Alla Villa del torchio di Quarto il rito in onore del mese di marzo

Alla Villa del Torchio di Quarto per il rito al dio Marte

La prima domenica di marzo inizia con una dedica speciale a Marte, dio protettore dei raccolti con la nostra visita guidata gratuita alla Villa del Torchio di Quarto!

A distanza di duemila anni, Marte suscita ancora un forte fascino.
E difatti, il gruppo di visitatori riunitosi nella villa romana di Quarto, dopo aver scoperto i segreti di questo importante sito archeologico, ha assistito al rito dedicato al dio tanto caro agli antichi romani per il suo ruolo di protettore dei campi secondo la tradizione italica (e non solo).

Un momento che, nella sua semplicitĆ , ci permette di coniugare divulgazione e sano divertimento.
Un semplice gesto per rileggere i versi antichi con l’aroma di incenso, che ci trasportano a duemila anni fa.

E allora, riflettiamo su un aspetto non secondario … l’importanza della (nostra) Storia.
La voglia di conoscenza, l’amore per la propria terra, la passione verso le nostre antiche origini.

Alla Villa del torchio di Quarto per il benvenuto al mese di marzo e il rito al dio Marte

 

Alla Villa del torchio di Quarto, visita guidata gratuita ogni prima domenica del mese

Il Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS organizza visite guidate gratuite alla Villa del Torchio di Quarto ogni ultima e prima domenica del mese, ma anche su prenotazione per altre occasioni.
Per approfondimenti e dettagli rimandiamo al post Visite guidate a Quarto. Alla scoperta della villa romana!

 

La galleria fotografica

Condividiamo l’album fotografico per ricordare la visita guidata alla Villa del Torchio di Quarto e il rito dedicato al dio Marte.
PerchĆ© Storia, divulgazione e un pizzico di leggerezza possono coesistere e rendere una domenica un po’ più speciale delle altre.

Buona visione e … al prossimo rito šŸ™‚

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La statua di Serapide al MANN (e l’errata denominazione del Macellum di Pozzuoli) [FOTO]

La statua di Serapide al MANN

Visitiamo il MANN, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, con un obiettivo preciso: fotografare la statua del dio Serapide.
La foto Ć© un ottimo pretesto per chiarire l’equivoco sul perchĆ© il Macellum di Pozzuoli viene (erroneamente) indicato come “Tempio di Serapide”.

La statua di Serapide del MANN ĆØ unaĀ marmorea scultura, databile tra la fine del II e l’inizio del III secolo d.C., proveniente dal Macellum (cosiddetto Tempio di Serapide) di Pozzuoli.
Il dio ĆØ raffigurato seduto in trono, con l’aspetto severo e barbuto, la cui iconografia fonde i tratti di Zeus e di Ade.​
Indossa una lunga tunica, un mantello e sulla testa porta il tipico ā€œmodioā€, ovvero un copricapo cilindrico legato al simbolismo del grano e dell’oltretomba.

Accanto al trono compare Cerbero, il cane infernale, che sottolinea il ruolo di Serapide come signore del mondo dei morti e giudice delle anime.

La statua di Serapide al MANN

 

La statua di Serapide al MANN: la descrizione presente al museo

Il Macellum (mercato alimentare) di Puteoli, detto Tempio di Serapide dal ritrovamento di una statua della divinitĆ , sin dal Settecento ha attirato l’attenzione di studiosi e viaggiatori sia per la ricchezza dell’arredo marmoreo sia per i visibili effetti del bradisismo.

Macellum, detto (erroneamente) Tempio di Serapide

Un’ampia corte porticata circondata da botteghe distribuite in parte su due livelli, ospitava il mercato alimentare della cittĆ .
Secondo gli studi più recenti, il monumento fu edificato tra il I e il II secolo d.C., prendendo il posto di un precedente mercato noto solo dalle fonti già dal II secolo a.C.

All’inizio del III secolo, negli anni tra Settimio Severo e Alessandro Severo, furono aggiunte un’ampia esedra sul muro di fondo, preceduta da un portico con quattro colossali colonne in marmo cipollino, che reggevano un frontone triangolare in marmo dell’Asia Minore, e una tholos: un basamento circolare sormontato da un giro di colonne di marmo colorato provenienti dall’antica Teos in Asia Minore, destinata a monumentalizzare una fontana e alcune vasche, utilizzate forse per la pulizia e la vendita di pesce e frutti di mare.

