I sedici anni del Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS: 7 luglio 2026
I sedici anni del Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS sono un traguardo importante, da sottolineare.
Unāassociazione, che opera sul territorio da cinque lustri (e un anno), rappresenta una realtĆ rara, da valorizzare e, ci auguriamo, da apprezzare sempre di più.
Non desideriamo autocelebrarci, ma vogliamo condividere questo momento.
Il 7 luglio 2026, giorno simbolico per il compleanno del Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS – fondato sedici anni fa dalla volontĆ della nostra presidente Raffaella Iovine – festeggeremo insieme questo anniversario.
Il regalo? Il nuovo logo.
I sedici anni del Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS tra passione e valorizzazione del territorio
Quel ā16ā in evidenza racconta molto di noi: la giovane etĆ dellāassociazione (in fondo, siamo ancora adolescenti), ma anche la passione di tante persone ā archeologi, guide turistiche, informatici, fotografi, insegnanti e tutti i partecipanti alle nostre attivitĆ ā che nel tempo hanno contribuito a costruire una realtĆ oggi punto di riferimento nei Campi Flegrei.
In questi sedici anni, lunghi eppure volati, quanti siti abbiamo visitato e raccontato?
Luoghi noti e meno conosciuti, tutti presentati con cura e passione, con un obiettivo chiaro: far conoscere le bellezze dei Campi Flegrei e contribuire alla tutela del loro straordinario patrimonio storico e culturale.
Eppure, i sedici anni del Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS sono soltanto una tappa di un percorso che guarda al futuro, con nuovi progetti, nuove visite guidate e la stessa passione che ci accompagna da quel 7 luglio del 2010.
Come seguirci
Per restare aggiornati su eventi, visite e attivitĆ dell’associazione sono presenti diversi canali, tutti sempre aggiornati e mai invadenti:
Quante volte siamo stati al Rione Terra di Pozzuoli o in visita al Parco Archeologico di Cuma? Dunque, ĆØ un’emozione speciale rivedere su Rai1 le immagini di quei siti a noi tanto cari! Lo stesso vale per le meraviglie del Parco Archeologico di Cuma e il leggendario Antro della Sibilla raccontati dal direttore Fabio Pagano.
Una nota di merito ai due simpatici conduttori Margherita Granbassi e Nicola āTintoā Prudente: con la loro simpatia e leggerezza mostrano all’intera Italia le bellezze archeologiche e gastronomiche del nostro amato territorio.
I dati di ascolto
La puntata di Linea Verde sui Campi Flegrei di domenica 28 giugno ha registrato oltre 2.625.000 telespettatori, registrando uno share del 23,9%.
Un risultato straordinario a dimostrazione del fascino intramontabile dei Campi Flegrei.
Come visitare i Campi Flegrei
Se la trasmissione di Rai1 ha stuzzicato la curiositĆ di tanti spettatori, ĆØ il momento di visitarli di persona. E allora, affidatevi al Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS che, da anni, organizza visite guidate nei Campi Flegrei per privati, gruppi, associazioni, scuole.
Contattateci ai nostri numeri e insieme struttureremo il miglior percorso di visita personalizzato:
Se le foglie potessero vantarsi, quelle dell’acanto direbbero: “Io ho decorato il mondo antico!”
Un fiore con il portamento di un aristocratico
Il fiore di acanto ĆØ una pianta mediterranea che ama il sole filtrato e i terreni ben drenati. Le sue foglie grandi, lucide e profondamente incise formano una rosetta imponente, mentre tra la tarda primavera e l’inizio dell’estate ā generalmente da maggio a luglio ā si innalzano spettacolari spighe fiorite che possono superare il metro e mezzo d’altezza.
I fiori, bianchi con sfumature violacee, sembrano piccole bocche spalancate, protette da eleganti brattee color vino.
Insomma, più che una semplice infiorescenza, una sfilata di alta moda botanica.
La leggenda che cambiò l’architettura
La fama dell’acanto non deriva tanto dai suoi fiori quanto dalle sue foglie. Secondo una celebre leggenda raccontata dall’architetto romano Vitruvio, tutto iniziò con una cesta.
Lo scultore greco Callimaco passò accanto alla tomba di una giovane fanciulla. Sopra il sepolcro era stata lasciata una cesta coperta da una tegola. Col tempo, una pianta di acanto crebbe attorno alla cesta, facendo incurvare elegantemente le foglie contro la tegola.
