenti della moderna psicanalisi e della destrutturazione temporale.

 

Il film, della durata di 172 minuti, si distacca dai canoni del classico film d’avventura mitologico per trasformarsi in un dramma intimo, cupo e profondamente pacifista, in cui il vero labirinto da esplorare non è il Mar Mediterraneo ma la mente umana.

 

Il tempo e il destino: l’Odissea secondo Christopher Nolan

Odisseo e le Sirene, Berlino, Staatlische Museen, Oinochoe attica a figure nere, 525-500 a.C.(https://www.museoarcheologiconapoli.it/event/parthenope-la-sirena-e-la-citta/)

La Trama: Un Mosaico Temporale di Colpa e Memoria

Coerentemente con la sua intera filmografia, Nolan rifiuta una narrazione lineare.
La trama si sviluppa su quattro piani temporali interconnessi che si rincorrono e si sovrappongono costantemente, evocando la metafora visiva della tela di Penelope:

  1. I dieci anni della sanguinosa e brutale guerra di Troia, mostrata senza sconti o mitizzazioni eroiche.
  2. I sette anni di prigionia psicologica sull’isola di Ogigia con la ninfa Calipso (Charlize Theron), dove Ulisse, confuso dagli effetti dei fiori di loto, tenta di ricostruire i propri ricordi frammentati.
  3. Il periglioso viaggio di ritorno per mare, costellato da incontri iconici riletti in chiave allucinatoria o horror, come la mutazione dei soldati operata da Circe (Samantha Morton).
  4. Il caos a Itaca, dove la spregiudicata fazione dei Proci, guidata dal mellifluo Antinoo (Robert Pattinson), stringe d’assedio la corte, costringendo il giovane Telemaco (Tom Holland) a imbarcarsi in una disperata ricerca del padre.

Il nucleo centrale della narrazione ruota attorno al concetto di nostos (il ritorno).

Tuttavia, il regista ribalta il finale omerico tradizionale: il ritorno a casa non è un lieto fine, ma la presa di coscienza che il tempo ha cambiato tutto in modo irreversibile.

Tornare non significa recuperare il passato, ma imparare ad accettare la devastazione che il tempo e la guerra hanno lasciato dietro di sé.

 

L’Odissea secondo Christopher Nolan, un film del 2026

 Scena del film

Personaggi, interpreti: profilo psicologico e tratti distintivi

Nolan, supportato da un cast stellare, destruttura gli archetipi epici per restituire figure complesse, fragili e spaventosamente moderne.

Ulisse (Matt Damon)

Lontano dall’eroe astuto e orgoglioso della tradizione, l’Ulisse nolaniano è delineato come un reduce tormentato.
Schiacciato dal senso di colpa per lo sterminio perpetrato a Troia tramite l’inganno del cavallo di legno.
La sua vera sfida non è sconfiggere i mostri, ma smettere di combattere il proprio destino e accettare la propria vulnerabilità.

Penelope (Anne Hathaway)

Non è una figura passiva che attende inerme.
La sua è una resistenza psicologica monumentale.
Penelope incarna la lucida fermezza di chi deve gestire il lutto della scomparsa e la pressione politica dei Proci, preservando l’ordine mentale e sociale di una patria al collasso.

Telemaco (Tom Holland)

Rappresenta l’avventatezza della giovinezza combinata con l’angoscia dell’abbandono.
Cresciuto all’ombra di un padre leggendario ma assente, Telemaco si lancia in mare non solo per dovere filiale, ma alla disperata ricerca di una propria identità speculare a quella del genitore.

Antinoo (Robert Pattinson)

L’antagonista principale non è un semplice bruto, bensì un manipolatore politico freddo e mellifluo.
Rappresenta la personificazione della sete di potere cinica e del decadimento morale che approfitta del vuoto istituzionale e della debolezza altrui.

Atena (Zendaya)

Descritta dalla critica come il vero cuore pulsante dell’opera, Atena non interviene come un deus ex machina visibile.
È piuttosto una coscienza interiore, la personificazione della saggezza universale e della natura stessa che guida Ulisse verso l’accettazione della realtà.