Il monumento, noto fin dal Settecento con il nome di “Vigna delle tre colonne”, fu oggetto di ricerche non solo archeologiche.
La sua particolare posizione e la presenza nel sottosuolo di sorgenti, ne hanno fatto nei secoli un singolare indicatore per lo studio del bradisismo.
L’abbassamento e l’innalzamento del suolo costiero allagano periodicamente le strutture del Macellum.
L’acqua e i molluschi litodomi (datteri di mare) nei secoli vi hanno lasciato segni e tracce, che hanno rappresentato una fonte primaria per lo studio del fenomeno e del suo sviluppo nel corso dei secoli. Il primo scienziato a parlare di bradisismo fu Charles Lyell, geologo scozzese dell’Ottocento, seppellito a Londra nella Cattedrale di Whesminster.

L’errata denominazione

Il ricco corredo scultoreo del monumento doveva adornare soprattutto l’esedra del lato di fondo, verosimilmente dedicata ad attivitĆ  di culto con lo scopo di proteggere i commerci.
Di fronte alle colonne, su basamenti iscritti, erano statue della famiglia imperiale dei Severi, mentre nelle nicchie dell’abside dovevano trovare posto sia il gruppo di Oreste ed Elettra sia la statua del dio Serapide in trono, qui esposta.

Proprio il rinvenimento di quest’ultima scultura, insieme alla notizia – ricavata da famose iscrizioni – dell’esistenza di un tempio dedicato alle divinitĆ  egizie sulla ripa, ha generato l’erronea identificazione di questo monumento con il Tempio di Serapide. La statua del dio Serapide, che si trova al Museo dei Campi Flegrei nel Castello di Baia nella sezione Puteoli, ĆØ una copia della scultura qui in foto.

 

La statua di Serapide al MANN

 

Uno zoom su Cerbero, il cane infernale

Nella statua di Serapide al MANN, Cerbero ĆØ raffigurato come un cane mostruoso tricefalo, strettamente legato alla funzione ā€œinfernaleā€ di Serapide giudice dei morti.

ƈ posto a lato del trono del dio, verso la mano che Serapide tende in avanti: il gesto richiama l’idea del signore degli inferi che domina e tiene a bada il guardiano dell’Ade.

Le tre teste alludono al controllo sui tre ā€œambitiā€ del regno dei morti (ingresso, interno e uscita) e alla vigilanza assoluta: mitologicamente Cerbero impedisce ai vivi di entrare e ai morti di fuggire.​

Nella tradizione figurativa simile (Serapide con Cerbero della Galleria Borghese) il corpo del cane ĆØ spesso avvolto da una coda-serpente: il dettaglio sottolinea ancora di più il carattere ctonio, velenoso e minaccioso dell’animale.

 

Cerbero, il cane infernale ai piedi di Serapide

 

Webgrafia

Macellum / Tempio di Serapide, Parco Archeologico Campi Flegrei

 

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Visite guidate a Quarto. Alla scoperta della villa romana!

Visite guidate a Quarto. La Villa del Torchio

Desideri esplorare i tesori nascosti dei Campi Flegrei?
Le visite guidate a Quarto ti offriranno l’opportunitĆ  di scoprire la straordinaria Villa del Torchio!

Questi affascinanti resti dell’epoca romana raccontano storie di vita quotidiana, commercio e cultura nell’antica Puteoli.
Con il Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS potrai vivere un’esperienza indimenticabile, guidato da esperte guide turistiche del territorio flegreo.

Visite guidate a Quarto: alla scoperta della villa romana!

 

I dettagli delle nostre visite guidate a Quarto

Le visite guidate a Quarto rappresentano un’opportunitĆ  unica per immergersi nella ricca storia archeologica di questo affascinante territorio campano.

Quarto, situato nei Campi Flegrei, ĆØ un luogo dove la storia romana si manifesta attraverso resti ben conservati e siti di grande valore scientifico e culturale.

Il Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS organizza visite guidate personalizzate per privati, gruppi, associazioni e scolaresche, adattando l’esperienza alle esigenze e agli interessi di ciascun visitatore.
Ogni visita guidata ĆØ un’occasione per apprendere direttamente dai professionisti, scoprire dettagli affascinanti e comprendere il contesto storico e archeologico dei siti visitati.

