Viaggio studio in Campania per gli studenti dell’University Western of Australia [FOTO]

Viaggio studio in Campania: Puteoli incontra l’Australia

Grande stupore e meraviglia ha suscitato la storia della cittĆ  di Pozzuoli nell’animo dei giovani studenti dell’University Western of Australia in viaggio studio in Campania, durante il tour organizzato dal Gruppo Archeologico dei Campi Flegrei giovedƬ 22 gennaio 2026.

Viaggio studio in Campania per gli studenti dell'University Western of Australia

 

In visita all’Anfiteatro flavio, al Rione Terra, al Porto e al Tempio di Serapide

Lo sguardo sul Golfo di Pozzuoli li ha immersi in un passato apparentemente lontano nel tempo, ma sempre vivo, proprio come il vulcano flegreo.

Camminando sul basolato di Puteoli, percorrendo i vicoli del Borgo vicereale fino al Tempio-Cattedrale, dove felicemente si sposa il candore dell’augusteo marmo bianco con le seicentesche tonalitĆ  calde, i giovani del continente oceanico hanno ammirato la preziositĆ  dei siti archeologici della cittĆ  romana, fondata nel 194 a.C.

Il porto, con i suoi traghetti e i suoi pescherecci, ĆØ stato la cornice ideale per ricordare l’esistenza di una Puteoli sommersa, costituita da magazzini e dai quartieri suburbani, dove abitavano anche i Nabatei.

E poi, i vulcanici scorci panoramici fino alle isole, il macellum-Tempio di Serapide e l’Anfiteatro Flavio.

Si ringraziano il professor Giovanni Mauro dell’UniversitĆ  Vanvitelli, il Parco Archeologico dei Campi flegrei, per aver consentito la visita studio al percorso archeologico, e la prof.ssa Maria Rosaria Francomacaro dell’University Western of Australia per aver scelto la Campania come destinazione della vacanza studio.

La galleria di immagini

Condividiamo alcune foto dei giovani studenti dell’University Western of Australia in viaggio studio in Campania, una bella giornata da ricordare šŸ™‚


Piscina Mirabilis e Villa del Torchio (con rito dedicato a Giunone): doppia visita guidata [domenica 1 febbraio]

La villa del torchio di Quarto con rito dedicato a Giunone Februa

Iniziamo il mese di febbraio, dedicato a Giunone Februa (colei che guarisce), con la visita guidata gratuita alla Villa del Torchio di Quarto (NA) domenica 1 FEBBRAIO 2026 alle ore 16:00.

Le guide turistiche del Gruppo Archeologico dei Campi Flegrei illustreranno ai visitatori la storia della Villa del torchio, evidenziando gli aspetti che rendono unico il sito archeologico di etĆ  romana, portato alla luce nel 2006.

La villa rustica, assimilabile ad una moderna fattoria, ĆØ una delle strutture con funzione produttiva, che meglio si conserva nei Campi Flegrei.
L’edificio presenta un impianto quadrangolare, preceduto da un cortile con portico su pilastri.
Sorta presumibilmente negli ultimi anni del II sec. a. C., la villa presenta varie fasi costruttive e successive modifiche, che testimoniano una continuitĆ  di vita fino al IV-V sec. d. C.
Il rinvenimento in alcuni ambienti della villa di un torcularium e di una cella vinaria, consente di ipotizzare che l’edificio fosse un centro di produzione del vino.
Nella villa ĆØ stato ritrovato, anche, un forno che permetteva la produzione di pane e focacce.

Al termine della visita guidata sarĆ  ricordato il rito dedicato a Giunone Februa, dal cui epiteto deriva il nome del mese di Febbraio!

La passeggiata archeologica, autorizzata dal Comune di Quarto e dal Parco Archeologico dei Campi Flegrei, ĆØ gratuita per tutti i visitatori.

