Convegno “Archeologia funeraria nei Campi Flegrei dal II a. C. al IV d. C.”

“Archeologia funeraria nei Campi Flegrei”: il contributo ricevuto

L’associazione, per l’anno solare 2025, ha beneficiato del contributo economico della Direzione Generale Educazione, Ricerca ed Istituti culturali.

Il contributo ĆØ finalizzato alla realizzazione del convegno scientifico “Archeologia funeraria nei Campi Flegrei dal II a.C. al IV d.C..“.

Il Convegno di Archeologia si terrĆ  nella primavera 2026 e vedrĆ  tra i relatori il prof. Luigi Cicala e la dott.ssa Maria Luisa Tardugno.

L’organizzazione sarĆ  a cura della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli, dell’UniversitĆ  Federico II, dell’UniversitĆ  della Campania ” Vanvitelli” e del Gruppo Archeologico dei Campi Flegrei.

I contributi non hanno carattere generale e sono privi di natura corrispettiva, retributiva e/o risarcitoria.

 


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Il diploma militare di Quarto. La decifrazione dell’iscrizione

La testimonianza di un diploma militare di Quarto ritrovato in una villa rustica

La sala XXXIII del Museo Archeologico dei Campi Flegrei, nel Castello di Baia (Bacoli, provincia di Napoli), ospita un’assoluta raritĆ , ovvero il diploma militare del pretoriano Lucio Camelio Severo, ritrovato nel 1987 nella sua villa rustica lungo l’attuale Corso Italia a Quarto (NA) dall’archeologo Paolo Caputo.

Si tratta di una lamina di bronzo ā€œriciclataā€ di 14,6 x11 cm e di 1 mm di spessore, la cui iscrizione testimonia che il soldato, della tribù Palatina di Puteoli, avendo prestato servizio nell’XI coorte Urbana di Roma per 20 anni, riceve il congedo e il permesso di sposare una donna senza la cittadinanza romana (ā€œperegrinaā€).

I figli nati da questa unione sarebbero stati a tutti gli effetti dei cittadini romani.
Il diploma militare di Quarto reca una data corrispondente al 7 gennaio (il settimo giorno prima delle Idi di gennaio) del 224 d. C..
In quel periodo erano consoli, per la seconda volta, Claudio Giuliano e C. Bruzio Crispino, mentre l’Imperatore era Alessandro Severo, successore del cugino Eliogabalo.

Sullo stesso diploma militare sono riportati tre testi diversi, che testimoniano il riuso della lamina di bronzo nel tempo.

 

Ipotesi di traduzione

Si riporta un’ipotesi di traduzione della Tavola 1 presente sul lato esterno.

Imp(erator) Caes(ar), divi Antonini Magni
Pii ilius, divi Severi Pii nep(os),
M. Aurellius Severus Alexander, Pius,
Felix, Aug(ustus), pontif(ex) max(imus), trib(unicia) pot(estate) III, co(n)s(ul),
p(ater) p(atriae),
nomina militum, qui militaverunt in
cohortibus urbanis Severianis quattuor
X XI XII XIIII, subieci, quibus fortiter
et pie in militia functi sunt, ius tribui
conubii dumtaxat cum singulis
et primis uxoribus, ut, etiam si peregri-
• •
ni iuris feminas in matrimonio suo
iunxerint, proinde liberos tollant
ac si ex duobus civibus Romanis natos.
A(nte) d(iem) VII Id(us) Ian(uarias)
App(io) Claudio Iuliano II, C(aio) Bruttio Crispino co(n)s(ulibus).
Coh(ors) XI urb(ana) Severiana
L(ucio) Camelio L(uci) f(ilio) Pal(atina) Severo
P<u>teolis
Descript(um) et ) recogneitx( um tabula aerea qu(a)e ixa
est Rom(a)e in muro pos(t) templ(um) divi Aug(usti) ad Minervam.
L’imperatore Cesare, figlio del divino Antonino Magno Pio,
nipote del divino Severo Pio,
Marco Aurelio Severo Alessandro, Pio,
Felice, Augusto, pontefice massimo, investito per la terza volta della potestĆ  tribunizia, console, padre della patria,