 

La Villa del Torchio. Una finestra sul passato romano

Portata alla luce nel 2005 durante gli scavi in localitĆ  Masullo, questa villa rustica romana rappresenta uno dei rari esempi di strutture ben conservate nella regione.
La villa ĆØ databile tra la fine del II secolo a.C. e il V secolo d.C., un periodo di grande prosperitĆ  economica per l’antica Puteoli.

La Villa del Torchio non ĆØ semplicemente un edificio antico. Il complesso archeologico ĆØ una testimonianza vivente della vita quotidiana e dell’economia rurale dell’epoca romana.
La produzione di vino era un’attivitĆ  centrale nell’economia dei Campi Flegrei e la villa forniva il vino per l’antica cittĆ  di Puteoli, un importante porto commerciale del Mediterraneo.

Visitare la Villa del Torchio significa toccare con mano la storia di questa prosperitĆ  economica e comprendere come gli antichi romani sfruttavano le risorse del territorio.

E’ possibile ammirare la villa del torchio di Quarto con foto scattate dal drone.

Visite guidate a Quarto: alla scoperta della villa romana!

 

PerchƩ scegliere il Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS

Le visite guidate a Quarto organizzate dal Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS offrono un’esperienza autentica e professionale.
Le guide sono esperte nel campo dell’archeologia e della storia locale, con una profonda conoscenza del territorio e dei siti archeologici.
Questo garantisce che ogni visita sia educativa, interessante e ricca di dettagli.

Una mission dell’associazione.

Il Gruppo Archeologico Campi Flegrei APS ĆØ un Ente del Terzo Setore che ha tra le sue mission, il coinvolgimento di turisti, curiosi, appassionati e le nuove generazioni, contribuento alla trasmissione dei valori della memoria, della tutela del patrimonio culturale e della valorizzazione dei siti archeologici.

Il tuo supporto aiuta a mantenere vivi questi siti e a promuovere la ricerca e l’educazione.

 

Come prenotare le visite guidate a Quarto (e dintorni)

Per informazioni e prenotazioni, contattateci ai seguenti canali!

 Ti aspettiamo šŸ™‚

 

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Visita guidata al Parco Archeologico di Cuma. Alla scoperta dei misteri della Sibilla Cumana!

Visita guidata al Parco Archeologico di Cuma

Proponiamo una visita guidata al Parco Archeologico di Cuma, alla scoperta dell’Antro della Sibilla, dei templi antichi e dei panorami spettacolari sul mar Tirreno.

Un percorso tra mito e archeologia, dalle gallerie scavate nel tufo ai templi di Apollo e Giove, dove ancora si respira l’atmosfera dei racconti virgiliani.

Durante la visita parleremo della storia di Cuma, prima colonia greca d’Occidente, dei culti antichi e delle leggende legate alla Sibilla Cumana.

L’itinerario della visita guidata al Parco Archeologico di Cuma ĆØ adatto sia agli appassionati di storia e archeologia sia a chi desidera semplicemente scoprire un luogo affascinante immerso nella natura.

Visita guidata al Parco Archeologico di Cuma: alla scoperta dei misteri della Sibilla Cumana!

Il percorso tra mito e archeologia

Raggiungeremo l’Acropoli, la parte alta del Parco Archeologico di Cuma, dove si ergono i resti dei templi di Apollo e di Giove, affacciati su uno scenario spettacolare tra mare, lago Fusaro e Campi Flegrei.
Qui parleremo della fondazione di Cuma, prima colonia greca d’Occidente, del ruolo strategico della cittĆ  e delle trasformazioni in etĆ  romana, quando il santuario continuò a vivere e rinnovarsi nel tempo.

Cuore della visita sarĆ  naturalmente l’Antro della Sibilla, il suggestivo corridoio scavato nella roccia che la tradizione identifica come il luogo dei vaticini della celebre profetessa cumana.
Entreremo in questo ambiente carico di fascino e di mistero, raccontando le leggende legate alla Sibilla Cumana, i collegamenti con l’Eneide di Virgilio e le ipotesi archeologiche sulla funzione e la datazione del complesso.

SarĆ  l’occasione per unire filologia, mito e archeologia in un’unica esperienza narrativa.