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Piscina Mirabilis e Villa del Torchio (con rito dedicato a Giunone): doppia visita guidata [domenica 1 febbraio]

 

Scopri le meraviglie di Piscina Mirabilis e di Cento Camerelle

Immergiti nella storia di Bacoli romana, visitando “Piscina mirabilis”, punto di arrivo dell’acquedotto del Serino.
Opera grandiosa di etĆ  augustea utilizzata per fornire l’acqua di sorgente alla vicino porto militare dI Misenum..
Proseguiremo con una piacevole passeggiata tra š¢ šÆš¢šœšØš„š¢ ššžš„ š›šØš«š šØ (šž š©ššš§šØš«ššš¦š¢ š¦šØš³š³šššŸš¢ššš­šØ) fino a raggiungere š„šž š¦š¢š¬š­šžš«š¢šØš¬šž š‚šžš§š­šØ š‚ššš¦šžš«šžš„š„šž, l’antico complesso di cisterne frequentato da protagonisti della Storia, chiamate anche “Prigioni di Nerone” nella tradizione popolare.

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  • quando: DOMENICA 1 FEBBRAIO 2026 dalle ore 10:00
  • raduno: appuntamento in Villa Comune di fronte al Bar De Giovanni, in via Miseno 7, Bacoli
  • durata: due ore e mezzo
  • la Piscina Mirabilis e le Cento Camerelle si trovano entrambe a Bacoli e sono molto vicine fra loro: la distanza ĆØ di circa 400 metri, quindi pochi minuti a piedi
  • costo: 15€: il contributo prevede il biglietto di ingresso ad entrambi i siti – la piscina Mirabilis e Cento Camerelle -, la visita guidata accompagnati da una guida del Gruppo Archeologico Campi Flegrei
  • prenotazione obbligatoria:
    – cellulare:Ā +39 388 835 2036
    – scrivimi su WhatsApp al +39 388 835 2036
    – e-mail:Ā info@gruppoarcheologicocampiflegrei.it

 

Piscina Mirabilis e Villa del Torchio (con rito dedicato a Giunone): doppia visita guidata [domenica 1 febbraio]

 

Il ponte romano di via Salvator Rosa (con la sorpresa de ‘O sole mio)

Il ponte romano di via Salvator Rosa per collegare Neapolis e Puteoli

Rinvenuto nel 2000 durante i lavori della metro, il ponte di via Salvator Rosa ĆØ parte della via Antiniana “per colles”, la prima strada realizzata intorno al 470 a.C. per unire Neapolis (Napoli) a Puteoli (Pozzuoli) attraverso la collina del Vomero.

L’arteria proveniente da Pozzuoli risaliva la Loggetta e la Canzanella, raggiungeva la collina del Vomero e dell’Arenella e, passando per Antignano, scendeva per via Conte della Cerra, via Salvator Rosa e proseguiva lungo un percorso compreso fra i Ventaglieri ed il Cavone.
Proseguiva  dalle parti dello Spirito Santo da dove allora si entrava nella cittĆ .

Una vera e propria arteria che, diramandosi fra diversi luoghi della cittĆ , rendeva possibile gli scambi commerciali e propiziava la nascita di aggregati abitativi lungo il suo percorso.

Il ponte romano di Salvator Rosa all'ingresso della stazione della linea1 della metropolitana di Napoli

 

Il ponte romano di via Salvator Rosa: informazioni storiche

Pubblichiamo le informazioni riportate su un pannello presente all’ingresso della stazione della metropolitana di Salvator Rosa di Napoli (cartello, tra l’altro, imbrattato con spray) per documentare l’importanza del ponte romano di Salvator Rosa.

 

Nel corso dei lavori di realizzazione della stazione Salvator Rosa della Metropolitana Linea1 di Napoli, inglobate in parte in un edificio del XVIII secolo, sono venute alla luce strutture archeologiche riferibili ad un ponte‑viadotto di etĆ  imperiale.

Tale struttura, costituita da sette arcate, doveva essere originariamente molto più ampia e si sviluppava probabilmente giĆ  dall’attuale incrocio tra Via Girolamo Santacroce e Via Conte della Cerra.