Callimaco rimase incantato da quella composizione naturale e la trasformò nel capitello corinzio, destinato a diventare uno degli elementi più raffinati dell’architettura classica.
Da allora, milioni di foglie di pietra hanno imitato una pianta vera.
Greci: eleganza e rinascita
Per gli antichi Greci l’acanto rappresentava soprattutto:
la vita che rinasce;
la bellezza che sopravvive al tempo;
l’armonia tra natura e arte.
Le sue foglie, capaci di ricrescere anche dopo essere state tagliate, erano viste come simbolo di vitalitĆ e resilienza. Non sorprende, quindi, che decorassero templi dedicati agli dĆØi e monumenti funerari.
Romani: lusso, prestigio e un pizzico di ostentazione
I Romani ereditarono dai Greci la passione per il fiore di acanto, ma la reinterpretarono nel loro stile, ossia era più grande, più ricco, più spettacolare.
Le foglie di acanto comparvero ovunque:
capitelli;
fregi;
sarcofagi;
ville patrizie;
mosaici;
argenterie.
Il linguaggio segreto del fiore di acanto
Nel corso dei secoli questa pianta ha accumulato una lunga lista di significati simbolici:
šæ immortalitĆ , grazie alla sua straordinaria capacitĆ di ricrescere;
šæ protezione, per le foglie robuste e spinose di alcune specie;
šæ arte e creativitĆ , essendo diventata uno dei motivi ornamentali più celebri della storia.
Una fioritura che non passa inosservata
Quando l’acanto fiorisce, lo fa senza alcuna timidezza.
Le alte spighe sembrano candelabri vegetali popolati da decine di piccoli fiori che attirano api e bombi. La fioritura può durare diverse settimane e, anche una volta sfiorita, la pianta mantiene un portamento elegante.
Le foglie, invece, continuano a dominare il giardino per gran parte dell’anno, ricordando che la vera celebritĆ della famiglia non sono i fiori… ma loro.
L’acanto oggi: una celebritĆ senza tempo
Passeggiando tra chiese romaniche, palazzi rinascimentali o edifici neoclassici, ĆØ impossibile non incontrare l’acanto scolpito nella pietra. Ć uno dei rarissimi casi in cui una pianta ĆØ riuscita a diventare un’icona universale dell’arte.
CosƬ, mentre molte piante si limitano a fiorire, l’acanto può permettersi di sorridere tra le sue foglie monumentali e pensare: “Io non ho solo decorato i giardini… ho decorato la storia.”
āāāāāāāāāāāāāāāā
Vuoi organizzare una visita guidata nei Campi Flegrei (e dintorni)? Contattaci subito!
“Pecunia non olet“. Il denaro non puzza o più comunemente detto “i soldi non hanno odore”.
Ć una delle frasi latine più celebri di sempre e nasce da una storia che dimostra quanto i Romani sapessero trasformare qualsiasi risorsa… in denaro.
L’imperatore Vespasiano (69-79 d.C.), impegnato a risanare le finanze dell’Impero, dopo la guerra civile del 69 d.C., reintrodusse una tassa sull’urina (vectigal urinae), un’imposta che colpiva il commercio dell’urina raccolta nelle latrine pubbliche e private.
Non era una tassa “usufruire dei servizi igienici”, come spesso si racconta, ma un’imposta pagata da chi acquistava l’urina, una materia prima molto richiesta da conciatori (coriarii) e da lavandai (fullones). L’ammoniaca naturale presente nell’urina fungeva da potente detergente e sgrassante, rendendo la materia prima estremamente redditizia per l’economia di Roma.
Secondo Svetonio, il figlio ed erede Tito trovava quella tassa indecorosa. Vespasiano, allora, prese una moneta proveniente da quell’imposta, gliela mise sotto il naso e gli chiese:
«Odora forse?»
Alla risposta negativa del figlio, concluse:
“Atqui e lotio est.” (“Eppure proviene dall’urina.”)
Da quell’episodio nacque il celebre motto:
Pecunia non olet ā Il denaro non puzza, o più comunemente detto “I soldi non hanno odore!”
Molti pensano che Vespasiano abbia inventato i bagni pubblici. In realtĆ ĆØ un equivoco.