 

Dettagli dell’evento

  • quando: scegliamo insieme la data!
  • raduno: appuntamento all’ingresso del Parco Archeologico di Cuma, Strada Provinciale Cuma-Licola – 80078 Pozzuoli (NA)
  • durata: due ore

Il percorso si svolge prevalentemente a piedi, con alcuni tratti in salita e scale, per cui sono consigliate scarpe comode.

 

Come prenotare la visita guidata al Parco Archeologico di Cuma

Per informazioni e prenotazioni, contattateci ai seguenti canali:

Ti aspettiamo per un viaggio tra mito e archeologia, accompagnati dalla voce senza tempo della Sibilla Cumana (segue una galleria fotografica di una precedente visita guidata al Parco Archeologico di Cuma).

 

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Quarto Flegreo da scoprire. Dalla Villa del Torchio alla Fescina [FOTO]

Quali sono le origini del toponimo Quarto?

Il nome della cittadina di Quarto, rappresenta una distanza, infatti molto probabilmente deriva dal latino ad quartum, ossia il “quarto miglio” della via Consolare Campana che univa Pozzuoli a Capua.
Questa via consolare era essenziale per il commercio tra il porto flegreo di Puteoli e l’interno campano per raggiungere la via Appia.
Tale posizione rende Quarto un nodo logistico importante, un territorio ricco di punti di interesse, siti archeologici mete di nostri eventi periodici e visite guidate personalizzate.

La villa del torchio (visita gratuita l’ultima e la prima domenica del mese, anche su prenotazione in altri giorni)

La villa romana ĆØ stata portata alla luce nel 2005 ed ĆØ una delle poche strutture a carattere rustico che ben si conserva nei Campi Flegrei. La scoperta, lo scavo e il progetto di restauro e musealizzazione ĆØ stato condotto dalla Dottoressa Ascione Michela.
L’edificio presenta un impianto quadrangolare, preceduto da un cortile con portico su pilastri.
Sorta presumibilmente negli ultimi anni del II sec. a. C., la struttura presenta varie fasi costruttive e successive modifiche che testimoniano una continuitĆ  di vita fino al IV-V sec. d. C.

Il rinvenimento in alcuni ambienti della villa di un torcularium e di una cella vinaria, consente di ipotizzare che l’edificio fosse un centro di produzione di vino.

Per ammirare la bellezza della Villa del Torchio di Quarto, segnaliamo le foto scattate, dal socio Mario Monfrecola, dal drone con scatti successivi da cinquanta metri d’altezza a scendere fino a raggiungere il sito archeologico: guarda le foto dal drone.

La villa del torchio di Quarto ĆØ visitabile gratuitamente ogni prima, ultima domenica del mese e su prenotazione.

Quarto Flegreo: la Villa del Torchio

 

La Fescina, il simbolo di Quarto Flegreo

La Fescina ĆØ un mausoleo a cuspide piramidale che svetta nel complesso archeologico di via Brindisi.

Venne costruita tra l’etĆ  augustea e il I secolo d.C. e si distingue per la forma a piramide, un unicum.
A dimostrazione dell’importanza e dell’unicitĆ  del sito, la Fescina ĆØ oggi considerata uno dei simboli più riconoscibili del Comune di Quarto Flegreo.

Per approfondire, si consulti la pagina della Soprintendenza Archeologica per l’Area Metropolitana di Napoli dedicata alla Fescina. E’ possibile, anche, acquistare il volume “La villa con necropoli La fescina” edito nel 2023 contattando l’associazione.

La Fescina, il simbolo di Quarto Flegreo

 

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La lucerna d’oro di Pompei. Un dono di Nerone al Tempio di Venere? [FOTO]

La lucerna d’oro di Pompei (I secolo d.C.) esposta al MANN

La lucerna d’oro di Pompei, oggi conservata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN), ĆØ uno dei reperti più straordinari provenienti dall’area del Tempio di Venere, la divinitĆ  tutelare della colonia romana.

Databile al I secolo d.C., la lucerna ĆØ realizzata in oro massiccio.
Presenta bilicne, a due beccucci per gli stoppini e una decorazione a motivi vegetali.

Il peso, pari a circa 900 grammi, rende evidente come non si trattasse di un oggetto destinato all’uso quotidiano ma di un manufatto di carattere votivo e cerimoniale, concepito per un contesto sacro di altissimo livello.