Il ponte‑viadotto fu realizzato probabilmente per superare il forte dislivello che esisteva tra l’antica via Antiniana, il cui tracciato era incassato tra sponde molto alte e una residenza sorta sulla collinetta dove si estende l’attuale Via Maio, e piazza Leonardo, una posizione amena da cui si poteva ammirare il panorama del Golfo di Napoli.

Le strutture archeologiche erano state inglobate nel corso del Settecento in un fabbricato, caratterizzato da locali disposti intorno ad un cortile, destinati ad ospitare depositi e stalle. Quattro mangiatoie inserite nel muro romano e una serie di nicchiette rivestite con riggiole – databili agli inizi dell’Ottocento – sono state recuperate e restaurate, quale testimonianza del rifunzionalizzazione delle strutture nel corso dei secoli.

Del ponte romano di Salvator Rosa risultarono conservati alcune parti di un fornice, con una cospicua porzione di volta, ed altri sei setti murari in loro paralleli, che costituivano i piedritti degli archi.
Gli ultimi due sulla destra formavano la spalla del viadotto che proprio da quel punto prendeva l’avvio.

Opera databile all’etĆ  imperiale

Il viadotto, databile per tipologia e tecnica costruttiva all’etĆ  imperiale, fu realizzato in opera mista.
Le ghiere degli archi sono costituite da mattoni bipedali (cm 60 ca di lato) accuratamente ammorsati.
Le volte, del tipo a botte, furono realizzate con una gettata di opera cementizia in una cassaforma lignea retta da cĆ©ntine, la cui impronta delle tavole di legno ĆØ ancora visibile nell’intradosso della volta.

Sull’estradosso delle volte poggiava il piano stradale del ponte che, probabilmente, era lastricato con basoli.

Il recupero del viadotto ĆØ passato attraverso un vasto intervento di restauro, nato con l’intento di procedere al recupero statico delle strutture antiche, rendendole nel contempo, mediante anche delle integrazioni, più leggibili nelle loro funzioni, e di preservarne l’identitĆ  culturale e storica.

 

La targa per Giovanni Capurro, autore dei versi de ” ‘O sole mio”

Al secondo ingresso della stazione di Salvator Rosa, a pochi metri dal ponte romano, lungo l’edificio abbellito con i raggi solari dell’artista Mimmo Paladino, Ć© presente una targa posta dal Comune di Napoli in onore Giovanni Capurro, l’autore degli intramontabili versi de “‘O sole mio“.

Va ricordato un dettaglio storico che ci riporta alla difficile attualitĆ ! La composizione musicale dei versi, scritti da Capurro nel 1898, fu opera di Eduardo Di Capua che, in quel periodo, si trovava a Odessa sul Mar Nero.

CosƬ, la visita al ponte romano di via Salvator Rosa regala questa ulteriore sorpresa: un sito archeologico nel cuore della cittƠ, una targa per ricordare un paroliere, la musica per collegare Napoli e la cittƠ ucraina oggi assediata dalla follia della guerra.

Il ponte romano di Salvator Rosa: a pochi metri, la targa dedicata a Giovanni Capurro autore dei versi di O sole mio

 

La galleria fotografica

Condividiamo alcuni scatti del ponte romano di Salvator Rosa, sito archeologico presente all’ingresso della stazione della linea1 della metropolitana di Napoli (e la meritata targa dedicata a Giovanni Capurro).
Ringraziamo Mario Monfrecola, autore delle foto.

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La Pietra Bianca di Quarto. Storia e significato dell’iscrizione [FOTO]

La Pietra Bianca di Quarto in ricordo della giovane moglie di 25 anni

La Pietra Bianca di Quarto ĆØ un’antica lapide funeraria di etĆ  romana, databile al I sec. d.C., inserita all’interno di un contesto funerario più ampio, posto sul versante orientale della piana di Quarto, in prossimitĆ  del collegamento viario con Neapolis.