Le latrine pubbliche esistevano giĆ da almeno due secoli, dalla Roma repubblicana e in tutte le principali cittĆ dell’Impero. L’imperatore si limitò a tassare il commercio dell’urina che vi veniva raccolta.
Il nome “vespasiani”, attribuito agli orinatoi pubblici tra Ottocento e Novecento (soprattutto in Francia e poi in Italia), nacque proprio come ironico ricordo dell’imperatore e della sua famosa tassa. Non esiste una legge romana che istituƬ i “vespasiani”, infatti il termine ĆØ molto più recente.
A Puteoli… le latrine erano dentro il Macellum!
Anche Puteoli, uno dei principali porti commerciali del Mediterraneo, in etĆ romana, possedeva servizi igienici all’avanguardia.
Nel Macellum di Pozzuoli, conosciuto impropriamente come Tempio di Serapide, gli archeologi hanno individuato due latrine pubbliche, sistemate a destra e a sinistra del lato settentrionale del Macellum.
Una posizione strategica per mercanti, marinai, clienti e cittadini che potevano usufruire dei servizi igienici senza allontanarsi dall’area commerciale.
I sedili erano disposti l’uno accanto all’altro, senza separazioni. Sotto di essi scorreva continuamente acqua corrente che convogliava i rifiuti nella rete fognaria, mentre davanti ai piedi correva un secondo canaletto destinato al risciacquo della tersorium, la celebre spugna fissata a un bastoncino che faceva le veci della carta igienica.
Le latrine erano persino luoghi di incontro, infatti si discuteva di commerci, di politica, di affari e delle novitĆ del giorno!
Un esempio di economia circolare… di duemila anni fa
L’urina raccolta nelle latrine non veniva buttata via. Grazie al suo contenuto di ammoniaca era preziosa per le fullonicae, le lavanderie romane che la utilizzavano per sgrassare e sbiancare i tessuti, e per le concerie impegnate nella lavorazione delle pelli.
Quella che oggi consideriamo un rifiuto era una vera materia prima, tanto preziosa da essere tassata dallo Stato.
E allora, la prossima volta che osserverete il Macellum di Pozzuoli fermatevi davanti alle sue antiche latrine.
Vi troverete davanti non solo a un esempio straordinario dell’ingegneria romana ma anche al luogo ideale per ricordare che una delle frasi più famose della storia ĆØ nata… grazie a una tassa sulla pipƬ.
Fonti
Svetonio, De Vita Caesarum ā Divus Vespasianus, 23.
Cassio Dione, Historia Romana, Libro LXV.
Parco Archeologico dei Campi Flegrei.
Lawrence Keppie, The Making of the Roman Army.
Barry Hobson, Latrinae et Foricae. Toilets in the Roman World (1999).
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Vuoi organizzare una visita guidata al Macellum di Pozzuoli e Campi Flegrei (e dintorni)? Contattaci subito!
La fortezza, immersa nella luce del tramonto, offre unāesperienza più raccolta e suggestiva rispetto alle visite diurne.
L’attraversamento del ponte levatoio restitusce da subito la percezione dellāantico sistema difensivo. Il nuovo Padiglione del Cavaliere (leggi anche la storia dellāAmazzone di Baia), uno degli spazi più apprezzati dai partecipanti per il suo recente allestimento e per le emozioni al di lĆ del tempo che lo accompagna. E poi la coinvolgente Sala Cuma, dove il gruppo si immerge tra le vicende del territorio flegreo in unāatmosfera resa ancora più intensa dalla visita serale.
Senza dimenticare un momento semplice ma molto gradito: la degustazione di un dolce, occasione per condividere impressioni e commenti.
Ecco, la nostra visita guidata al castello di Baia trasforma una normale sera dāestate in unāoccasione diversa, tra cultura e convivialitĆ .