 

La lucerna d’oro di Pompei esposta al MANN, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli

 

Un dono imperiale attribuito a Nerone per Venere

Per il luogo di rinvenimento, la cronologia e l’eccezionalitĆ  del materiale, la lucerna d’oro di Pompei ĆØ generalmente interpretata come un’offerta imperiale.

In ambito divulgativo e storiografico essa ĆØ tradizionalmente attribuita all’imperatore Nerone.
La politica culturale e religiosa di Nerone mostrò una particolare attenzione per il culto di Venere.
Va tuttavia precisato che l’attribuzione a Nerone non ĆØ sostenuta da iscrizioni o fonti dirette ma rappresenta un’ipotesi consolidata, basata su elementi di contesto storico e simbolico.

La lucerna costituisce, dunque, una testimonianza preziosa non solo dell’oreficeria romana di etĆ  imperiale ma anche del rapporto tra potere politico, religione e rappresentazione simbolica nella Pompei del I secolo d.C.

Un imperdibile gioiello d’arte romana da vedere assolutamente alla prosima visita al MANN!

 

La lucerna d’oro di Pompei esposta al MANN: un dono imperiale attribuito a Nerone per Venere

 

La lucerna d’oro di Pompei: didascalia e storia presente al MANN

Per completezza di informazione, riportiamo i contenuti dei cartelli presenti al MANN relativi al Tempio di Venere e alla lucerna d’oro.

La lucerna d’oro di Pompei: la didascalia presente al MANN

 

Il tempio di Venere e il dono di Nerone

Nel 1863, durante gli scavi del tempio, fu rinvenuta un’eccezionale lucerna d’oro, unica nel suo genere, datata nel I secolo d.C.
La sua presenza all’interno dell’edificio ĆØ collegata presumibilmente a un dono offerto alla dea da parte di esponenti di rango elevato.
Un’iscrizione graffita nella Casa di Giulio Polibio (IX, 13,3) recita “Munera Poppaea misit Veneri sanctissimae berullum helencumque, unio mixtus erat”. Non era, infatti, difficile che Persone Appartenenti alla cerchia Imperiale facessero delle offerte.
Il santuario ospitava giĆ  molte dediche di famiglie eminenti della cittĆ  ed ĆØ presumibile che l’offerta di oreficerie, legate alla dea, sancisse un momento importante del restauro del tempio, danneggiato dal cataclisma.


Webgrafia

La lucerna d’oro di Pompei. Un dono di Nerone a Venere pompeiana, di S. De Caro

La lucerna di Nerone, la favolosa Villa di Oplontis e le meraviglie ancora celate sotto i lapilli, Linkiesta.it. Alberto Angela e la lucerna d’oro di Pompei

The Ancient Graffiti Project

Ringraziamo il nostro socio Mario Monfrecola per le foto


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Viaggio studio in Campania per gli studenti dell’University Western of Australia [FOTO]

Viaggio studio in Campania: Puteoli incontra l’Australia

Grande stupore e meraviglia ha suscitato la storia della cittĆ  di Pozzuoli nell’animo dei giovani studenti dell’University Western of Australia in viaggio studio in Campania, durante il tour organizzato dal Gruppo Archeologico dei Campi Flegrei giovedƬ 22 gennaio 2026.

Viaggio studio in Campania per gli studenti dell'University Western of Australia

 

In visita all’Anfiteatro flavio, al Rione Terra, al Porto e al Tempio di Serapide

Lo sguardo sul Golfo di Pozzuoli li ha immersi in un passato apparentemente lontano nel tempo, ma sempre vivo, proprio come il vulcano flegreo.

Camminando sul basolato di Puteoli, percorrendo i vicoli del Borgo vicereale fino al Tempio-Cattedrale, dove felicemente si sposa il candore dell’augusteo marmo bianco con le seicentesche tonalitĆ  calde, i giovani del continente oceanico hanno ammirato la preziositĆ  dei siti archeologici della cittĆ  romana, fondata nel 194 a.C.

Il porto, con i suoi traghetti e i suoi pescherecci, ĆØ stato la cornice ideale per ricordare l’esistenza di una Puteoli sommersa, costituita da magazzini e dai quartieri suburbani, dove abitavano anche i Nabatei.