(ho riportato) i nomi dei soldati che hanno militato
nelle quattro coorti urbane Severiane, la X, XI, XII e XIV,
ai quali, poichƩ hanno compiuto il servizio militare con coraggio e lealtƠ,
ho concesso il diritto di matrimonio soltanto con le prime mogli, affinchƩ, anche se abbiano sposato
donne di condizione giuridica straniera (“peregrina”),
possano riconoscere i figli come legittimi
come se fossero nati da due cittadini romani.
Il settimo giorno prima delle Idi di gennaio,
essendo consoli per la seconda volta Appio Claudio Giuliano
e Gaio Bruttio Crispino.
Coorte XI urbana Severiana.
A Lucio Camelio Severo, figlio di Lucio, della tribù Palatina,
di Pozzuoli.
Copia e verifica conforme alla tavola di bronzo che ĆØ affissa a Roma,
sul muro dietro il tempio del divo Augusto, presso il tempio di Minerva.

 Il reperto di valore militare ĆØ il più recente di altri diplomi militari del periodo romano ritrovati in Europa.

Bibliografia

G. Camodeca, Diploma militare per un urbanicianus di Puteoli del 7 gen. 224, in Accademia di archeologia, lettere e belle arti, volume LXXVII, 2014-2015, pp. 319-329.


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La statua di Serapide al MANN (e l’errata denominazione del Macellum di Pozzuoli) [FOTO]

La statua di Serapide al MANN

Visitiamo il MANN, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, con un obiettivo preciso: fotografare la statua del dio Serapide.
La foto Ć© un ottimo pretesto per chiarire l’equivoco sul perchĆ© il Macellum di Pozzuoli viene (erroneamente) indicato come “Tempio di Serapide”.

La statua di Serapide del MANN ĆØ unaĀ marmorea scultura, databile tra la fine del II e l’inizio del III secolo d.C., proveniente dal Macellum (cosiddetto Tempio di Serapide) di Pozzuoli.
Il dio ĆØ raffigurato seduto in trono, con l’aspetto severo e barbuto, la cui iconografia fonde i tratti di Zeus e di Ade.​
Indossa una lunga tunica, un mantello e sulla testa porta il tipico ā€œmodioā€, ovvero un copricapo cilindrico legato al simbolismo del grano e dell’oltretomba.

Accanto al trono compare Cerbero, il cane infernale, che sottolinea il ruolo di Serapide come signore del mondo dei morti e giudice delle anime.

La statua di Serapide al MANN

 

La statua di Serapide al MANN: la descrizione presente al museo

Il Macellum (mercato alimentare) di Puteoli, detto Tempio di Serapide dal ritrovamento di una statua della divinitĆ , sin dal Settecento ha attirato l’attenzione di studiosi e viaggiatori sia per la ricchezza dell’arredo marmoreo sia per i visibili effetti del bradisismo.

Macellum, detto (erroneamente) Tempio di Serapide

Un’ampia corte porticata circondata da botteghe distribuite in parte su due livelli, ospitava il mercato alimentare della cittĆ .
Secondo gli studi più recenti, il monumento fu edificato tra il I e il II secolo d.C., prendendo il posto di un precedente mercato noto solo dalle fonti già dal II secolo a.C.

All’inizio del III secolo, negli anni tra Settimio Severo e Alessandro Severo, furono aggiunte un’ampia esedra sul muro di fondo, preceduta da un portico con quattro colossali colonne in marmo cipollino, che reggevano un frontone triangolare in marmo dell’Asia Minore, e una tholos: un basamento circolare sormontato da un giro di colonne di marmo colorato provenienti dall’antica Teos in Asia Minore, destinata a monumentalizzare una fontana e alcune vasche, utilizzate forse per la pulizia e la vendita di pesce e frutti di mare.

Il monumento, noto fin dal Settecento con il nome di “Vigna delle tre colonne”, fu oggetto di ricerche non solo archeologiche.
La sua particolare posizione e la presenza nel sottosuolo di sorgenti, ne hanno fatto nei secoli un singolare indicatore per lo studio del bradisismo.
L’abbassamento e l’innalzamento del suolo costiero allagano periodicamente le strutture del Macellum.
L’acqua e i molluschi litodomi (datteri di mare) nei secoli vi hanno lasciato segni e tracce, che hanno rappresentato una fonte primaria per lo studio del fenomeno e del suo sviluppo nel corso dei secoli. Il primo scienziato a parlare di bradisismo fu Charles Lyell, geologo scozzese dell’Ottocento, seppellito a Londra nella Cattedrale di Whesminster.