I dettagli della visita serale [dal 4 luglio e tutti i sabato dalle ore 20,00]
Il Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS organizza la visita guidata personalizzata al Castello di Baia per privati, associazioni, gruppi:
quando: sabato 4 luglio (e tutti i successivi sabato di luglio dalle ore 20,00)
dove: appuntamento allāingresso del Castello di Baia
ĆØ possibile parcheggiare lāauto nei parcheggi limitrofi
Come prenotare la tua visita guidata al Castello di Baia di sera
Per informazioni e prenotazioni per la tua visita guidata contattaci ai seguenti canali:
I Bagni termali di Pozzuoli: l’iscrizione al Rione Terra
Collocata nel fornice della Porta di Napoli, che sorregge la rampa che conduce al borgo del Rione Terra, vi ĆØ una lapide marmorea, con un lungo testo inlatino medievale, che descrive le acque termali di Pozzuoli, elencandone le proprietĆ curative.
Lāiscrizione cita i nomi e le proprietĆ curative delle acque di ben venti fonti termali.
L’iscrizione ĆØ un celebre catalogo epigrafico in latino che descrive le proprietĆ terapeutiche delle antiche sorgenti termali dei Campi Flegrei. Il testo si basa sul famoso poema medievale De Balneis Puteolanis (I bagni di Pozzuoli) di Pietro da Eboli (XII secolo).
I venti bagni
Di seguito si riporta l’elenco dei venti bagni (balnea) e dei rispettivi benefici medicinali elencati sulla lapide.
I. Bagno dei Cantarelli (Balneum Cantarelli): situato vicino a tre colonne, ossia nei pressi del Macello/Tempio di Serapide. La sua acqua cura le ulcere, arresta il flusso di sangue, giova all’artrite e favorisce la guarigione delle ossa fratturate.
II. Bagno della Fontana (Balneum Fontanae): posto a lato del Bagno dei Cantarelli. Concilia il sonno, lenisce il ventre, aumenta il latte materno e cura i bambini deboli. Rimuove il bruciore di stomaco e ammorbidisce le parti indurite.
III. Bagno di Cicerone o dei Prati (Balneum Ciceronis seu Prati): ricostruito ai piedi del Monte Nuovo vicino alla spiaggia. La sua acqua giova agli occhi (lipofisi), deterge le ulcere, allevia il corpo dagli umori e giova alla vescica eliminando la sabbia (calcoli).
IV. Bagno di Tripergola (Balneum Tripergula): situato sulla spiaggia a 80 passi oltre il bagno dei Prati. La sua acqua toglie i difetti della mente, esilarizza il cuore, allevia il corpo, allontana vari dolori di stomaco e toglie la pesantezza dei piedi.
V. Bagno dell’Arco (Balneum Arcus): a 10 passi oltre Tripergola. Restaura i corpi consumati, conforta lo stomaco, giova alle viscere inaridite.
VI. Bagno di Rainerio (Balneum Raynery): a 30 passi oltre l’Arco. Sana la scabbia e l’impavida impetigine, monda il corpo putrido e restaura la pelle.
VII. Bagno di San Nicola (Balneum S. Nicolai): a 40 passi dopo il bagno di Rainerio. Scalda i deboli e ridona le forze.
VIII. Bagno della Scrofa (Balneum Scrophae): dove finisce il Monte Nuovo e inizia la spiaggia di Lucrino. Ha gli stessi effetti del bagno di Rainerio.
IX. Bagno di Santa Lucia (Balneum S. Luciae): situato tra il Lucrino e le radici del Monte Nuovo. La sua acqua toglie il dolore delle giunture, distrugge le soffusioni recenti e le nebbie degli occhi, giova all’udito e toglie il ronzio.
X. Bagno di Santa Maria (Balneum S. Mariae): a 10 passi oltre il Lucrino sulla via che conduce all’Averno. Giova al fegato, assolve dalla troppa frigiditĆ e dal reumatismo, sana gli occhi dall’oftalmia, corrobora lo stomaco e induce il sonno.
XI. Bagno della Santa Croce (Balneum S. Crucis): la sua acqua sgorga in una valle profonda a destra scendendo verso l’Averno. Libera mirabilmente dalla podagra, sana le giunture nervose, espelle il flegma, risolve i tumori del fegato e giova agli ipocondriaci.
XII. Bagno della Subcellaria (Balneum Subcellariae): a sinistra dell’antico e ingente edificio vicino al lago d’Averno. Cura lo stomaco, toglie le febbri pigre, scioglie le urine ritenute, cura i vizi della pelle e favorisce la crescita dei capelli.
XIII. Bagno del Ferro (Balneum Ferri): sgorga dall’altra parte del detto edificio. Cura il mal di testa e purga il sangue dagli occhi. Allevia e toglie ogni macchia dall’udito.