La lapide funeraria è così chiamata per il colore bianco del marmo con cui è stata realizzata.
Il suo ritrovamento, nel 1777, ha influenzato la toponomastica, attribuendo il nome di “via Pietra Bianca” alla strada principale della localitĆ  in cui fu rinvenuta.
Il reperto archeologico presenta nello specchio epigrafico una dedica commemorativa che Lucius Marius Iunianus rivolge alla giovane moglie, Varia Iusta, che visse poco più di venticinque anni.

La stele funeraria si presenta decorata da un frontone, da una patera (piatto) e da un elegante urceus (brocca).
Inoltre, sono visibili gli incassi a coda di rondine per i forfices, utilizzati per lo spostamento della lapide.

 

La Pietra Bianca di Quarto: una lapide funeraria di etĆ  romana del I sec. d.C.

 

L’iscrizione

Sulla parte frontale della Pietra Bianca di Quarto ĆØ presente la seguente iscrizione in lingua latina:

Variae Sp(uri) F(iliae)

Iustae

L(ucius) Marius

Iunianus

uxori

rarissimae

sanctitatis

vixit ann(is) XXV

mens(ibus) XI dieb(us) XVIII

Segue una proposta di traduzione:

“Lucio Mario Iuniano alla moglie Giusta Varia, figlia di Spurio (?), di rarissima onestĆ . Visse 25 anni, 11 mesi e 18 giorni.”

L’abbreviazione “sp” sembrerebbe riferita al praenomen (nome) del padre.
La gens Varia ĆØ attestata non solo a Puteoli, anche se raramente, ma anche a Capua e a Pompei.

La Pietra Bianca di Quarto: l'incisione

 

La Pietra Bianca di Quarto: dove si trova

L’ara funeraria che assegna il nome alla via “Pietra Bianca”, Ć© in una traversa a poche centinaia di metri dalla villa comunale di Quarto (vedi anche indicazioni Google Maps).

 

Per approfondire

Per maggiori dettagli sulla storia di Quarto e dei suoi principali siti archeologici si rimanda alla pubblicazione “La villa con necropoli La Fescina di Quarto” di Raffaella Iovine (2023).
L’opera ĆØ acquistabile:

 

Bibliografia

 G.A.N. (a cura di), Quarto flegreo. Materiali per lo studio storico archeologico di Quarto flegreo, Napoli, 1980. pp. 96-97, n.12.

Beltrami L., Il sangue degli antenati, Bari, 1998, pp. 115-118.

Camodeca G. et alii (a cura di), Materiali per lo studio storico archeologico di Quarto flegreo, Napoli, 2013, pp. 206-208.

Iovine R., Gli scavi archeologici della villa con necropoli “La Fescina” di Quarto, p. 14.

 

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Alla Villa del Torchio di Quarto: la prima visita del 2026 con brindisi [FOTO]

Alla Villa del Torchio con brindisi di auguri per il 2026!

Quale migliore contesto della Villa del Torchio per inaugurare il 2026 con la prima visita guidata nel segno di Giano?
E dopo aver narrato e scoperto la storia della villa romana di Quarto, segue il brindisi augurale per il nuovo anno!

PerchƩ non va dimenticato un aspetto fondamentale: ogni visita guidata Ʃ condivisione di tempo, voglia di conoscenza, impegno.

Da parte nostra nell’organizzare e proporre passeggiate speciali, capaci di catturare l’attenzione di ogni singolo partecipante.
E per chi partecipa, invece, la curiositĆ  di scoprire le meraviglie del passato, l’interesse per il territorio, la fiducia riposta nel Gruppo Archeologico Campi Flegresi APS.
Che speriamo di ripagare sempre con professionalitĆ , accoglienza, cordialitĆ , passione.

E, per l’occasione, anche con un brindisi augurale per il 2026 šŸ™‚

Alla Villa del Torchio di Quarto: la prima visita del 2026 con brindisi

 

Le foto del brindisi

Condividiamo alcuni scatti della visita alla Villa del Torchio di Quarto di inizio 2026.
Vi aspettiamo ai prossimi eventi, nel mentre auguri a tutti per un magnifico nuovo anno!

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