 

Un’Opera sul Trauma del Presente

Attraverso la superba fotografia in IMAX di Hoyte van Hoytema e le musiche viscerali di Ludwig Göransson, Nolan trasforma l’epica classica in un j’accuse pacifista contro le derive geopolitiche contemporanee.

L’identità di Ulisse si dissolve nel mare per poi ricomporsi solo quando l’eroe impara a guardarsi dentro, accettando che l’unica vera terra d’approdo è la pace con le proprie debolezze.

L’Odissea secondo Christopher Nolan

Scena del film

L’Amazzone di Baia nelle nuove sale del Padiglione del Cavaliere

L’Amazzone di Baia al Museo Archeologico dei Campi Flegrei

L’opera scultorea, che qui si presenta, è la testa dell’“Amazzone” conservata al Museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia.
Il museo è ospitato nel Castello di Baia e raccoglie reperti provenienti dall’area flegrea.

Si tratta di una scultura legata al famoso tema greco dell’Amazzone ferita, un soggetto nato nel V secolo a.C. e noto attraverso copie romane di originali greci in bronzo perduti.

Il tema era associato alla gara artistica per il santuario di Artemide a Efeso in Asia Minore (attuale Turchia), come scrive Plinio il Vecchio, a cui parteciparono scultori come Policleto, Fidia e Cresila.

 

L'Amazzone di Baia nelle nuove sale del Padiglione del Cavaliere al Museo Archeologico dei Campi Flegrei

 

Fu rinvenuta nei primi anni Venti del Novecento nel porto di Baia

Nella bottega di Baia, come è noto, si realizzavano copie fedeli di statue originali greche celebri e tra queste anche la nostra Amazzone esposta nelle sale di recente apertura nel padiglione del Cavaliere.

Rinvenuta nei primi anni Venti del Novecento nel porto di Baia, tra resti di strutture sommerse pertinenti probabilmente al palazzo imperiale, la testa di Amazzone, in marmo pentelico, h 29 cm, mostra l’ideale dell’Amazzone sconfitta ma nobile, cioè una guerriera forte che, pur ferita, mantiene la sua dignità e la sua bellezza.

 

Chi erano le Amazzoni?

I Greci vedevano le Amazzoni come un popolo di donne guerriere che vivono senza uomini in una società separata.
Per la mentalità greca antica questo era un capovolgimento dell’ordine tradizionale, quindi il conflitto diventava simbolico, ossia la civiltà greca contro un mondo selvaggio.

 

Quali sono gli Eroi greci che combattono contro di loro?

Secondo il mito Eracle affronta le Amazzoni per conquistare la cintura della regina Ippolita come una delle sue fatiche.
Un altro eroe è Teseo che viene collegato alla guerra contro le Amazzoni e al rapimento e sposalizio di Ippolita in alcune versioni.

 

Chi era Pentesilea?

Pentesilea era la regina delle amazzoni.
Ella durante la guerra di Troia, aiutò i Troiani a combattere contro i Greci, ma venne uccisa da Achille (Quinto Smirneo, Posthomerica, III-IV secolo d.C.).

Secondo gli attuali studi sull’iconografia l’amazzone baiana, improbabile Pentesilea, è vicina ai modelli iconografici diffusi nel V sec. a.C., che rappresentavano l’Amazzone ferita.
Pertanto si potrebbero trovare confronti con l’Amazzone ferita, conservata ai Musei Capitolini, un esemplare copia romana dell’amazzone di Policleto, firmata dal copista ateniese Sosikles.

 

 

Riferimenti bibliografici

D’Antonio M., Campi Flegrei. Guida alla scoperta delle Terre di fuoco, Napoli, 2003.

D’ Antonio M., Campi Flegrei. Viaggio lento alle radici della storia tra paesaggi, arte, sapori e tradizioni, Napoli, 2021.

Gialanella C., Nova antiqua phlegraea, Napoli, 2003.

Miniero P., Zevi F. (a cura di), Museo Archeologico dei Campi Flegrei. Catalogo generale. Liternum, Baia, Miseno, Napoli, vol. 3, 2008, p.125.

Sitografia

Museo archeologico dei Campi Flegrei e Castello di Baia

Statua di Amazzone ferita firmata da Sosikles

Testa di Amazzone, progetto MUSAS


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