L’errata denominazione

Il ricco corredo scultoreo del monumento doveva adornare soprattutto l’esedra del lato di fondo, verosimilmente dedicata ad attivitĆ  di culto con lo scopo di proteggere i commerci.
Di fronte alle colonne, su basamenti iscritti, erano statue della famiglia imperiale dei Severi, mentre nelle nicchie dell’abside dovevano trovare posto sia il gruppo di Oreste ed Elettra sia la statua del dio Serapide in trono, qui esposta.

Proprio il rinvenimento di quest’ultima scultura, insieme alla notizia – ricavata da famose iscrizioni – dell’esistenza di un tempio dedicato alle divinitĆ  egizie sulla ripa, ha generato l’erronea identificazione di questo monumento con il Tempio di Serapide. La statua del dio Serapide, che si trova al Museo dei Campi Flegrei nel Castello di Baia nella sezione Puteoli, ĆØ una copia della scultura qui in foto.

 

La statua di Serapide al MANN

 

Uno zoom su Cerbero, il cane infernale

Nella statua di Serapide al MANN, Cerbero ĆØ raffigurato come un cane mostruoso tricefalo, strettamente legato alla funzione ā€œinfernaleā€ di Serapide giudice dei morti.

ƈ posto a lato del trono del dio, verso la mano che Serapide tende in avanti: il gesto richiama l’idea del signore degli inferi che domina e tiene a bada il guardiano dell’Ade.

Le tre teste alludono al controllo sui tre ā€œambitiā€ del regno dei morti (ingresso, interno e uscita) e alla vigilanza assoluta: mitologicamente Cerbero impedisce ai vivi di entrare e ai morti di fuggire.​

Nella tradizione figurativa simile (Serapide con Cerbero della Galleria Borghese) il corpo del cane ĆØ spesso avvolto da una coda-serpente: il dettaglio sottolinea ancora di più il carattere ctonio, velenoso e minaccioso dell’animale.

 

Cerbero, il cane infernale ai piedi di Serapide

 

Webgrafia

Macellum / Tempio di Serapide, Parco Archeologico Campi Flegrei

 

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Visite guidate a Quarto. Alla scoperta della villa romana!

Visite guidate a Quarto. La Villa del Torchio

Desideri esplorare i tesori nascosti dei Campi Flegrei?
Le visite guidate a Quarto ti offriranno l’opportunitĆ  di scoprire la straordinaria Villa del Torchio!

Questi affascinanti resti dell’epoca romana raccontano storie di vita quotidiana, commercio e cultura nell’antica Puteoli.
Con il Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS potrai vivere un’esperienza indimenticabile, guidato da esperte guide turistiche del territorio flegreo.

Visite guidate a Quarto: alla scoperta della villa romana!

 

I dettagli delle nostre visite guidate a Quarto

Le visite guidate a Quarto rappresentano un’opportunitĆ  unica per immergersi nella ricca storia archeologica di questo affascinante territorio campano.

Quarto, situato nei Campi Flegrei, ĆØ un luogo dove la storia romana si manifesta attraverso resti ben conservati e siti di grande valore scientifico e culturale.

Il Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS organizza visite guidate personalizzate per privati, gruppi, associazioni e scolaresche, adattando l’esperienza alle esigenze e agli interessi di ciascun visitatore.
Ogni visita guidata ĆØ un’occasione per apprendere direttamente dai professionisti, scoprire dettagli affascinanti e comprendere il contesto storico e archeologico dei siti visitati.

 

La Villa del Torchio. Una finestra sul passato romano

Portata alla luce nel 2005 durante gli scavi in localitĆ  Masullo, questa villa rustica romana rappresenta uno dei rari esempi di strutture ben conservate nella regione.
La villa ĆØ databile tra la fine del II secolo a.C. e il V secolo d.C., un periodo di grande prosperitĆ  economica per l’antica Puteoli.

La Villa del Torchio non ĆØ semplicemente un edificio antico. Il complesso archeologico ĆØ una testimonianza vivente della vita quotidiana e dell’economia rurale dell’epoca romana.
La produzione di vino era un’attivitĆ  centrale nell’economia dei Campi Flegrei e la villa forniva il vino per l’antica cittĆ  di Puteoli, un importante porto commerciale del Mediterraneo.