XIV. Bagno della Grotta Palombaria o della Sibilla (Balneum Cryptae Palumbariae seu Sybillae): in un’altra parte del lago d’Averno. Sana il capo e i reni, apre le vie dell’urina, toglie le nebbie dagli occhi e il vento dalle orecchie, espelle le passioni dello stomaco e del cuore.
XV. Bagno della Silviana (Balneum Silvianae): sgorga dall’Averno verso le stufe di Tritoli. Purga il ventre dagli umori, sana dalle infermitĆ , riduce alla regola le mestruazioni deficienti o superflue e rende feconde le donne sterili.
XVI. Bagno di Tritoli (Balneum Tritoli): passi dopo la Silviana. Conforta lo stomaco, cura le lacrime (degli occhi), libera gli idropici, proibisce le febbri e può supplire alle veci di tutti i bagni.
XVII. Bagno di San Giorgio (Balneum S. Georgy): posto sotto la salita per le stufe. Rompe i calcoli della vescica ed espelle l’urina, difende dai dolori la fronte, le braccia, le mani, le anche e i piedi, e soccorre la podagra.
XVIII. Bagno del Pugillo (Balneum Pugilli): secondo bagno sotto la salita per le stufe. Attenua il peso dei liquidi, toglie i dolori a capo e milza, sana le febbri e i brividi di freddo, conforta i deboli e restaura le membra consumate.
XIX. Stufa di Tritoli (Sudatorium Tritoli): scavata nel monte. Evacua gli umori caldi, libera il capo e lo stomaco dal reumatismo, asciuga il flegma, allevia il corpo e conforta gli idropici e i podagrici.
XX. Bagno del Petrolio (Balneum Petroly): posto in un idromassaggio lungo la via Nuova che scende alle stufe. Esilarizza il cuore, toglie tutte le macchie della pelle e corrobora mirabilmente le membra grosse sotto l’ascella e l’inguine.
I Bagni termali di Pozzuoli oggi modificati o scomparsi
L’epigrafe rappresenta una vera e propria mappa medica rinascimentale, che cita anche fonti medioevali.
Molte di queste sorgenti sono state modificate, sepolte o sono scomparse.
L’elenco ĆØ la testimonianza delle sorgenti termali esistenti a Pozzuoli dopo la nascita del Monte Nuovo, più volte citato nel testo epigrafico.
Il termalismo ancora oggi identifica i Campi flegrei come un territorio unico al mondo con stabilimenti termali attualmente attivi nella zona di Lucrino e dello Scalandrone.
Bibliografia
Adinolfi R., I Campi flegrei nell’AntichitĆ , vol. I Pozzuoli-Cuma, 1978, pp. 7-12.
Annecchino R., Le Terme flegree nella storia e nell’arte, in Atti del XIX Congresso Nazionale sui Campi Flegrei, 1928.
Daneu Lattanzi A. (a cura di), Pietro da Eboli, Nomina et virtute balneorum seu De Balneis Puteolorum et Baianum, vol. 2, 1962.
Plinio il vecchio, Naturalis Historia, libri XXXI, XXXV, XXXVI, XLVII.
L’Amazzone di Baia al Museo Archeologico dei Campi Flegrei
Lāopera scultorea, che qui si presenta, ĆØ la testa dellāāAmazzoneā conservata al Museo Archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia. Il museo ĆØ ospitato nel Castello di Baia e raccoglie reperti provenienti dallāarea flegrea.
Si tratta di una scultura legata al famoso tema greco dellāAmazzone ferita, un soggetto nato nel V secolo a.C. e noto attraverso copie romane di originali greci in bronzo perduti.
Il tema era associato alla gara artistica per il santuario di Artemide a Efeso in Asia Minore (attuale Turchia), come scrive Plinio il Vecchio, a cui parteciparono scultori come Policleto, Fidia e Cresila.
Fu rinvenuta nei primi anni Venti del Novecento nel porto di Baia
Nella bottega di Baia, come ĆØ noto, si realizzavano copie fedeli di statue originali greche celebri e tra queste anche la nostra Amazzone esposta nelle sale di recente apertura nel padiglione del Cavaliere.
