La statua di Serapide al MANN (e l’errata denominazione del Macellum di Pozzuoli) [FOTO]

La statua di Serapide al MANN

Visitiamo il MANN, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, con un obiettivo preciso: fotografare la statua del dio Serapide.
La foto é un ottimo pretesto per chiarire l’equivoco sul perché il Macellum di Pozzuoli viene (erroneamente) indicato come “Tempio di Serapide”.

La statua di Serapide del MANN è una marmorea scultura, databile tra la fine del II e l’inizio del III secolo d.C., proveniente dal Macellum (cosiddetto Tempio di Serapide) di Pozzuoli.
Il dio è raffigurato seduto in trono, con l’aspetto severo e barbuto, la cui iconografia fonde i tratti di Zeus e di Ade.​
Indossa una lunga tunica, un mantello e sulla testa porta il tipico “modio”, ovvero un copricapo cilindrico legato al simbolismo del grano e dell’oltretomba.

Accanto al trono compare Cerbero, il cane infernale, che sottolinea il ruolo di Serapide come signore del mondo dei morti e giudice delle anime.

La statua di Serapide al MANN

 

La statua di Serapide al MANN: la descrizione presente al museo

Il Macellum (mercato alimentare) di Puteoli, detto Tempio di Serapide dal ritrovamento di una statua della divinità, sin dal Settecento ha attirato l’attenzione di studiosi e viaggiatori sia per la ricchezza dell’arredo marmoreo sia per i visibili effetti del bradisismo.

Macellum, detto (erroneamente) Tempio di Serapide

Un’ampia corte porticata circondata da botteghe distribuite in parte su due livelli, ospitava il mercato alimentare della città.
Secondo gli studi più recenti, il monumento fu edificato tra il I e il II secolo d.C., prendendo il posto di un precedente mercato noto solo dalle fonti già dal II secolo a.C.

All’inizio del III secolo, negli anni tra Settimio Severo e Alessandro Severo, furono aggiunte un’ampia esedra sul muro di fondo, preceduta da un portico con quattro colossali colonne in marmo cipollino, che reggevano un frontone triangolare in marmo dell’Asia Minore, e una tholos: un basamento circolare sormontato da un giro di colonne di marmo colorato provenienti dall’antica Teos in Asia Minore, destinata a monumentalizzare una fontana e alcune vasche, utilizzate forse per la pulizia e la vendita di pesce e frutti di mare.

Il monumento, noto fin dal Settecento con il nome di “Vigna delle tre colonne”, fu oggetto di ricerche non solo archeologiche.
La sua particolare posizione e la presenza nel sottosuolo di sorgenti, ne hanno fatto nei secoli un singolare indicatore per lo studio del bradisismo.
L’abbassamento e l’innalzamento del suolo costiero allagano periodicamente le strutture del Macellum.
L’acqua e i molluschi litodomi (datteri di mare) nei secoli vi hanno lasciato segni e tracce, che hanno rappresentato una fonte primaria per lo studio del fenomeno e del suo sviluppo nel corso dei secoli. Il primo scienziato a parlare di bradisismo fu Charles Lyell, geologo scozzese dell’Ottocento, seppellito a Londra nella Cattedrale di Whesminster.

L’errata denominazione

Il ricco corredo scultoreo del monumento doveva adornare soprattutto l’esedra del lato di fondo, verosimilmente dedicata ad attività di culto con lo scopo di proteggere i commerci.
Di fronte alle colonne, su basamenti iscritti, erano statue della famiglia imperiale dei Severi, mentre nelle nicchie dell’abside dovevano trovare posto sia il gruppo di Oreste ed Elettra sia la statua del dio Serapide in trono, qui esposta.

Proprio il rinvenimento di quest’ultima scultura, insieme alla notizia – ricavata da famose iscrizioni – dell’esistenza di un tempio dedicato alle divinità egizie sulla ripa, ha generato l’erronea identificazione di questo monumento con il Tempio di Serapide. La statua del dio Serapide, che si trova al Museo dei Campi Flegrei nel Castello di Baia nella sezione Puteoli, è una copia della scultura qui in foto.

 

La statua di Serapide al MANN

 

Uno zoom su Cerbero, il cane infernale

Nella statua di Serapide al MANN, Cerbero è raffigurato come un cane mostruoso tricefalo, strettamente legato alla funzione “infernale” di Serapide giudice dei morti.

È posto a lato del trono del dio, verso la mano che Serapide tende in avanti: il gesto richiama l’idea del signore degli inferi che domina e tiene a bada il guardiano dell’Ade.

Le tre teste alludono al controllo sui tre “ambiti” del regno dei morti (ingresso, interno e uscita) e alla vigilanza assoluta: mitologicamente Cerbero impedisce ai vivi di entrare e ai morti di fuggire.​

Nella tradizione figurativa simile (Serapide con Cerbero della Galleria Borghese) il corpo del cane è spesso avvolto da una coda-serpente: il dettaglio sottolinea ancora di più il carattere ctonio, velenoso e minaccioso dell’animale.

 

Cerbero, il cane infernale ai piedi di Serapide

 

Webgrafia

Macellum / Tempio di Serapide, Parco Archeologico Campi Flegrei

 

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