Visitare la Villa del Torchio significa toccare con mano la storia di questa prosperitĆ  economica e comprendere come gli antichi romani sfruttavano le risorse del territorio.

E’ possibile ammirare la villa del torchio di Quarto con foto scattate dal drone.

Visite guidate a Quarto: alla scoperta della villa romana!

 

PerchƩ scegliere il Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS

Le visite guidate a Quarto organizzate dal Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS offrono un’esperienza autentica e professionale.
Le guide sono esperte nel campo dell’archeologia e della storia locale, con una profonda conoscenza del territorio e dei siti archeologici.
Questo garantisce che ogni visita sia educativa, interessante e ricca di dettagli.

Una mission dell’associazione.

Il Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS ĆØ un Ente del Terzo Setore che ha tra le sue mission, il coinvolgimento di turisti, curiosi, appassionati e le nuove generazioni, contribuento alla trasmissione dei valori della memoria, della tutela del patrimonio culturale e della valorizzazione dei siti archeologici.

Il tuo supporto aiuta a mantenere vivi questi siti e a promuovere la ricerca e l’educazione.

 

Come prenotare le visite guidate a Quarto (e dintorni)

Per informazioni e prenotazioni, contattateci ai seguenti canali!

 Ti aspettiamo šŸ™‚

 

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Visita guidata al Parco Archeologico di Cuma. Alla scoperta dei misteri della Sibilla Cumana!

Visita guidata al Parco Archeologico di Cuma

Proponiamo una visita guidata al Parco Archeologico di Cuma, alla scoperta dell’Antro della Sibilla, dei templi antichi e dei panorami spettacolari sul mar Tirreno.

Un percorso tra mito e archeologia, dalle gallerie scavate nel tufo ai templi di Apollo e Giove, dove ancora si respira l’atmosfera dei racconti virgiliani.

Durante la visita parleremo della storia di Cuma, prima colonia greca d’Occidente, dei culti antichi e delle leggende legate alla Sibilla Cumana.

L’itinerario della visita guidata al Parco Archeologico di Cuma ĆØ adatto sia agli appassionati di storia e archeologia sia a chi desidera semplicemente scoprire un luogo affascinante immerso nella natura.

Visita guidata al Parco Archeologico di Cuma: alla scoperta dei misteri della Sibilla Cumana!

Il percorso tra mito e archeologia

Raggiungeremo l’Acropoli, la parte alta del Parco Archeologico di Cuma, dove si ergono i resti dei templi di Apollo e di Giove, affacciati su uno scenario spettacolare tra mare, lago Fusaro e Campi Flegrei.
Qui parleremo della fondazione di Cuma, prima colonia greca d’Occidente, del ruolo strategico della cittĆ  e delle trasformazioni in etĆ  romana, quando il santuario continuò a vivere e rinnovarsi nel tempo.

Cuore della visita sarĆ  naturalmente l’Antro della Sibilla, il suggestivo corridoio scavato nella roccia che la tradizione identifica come il luogo dei vaticini della celebre profetessa cumana.
Entreremo in questo ambiente carico di fascino e di mistero, raccontando le leggende legate alla Sibilla Cumana, i collegamenti con l’Eneide di Virgilio e le ipotesi archeologiche sulla funzione e la datazione del complesso.

SarĆ  l’occasione per unire filologia, mito e archeologia in un’unica esperienza narrativa.

 

Dettagli dell’evento

  • quando: scegliamo insieme la data!
  • raduno: appuntamento all’ingresso del Parco Archeologico di Cuma, Strada Provinciale Cuma-Licola – 80078 Pozzuoli (NA)
  • durata: due ore

Il percorso si svolge prevalentemente a piedi, con alcuni tratti in salita e scale, per cui sono consigliate scarpe comode.

 

Come prenotare la visita guidata al Parco Archeologico di Cuma

Per informazioni e prenotazioni, contattateci ai seguenti canali:

Ti aspettiamo per un viaggio tra mito e archeologia, accompagnati dalla voce senza tempo della Sibilla Cumana (segue una galleria fotografica di una precedente visita guidata al Parco Archeologico di Cuma).