Rinvenuta nei primi anni Venti del Novecento nel porto di Baia, tra resti di strutture sommerse pertinenti probabilmente al palazzo imperiale, la testa di Amazzone, in marmo pentelico, h 29 cm, mostra lāideale dellāAmazzone sconfitta ma nobile, cioĆØ una guerriera forte che, pur ferita, mantiene la sua dignitĆ e la sua bellezza.
Chi erano le Amazzoni?
I Greci vedevano le Amazzoni come un popolo di donne guerriere che vivono senza uomini in una societĆ separata. Per la mentalitĆ greca antica questo era un capovolgimento dellāordine tradizionale, quindi il conflitto diventava simbolico, ossia la civiltĆ greca contro un mondo selvaggio.
Quali sono gli Eroi greci che combattono contro di loro?
Secondo il mito Eracle affronta le Amazzoni per conquistare la cintura della regina Ippolita come una delle sue fatiche. Un altro eroe ĆØ Teseo che viene collegato alla guerra contro le Amazzoni e al rapimento e sposalizio di Ippolita in alcune versioni.
Chi era Pentesilea?
Pentesilea era la regina delle amazzoni. Ella durante la guerra di Troia, aiutò i Troiani a combattere contro i Greci, ma venne uccisa da Achille (Quinto Smirneo, Posthomerica, III-IV secolo d.C.).
Secondo gli attuali studi sullāiconografia l’amazzone baiana, improbabile Pentesilea, ĆØ vicina ai modelli iconografici diffusi nel V sec. a.C., che rappresentavano lāAmazzone ferita. Pertanto si potrebbero trovare confronti con lāAmazzone ferita, conservata ai Musei Capitolini, un esemplare copia romana dell’amazzone di Policleto, firmata dal copista ateniese Sosikles.
Riferimenti bibliografici
D’Antonio M., Campi Flegrei. Guida alla scoperta delle Terre di fuoco, Napoli, 2003.
D’ Antonio M., Campi Flegrei. Viaggio lento alle radici della storia tra paesaggi, arte, sapori e tradizioni, Napoli, 2021.
Gialanella C., Nova antiqua phlegraea, Napoli, 2003.
Miniero P., Zevi F. (a cura di), Museo Archeologico dei Campi Flegrei. Catalogo generale. Liternum, Baia, Miseno, Napoli, vol. 3, 2008, p.125.
Castello di Baia di sera: passeggiata al museo (e nuove sale)
C’ĆØ un momento della giornata in cui il Castello di Baia diventa ancora più affascinante: ĆØ il momento in cui il tramonto lascia spazio alle luci della sera e il golfo si accende di riflessi e di colori.
Con la visita guidata “Sulle Orme degli Dei”, il Castello di Baia di sera si trasforma in uno scenario suggestivo dove archeologia, paesaggio e tradizioni locali si incontrano in un’esperienza unica.
La visita serale permette di vivere uno dei luoghi più iconici dei Campi Flegrei in un’atmosfera completamente diversa rispetto alle ore diurne.
Le terrazze panoramiche del castello offrono vedute spettacolari sul golfo di Pozzuoli, Baia, Procida e Ischia, mentre il racconto della nostra guida accompagna i partecipanti tra vicende storiche, miti antichi e curiositĆ archeologiche.
Durante il percorso visiteremo gli spazi del Castello di Baia e le sale del Museo Archeologico dei Campi Flegrei, custode di reperti straordinari provenienti dall’antica Baia, da Cuma e dagli altri siti archeologici del territorio.
I dettagli della visita serale [tutti i sabato di agosto dalle ore 19.30]
Il Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS organizza la visita guidata personalizzata al Castello di Baia per privati, associazioni, gruppi:
quando: tutti i sabato di agosto dalle ore 19.30)
dove: appuntamento all’ingresso del Castello di Baia
ĆØ possibile parcheggiare l’auto nei parcheggi limitrofi
Come prenotare la tua visita guidata al Castello di Baia di sera
Per informazioni e prenotazioni per la tua visita guidata contattaci ai seguenti canali:
Lago d’Averno e lucciole: tutti i weekend di maggio e giugno
Passeggiare intorno al lago d’Averno di sera, in un angolo dei Campi Flegrei reso celebre dalle leggende e dai miti. Il lago illuminato dalla luce naturale del cielo notturno, senza luci artificiali a indicare il sentiero.