E poi, i vulcanici scorci panoramici fino alle isole, il macellum-Tempio di Serapide e l’Anfiteatro Flavio.

Si ringraziano il professor Giovanni Mauro dell’UniversitĆ  Vanvitelli, il Parco Archeologico dei Campi flegrei, per aver consentito la visita studio al percorso archeologico, e la prof.ssa Maria Rosaria Francomacaro dell’University Western of Australia per aver scelto la Campania come destinazione della vacanza studio.

La galleria di immagini

Condividiamo alcune foto dei giovani studenti dell’University Western of Australia in viaggio studio in Campania, una bella giornata da ricordare šŸ™‚


Piscina Mirabilis e Villa del Torchio (con rito dedicato a Giunone): doppia visita guidata [domenica 1 febbraio]

La villa del torchio di Quarto con rito dedicato a Giunone Februa

Iniziamo il mese di febbraio, dedicato a Giunone Februa (colei che guarisce), con la visita guidata gratuita alla Villa del Torchio di Quarto (NA) domenica 1 FEBBRAIO 2026 alle ore 16:00.

Le guide turistiche del Gruppo Archeologico dei Campi Flegrei illustreranno ai visitatori la storia della Villa del torchio, evidenziando gli aspetti che rendono unico il sito archeologico di etĆ  romana, portato alla luce nel 2006.

La villa rustica, assimilabile ad una moderna fattoria, ĆØ una delle strutture con funzione produttiva, che meglio si conserva nei Campi Flegrei.
L’edificio presenta un impianto quadrangolare, preceduto da un cortile con portico su pilastri.
Sorta presumibilmente negli ultimi anni del II sec. a. C., la villa presenta varie fasi costruttive e successive modifiche, che testimoniano una continuitĆ  di vita fino al IV-V sec. d. C.
Il rinvenimento in alcuni ambienti della villa di un torcularium e di una cella vinaria, consente di ipotizzare che l’edificio fosse un centro di produzione del vino.
Nella villa ĆØ stato ritrovato, anche, un forno che permetteva la produzione di pane e focacce.

Al termine della visita guidata sarĆ  ricordato il rito dedicato a Giunone Februa, dal cui epiteto deriva il nome del mese di Febbraio!

La passeggiata archeologica, autorizzata dal Comune di Quarto e dal Parco Archeologico dei Campi Flegrei, ĆØ gratuita per tutti i visitatori.

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Piscina Mirabilis e Villa del Torchio (con rito dedicato a Giunone): doppia visita guidata [domenica 1 febbraio]

 

Scopri le meraviglie di Piscina Mirabilis e di Cento Camerelle

Immergiti nella storia di Bacoli romana, visitando “Piscina mirabilis”, punto di arrivo dell’acquedotto del Serino.
Opera grandiosa di etĆ  augustea utilizzata per fornire l’acqua di sorgente alla vicino porto militare dI Misenum..
Proseguiremo con una piacevole passeggiata tra š¢ šÆš¢šœšØš„š¢ ššžš„ š›šØš«š šØ (šž š©ššš§šØš«ššš¦š¢ š¦šØš³š³šššŸš¢ššš­šØ) fino a raggiungere š„šž š¦š¢š¬š­šžš«š¢šØš¬šž š‚šžš§š­šØ š‚ššš¦šžš«šžš„š„šž, l’antico complesso di cisterne frequentato da protagonisti della Storia, chiamate anche “Prigioni di Nerone” nella tradizione popolare.

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  • quando: DOMENICA 1 FEBBRAIO 2026 dalle ore 10:00
  • raduno: appuntamento in Villa Comune di fronte al Bar De Giovanni, in via Miseno 7, Bacoli
  • durata: due ore e mezzo
  • la Piscina Mirabilis e le Cento Camerelle si trovano entrambe a Bacoli e sono molto vicine fra loro: la distanza ĆØ di circa 400 metri, quindi pochi minuti a piedi
  • costo: 15€: il contributo prevede il biglietto di ingresso ad entrambi i siti – la piscina Mirabilis e Cento Camerelle -, la visita guidata accompagnati da una guida del Gruppo Archeologico Campi Flegrei
  • prenotazione obbligatoria:
    – cellulare:Ā +39 388 835 2036
    – scrivimi su WhatsApp al +39 388 835 2036
    – e-mail:Ā info@gruppoarcheologicocampiflegrei.it