 

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Cosa vedere ai campi flegrei. Cinque imperdibili itinerari (e qualche idea)

Cosa vedere ai campi flegrei: le nostre visite guidate

Se ti chiedi cosa vedere ai Campi Flegrei, le nostre visite guidate personalizzate ti offrono l’occasione di vivere esperienze su misura: dal Parco Archeologico di Cuma al magnifico Anfiteatro di Pozzuoli, dalle terme di Baia al misterioso Rione Terra, fino ai percorsi naturalistici nei crateri e nei laghi vulcanici.

Ogni visita ĆØ pensata per valorizzare la storia e le peculiaritĆ  del luogo, con spiegazioni accurate e racconti coinvolgenti.

Che tu sia un appassionato di archeologia o un curioso alla scoperta del territorio, le nostre guide (autorizzate Regione Campania) ti accompagneranno in un viaggio indimenticabile nel cuore dei Campi Flegrei!

Cosa vedere ai Campi Flegrei? Una visita guidata al Rione Terra e al Duomo di Pozzuoli!

 

Cartoline dai Campi Flegrei

Cosa vedere ai Campi Flegrei?
IĀ Campi FlegreiĀ sono un luogo dove storia, archeologia e natura convivono in un equilibrio affascinante.

Vulcani, templi sommersi, antiche cittĆ  romane e paesaggi mozzafiato rendono quest’area una tappa imperdibile per chi ama scoprire le radici più autentiche della nostra terra.

Insieme ad una guidata del Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS scoprirai un territorio unico al mondo!

Faro di Capo Miseno

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Proposte per itinerari, passeggiate, escursioni

Si possono inserire nel percorso di visita siti non previsti in questo elenco, come Reggia di Caserta, Ville di Stabia, Casina Vanvitelliana del Fusaro (Bacoli), Mann, Museo di Capodimonte, Villa del Pausillipon, Parco Vergiliano e Cripta Neapolitana, siti meno noti come Villa romana del torchio di Quarto.

Ecco le nostre principali proposte (da personalizzare):

Il viaggio continua con un salto a Napoli e dintorni:

Le tariffe Guida turistica verranno concordate a seconda del tipo di itinerario scelto.
Contattaci ed insieme struttureremo il percorso di visita:



Quarto Flegreo da scoprire. Dalla Villa del Torchio alla Fescina [FOTO]

Quali sono le origini del toponimo Quarto?

Il nome della cittadina di Quarto, rappresenta una distanza, infatti molto probabilmente deriva dal latino ad quartum, ossia il “quarto miglio” della via Consolare Campana che univa Pozzuoli a Capua.
Questa via consolare era essenziale per il commercio tra il porto flegreo di Puteoli e l’interno campano per raggiungere la via Appia.
Tale posizione rende Quarto un nodo logistico importante, un territorio ricco di punti di interesse, siti archeologici mete di nostri eventi periodici e visite guidate personalizzate.

La villa del torchio (visita gratuita l’ultima e la prima domenica del mese, anche su prenotazione in altri giorni)

La villa romana ĆØ stata portata alla luce nel 2005 ed ĆØ una delle poche strutture a carattere rustico che ben si conserva nei Campi Flegrei. La scoperta, lo scavo e il progetto di restauro e musealizzazione ĆØ stato condotto dalla Dottoressa Ascione Michela.
L’edificio presenta un impianto quadrangolare, preceduto da un cortile con portico su pilastri.
Sorta presumibilmente negli ultimi anni del II sec. a. C., la struttura presenta varie fasi costruttive e successive modifiche che testimoniano una continuitĆ  di vita fino al IV-V sec. d. C.

Il rinvenimento in alcuni ambienti della villa di un torcularium e di una cella vinaria, consente di ipotizzare che l’edificio fosse un centro di produzione di vino.

Per ammirare la bellezza della Villa del Torchio di Quarto, segnaliamo le foto scattate, dal socio Mario Monfrecola, dal drone con scatti successivi da cinquanta metri d’altezza a scendere fino a raggiungere il sito archeologico: guarda le foto dal drone.

La villa del torchio di Quarto ĆØ visitabile gratuitamente ogni prima, ultima domenica del mese e su prenotazione.

Quarto Flegreo: la Villa del Torchio

 

La Fescina, il simbolo di Quarto Flegreo

La Fescina ĆØ un mausoleo a cuspide piramidale che svetta nel complesso archeologico di via Brindisi.