Con i cellulari in tasca e gli occhi pronti ad adattarsi al buio, alla ricerca di dettagli notturni, una libellula che svolazza, il ronzio di un insetto che allerta i sensi, gli odori e i profumi della Natura ritrovata.
Al lago d’Averno questa sera di inizio giugno la Natura prevale sulla tecnologia. Lo sguardo si perde nella bellezza del luogo, lontano dallo schermo virtuale dello smartphone.
Una visita guidata, un viaggio nel tempo narrato con la solita maestria da Raffaella Iovine, presidente del Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS. Aneddotti intriganti e racconti omerici, le storie e la vita di importanti personaggi dell’impero romano frequentatori di questi luoghi pronti a bearsi delle risorse vulcaniche presenti tra Pozzuoli e Baia.
E poi, all’improvviso, quei magici puntini luminosi. Ecco le lucciole! Nascoste tra i cespugli, compaiono e svaniscono in pochi secondi.
E la loro presenza quasi fiabesca ci riporta alla mente momenti dimenticati. A quando eravamo bambini e questi magnifici puntini colorati si posavano su una mano o su un dito. Li osservavamoĀ con gli occhi incuriositi e poi con un leggero soffio, li liberaravamo.
Oggi osservare una lucciola ĆØ raro. Al lago d’Averno le lucciole propongono lo spettacolo naturale, la famosa “danza dell’amore”. Continui e affascinanti movimenti che appaiono e scompaiono in pochi secondi. Disegnano traiettorie impossibili da catturare con una foto.
E forse è meglio. Così la magia di questa serata resterà indelebile nei nostri occhi.
Lucciole e Sibilla al lago dāAverno
Per chi ama la Natura e desidera assistere alla spettacolare “Danza delle Lucciole”, può partecipare alle nostre visite guidate personalizzate (per privati, gruppi, associazioni, scuole).
Condividiamo alcuni scatti della visita guidata di inizio giugno al lago d’Averno, con le nostre amiche lucciole pronti a illuminare la serata š (ringraziamo il nostro socio Mario Monfrecola per le foto).
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Vuoi organizzare una visita guidata personalizzata per assistere alla spettacolare “Danza delle lucciole al lago D’Averno”? Contattaci subito!
L’Americaās Cup 2026 punta su Pozzuoli e il Rione Terra
Ci sarĆ un motivo se Luna Rossa ed Emirates Team New Zealand, i due grandi team della vela internazionale, si contendono Pozzuoli e il Rione Terra come base logistica per la prossima Americaās Cup 2026?
Non dobbiamo disturbare i grandi strateghi internazionali per spiegare tale disputa. Basta osservare la reazione dei partecipanti alle nostre visite guidate tra Pozzuoli e il Rione Terra.
Stupore, meraviglia per l’interesse storico del percorso archeologico, la “piccola Pompei” nel cuore dei Campi Flegrei. E poi quegli sguardi rapiti dal fascino del borgo antico, del duomo e del panorama che si staglia dinanzi ai nostri occhi.
Passeggiare laddove nacque Puteoli immaginando che sotto ai nostri piedi si celano storie, vite, trame e destini di donne e uomini vissuti più di duemila anni fa! Un percorso speciale che colpisce e resta nei ricordi dei visitatori.
Il Rione Terra unisce posizione strategica, fascino paesaggistico e forte identitĆ storica.
Per i team dellāAmericaās Cup, questi elementi contano sia dal punto di vista logistico sia da quello comunicativo. Scegliere Pozzuoli significa infatti affacciarsi su un contesto unico, capace di offrire visibilitĆ internazionale e un legame immediato con il territorio.
L’elenco ĆØ troppo lungo per essere citato per intero. Lasciamo alla curiositĆ del visitatore la scoperta dei siti dei Campi Flegrei attraverso le nostre visite guidate personalizzate.
Luna Rossa ed Emirates Team New Zealand: vi aspettiamo alle nostre visite guidate!
LāAmericaās Cup offre cosƬ una nuova occasione per raccontare i Campi Flegrei al grande pubblico.
E noi del Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS saremo ben lieti di accompagnare gli equipaggi dei due team Luna Rossa ed Emirates Team New Zealand alla scoperta dei tesori dei Campi Flegrei!
Come prenotare una visita guidata personalizzata
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