 

Piscina Mirabilis e Villa del Torchio (con rito dedicato a Giunone): doppia visita guidata [domenica 1 febbraio]

 

Il ponte romano di via Salvator Rosa (con la sorpresa de ‘O sole mio)

Il ponte romano di via Salvator Rosa per collegare Neapolis e Puteoli

Rinvenuto nel 2000 durante i lavori della metro, il ponte di via Salvator Rosa ĆØ parte della via Antiniana “per colles”, la prima strada realizzata intorno al 470 a.C. per unire Neapolis (Napoli) a Puteoli (Pozzuoli) attraverso la collina del Vomero.

L’arteria proveniente da Pozzuoli risaliva la Loggetta e la Canzanella, raggiungeva la collina del Vomero e dell’Arenella e, passando per Antignano, scendeva per via Conte della Cerra, via Salvator Rosa e proseguiva lungo un percorso compreso fra i Ventaglieri ed il Cavone.
Proseguiva  dalle parti dello Spirito Santo da dove allora si entrava nella cittĆ .

Una vera e propria arteria che, diramandosi fra diversi luoghi della cittĆ , rendeva possibile gli scambi commerciali e propiziava la nascita di aggregati abitativi lungo il suo percorso.

Il ponte romano di Salvator Rosa all'ingresso della stazione della linea1 della metropolitana di Napoli

 

Il ponte romano di via Salvator Rosa: informazioni storiche

Pubblichiamo le informazioni riportate su un pannello presente all’ingresso della stazione della metropolitana di Salvator Rosa di Napoli (cartello, tra l’altro, imbrattato con spray) per documentare l’importanza del ponte romano di Salvator Rosa.

 

Nel corso dei lavori di realizzazione della stazione Salvator Rosa della Metropolitana Linea1 di Napoli, inglobate in parte in un edificio del XVIII secolo, sono venute alla luce strutture archeologiche riferibili ad un ponte‑viadotto di etĆ  imperiale.

Tale struttura, costituita da sette arcate, doveva essere originariamente molto più ampia e si sviluppava probabilmente giĆ  dall’attuale incrocio tra Via Girolamo Santacroce e Via Conte della Cerra.

Il ponte‑viadotto fu realizzato probabilmente per superare il forte dislivello che esisteva tra l’antica via Antiniana, il cui tracciato era incassato tra sponde molto alte e una residenza sorta sulla collinetta dove si estende l’attuale Via Maio, e piazza Leonardo, una posizione amena da cui si poteva ammirare il panorama del Golfo di Napoli.

Le strutture archeologiche erano state inglobate nel corso del Settecento in un fabbricato, caratterizzato da locali disposti intorno ad un cortile, destinati ad ospitare depositi e stalle. Quattro mangiatoie inserite nel muro romano e una serie di nicchiette rivestite con riggiole – databili agli inizi dell’Ottocento – sono state recuperate e restaurate, quale testimonianza del rifunzionalizzazione delle strutture nel corso dei secoli.

Del ponte romano di Salvator Rosa risultarono conservati alcune parti di un fornice, con una cospicua porzione di volta, ed altri sei setti murari in loro paralleli, che costituivano i piedritti degli archi.
Gli ultimi due sulla destra formavano la spalla del viadotto che proprio da quel punto prendeva l’avvio.

Opera databile all’etĆ  imperiale

Il viadotto, databile per tipologia e tecnica costruttiva all’etĆ  imperiale, fu realizzato in opera mista.
Le ghiere degli archi sono costituite da mattoni bipedali (cm 60 ca di lato) accuratamente ammorsati.
Le volte, del tipo a botte, furono realizzate con una gettata di opera cementizia in una cassaforma lignea retta da cĆ©ntine, la cui impronta delle tavole di legno ĆØ ancora visibile nell’intradosso della volta.

Sull’estradosso delle volte poggiava il piano stradale del ponte che, probabilmente, era lastricato con basoli.

Il recupero del viadotto ĆØ passato attraverso un vasto intervento di restauro, nato con l’intento di procedere al recupero statico delle strutture antiche, rendendole nel contempo, mediante anche delle integrazioni, più leggibili nelle loro funzioni, e di preservarne l’identitĆ  culturale e storica.