Venne costruita tra l’etĆ  augustea e il I secolo d.C. e si distingue per la forma a piramide, un unicum.
A dimostrazione dell’importanza e dell’unicitĆ  del sito, la Fescina ĆØ oggi considerata uno dei simboli più riconoscibili del Comune di Quarto Flegreo.

Per approfondire, si consulti la pagina della Soprintendenza Archeologica per l’Area Metropolitana di Napoli dedicata alla Fescina. E’ possibile, anche, acquistare il volume “La villa con necropoli La fescina” edito nel 2023 contattando l’associazione.

La Fescina, il simbolo di Quarto Flegreo

 

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La lucerna d’oro di Pompei. Un dono di Nerone al Tempio di Venere? [FOTO]

La lucerna d’oro di Pompei (I secolo d.C.) esposta al MANN

La lucerna d’oro di Pompei, oggi conservata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN), ĆØ uno dei reperti più straordinari provenienti dall’area del Tempio di Venere, la divinitĆ  tutelare della colonia romana.

Databile al I secolo d.C., la lucerna ĆØ realizzata in oro massiccio.
Presenta bilicne, a due beccucci per gli stoppini e una decorazione a motivi vegetali.

Il peso, pari a circa 900 grammi, rende evidente come non si trattasse di un oggetto destinato all’uso quotidiano ma di un manufatto di carattere votivo e cerimoniale, concepito per un contesto sacro di altissimo livello.

 

La lucerna d’oro di Pompei esposta al MANN, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli

 

Un dono imperiale attribuito a Nerone per Venere

Per il luogo di rinvenimento, la cronologia e l’eccezionalitĆ  del materiale, la lucerna d’oro di Pompei ĆØ generalmente interpretata come un’offerta imperiale.

In ambito divulgativo e storiografico essa ĆØ tradizionalmente attribuita all’imperatore Nerone.
La politica culturale e religiosa di Nerone mostrò una particolare attenzione per il culto di Venere.
Va tuttavia precisato che l’attribuzione a Nerone non ĆØ sostenuta da iscrizioni o fonti dirette ma rappresenta un’ipotesi consolidata, basata su elementi di contesto storico e simbolico.

La lucerna costituisce, dunque, una testimonianza preziosa non solo dell’oreficeria romana di etĆ  imperiale ma anche del rapporto tra potere politico, religione e rappresentazione simbolica nella Pompei del I secolo d.C.

Un imperdibile gioiello d’arte romana da vedere assolutamente alla prosima visita al MANN!

 

La lucerna d’oro di Pompei esposta al MANN: un dono imperiale attribuito a Nerone per Venere

 

La lucerna d’oro di Pompei: didascalia e storia presente al MANN

Per completezza di informazione, riportiamo i contenuti dei cartelli presenti al MANN relativi al Tempio di Venere e alla lucerna d’oro.

La lucerna d’oro di Pompei: la didascalia presente al MANN

 

Il tempio di Venere e il dono di Nerone

Nel 1863, durante gli scavi del tempio, fu rinvenuta un’eccezionale lucerna d’oro, unica nel suo genere, datata nel I secolo d.C.
La sua presenza all’interno dell’edificio ĆØ collegata presumibilmente a un dono offerto alla dea da parte di esponenti di rango elevato.
Un’iscrizione graffita nella Casa di Giulio Polibio (IX, 13,3) recita “Munera Poppaea misit Veneri sanctissimae berullum helencumque, unio mixtus erat”. Non era, infatti, difficile che Persone Appartenenti alla cerchia Imperiale facessero delle offerte.
Il santuario ospitava giĆ  molte dediche di famiglie eminenti della cittĆ  ed ĆØ presumibile che l’offerta di oreficerie, legate alla dea, sancisse un momento importante del restauro del tempio, danneggiato dal cataclisma.


Webgrafia

La lucerna d’oro di Pompei. Un dono di Nerone a Venere pompeiana, di S. De Caro

La lucerna di Nerone, la favolosa Villa di Oplontis e le meraviglie ancora celate sotto i lapilli, Linkiesta.it. Alberto Angela e la lucerna d’oro di Pompei

The Ancient Graffiti Project

Ringraziamo il nostro socio Mario Monfrecola per le foto


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