 

La targa per Giovanni Capurro, autore dei versi de ” ‘O sole mio”

Al secondo ingresso della stazione di Salvator Rosa, a pochi metri dal ponte romano, lungo l’edificio abbellito con i raggi solari dell’artista Mimmo Paladino, Ć© presente una targa posta dal Comune di Napoli in onore Giovanni Capurro, l’autore degli intramontabili versi de “‘O sole mio“.

Va ricordato un dettaglio storico che ci riporta alla difficile attualitĆ ! La composizione musicale dei versi, scritti da Capurro nel 1898, fu opera di Eduardo Di Capua che, in quel periodo, si trovava a Odessa sul Mar Nero.

CosƬ, la visita al ponte romano di via Salvator Rosa regala questa ulteriore sorpresa: un sito archeologico nel cuore della cittƠ, una targa per ricordare un paroliere, la musica per collegare Napoli e la cittƠ ucraina oggi assediata dalla follia della guerra.

Il ponte romano di Salvator Rosa: a pochi metri, la targa dedicata a Giovanni Capurro autore dei versi di O sole mio

 

La galleria fotografica

Condividiamo alcuni scatti del ponte romano di Salvator Rosa, sito archeologico presente all’ingresso della stazione della linea1 della metropolitana di Napoli (e la meritata targa dedicata a Giovanni Capurro).
Ringraziamo Mario Monfrecola, autore delle foto.

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La Pietra Bianca di Quarto. Storia e significato dell’iscrizione [FOTO]

La Pietra Bianca di Quarto in ricordo della giovane moglie di 25 anni

La Pietra Bianca di Quarto ĆØ un’antica lapide funeraria di etĆ  romana, databile al I sec. d.C., inserita all’interno di un contesto funerario più ampio, posto sul versante orientale della piana di Quarto, in prossimitĆ  del collegamento viario con Neapolis.

La lapide funeraria è così chiamata per il colore bianco del marmo con cui è stata realizzata.
Il suo ritrovamento, nel 1777, ha influenzato la toponomastica, attribuendo il nome di “via Pietra Bianca” alla strada principale della localitĆ  in cui fu rinvenuta.
Il reperto archeologico presenta nello specchio epigrafico una dedica commemorativa che Lucius Marius Iunianus rivolge alla giovane moglie, Varia Iusta, che visse poco più di venticinque anni.

La stele funeraria si presenta decorata da un frontone, da una patera (piatto) e da un elegante urceus (brocca).
Inoltre, sono visibili gli incassi a coda di rondine per i forfices, utilizzati per lo spostamento della lapide.

 

La Pietra Bianca di Quarto: una lapide funeraria di etĆ  romana del I sec. d.C.

 

L’iscrizione

Sulla parte frontale della Pietra Bianca di Quarto ĆØ presente la seguente iscrizione in lingua latina:

Variae Sp(uri) F(iliae)

Iustae

L(ucius) Marius

Iunianus

uxori

rarissimae

sanctitatis

vixit ann(is) XXV

mens(ibus) XI dieb(us) XVIII

Segue una proposta di traduzione:

“Lucio Mario Iuniano alla moglie Giusta Varia, figlia di Spurio (?), di rarissima onestĆ . Visse 25 anni, 11 mesi e 18 giorni.”

L’abbreviazione “sp” sembrerebbe riferita al praenomen (nome) del padre.
La gens Varia ĆØ attestata non solo a Puteoli, anche se raramente, ma anche a Capua e a Pompei.

La Pietra Bianca di Quarto: l'incisione

 

La Pietra Bianca di Quarto: dove si trova

L’ara funeraria che assegna il nome alla via “Pietra Bianca”, Ć© in una traversa a poche centinaia di metri dalla villa comunale di Quarto (vedi anche indicazioni Google Maps).

 

Per approfondire

Per maggiori dettagli sulla storia di Quarto e dei suoi principali siti archeologici si rimanda alla pubblicazione “La villa con necropoli La Fescina di Quarto” di Raffaella Iovine (2023).
L’opera ĆØ acquistabile:

 

Bibliografia

 G.A.N. (a cura di), Quarto flegreo. Materiali per lo studio storico archeologico di Quarto flegreo, Napoli, 1980. pp. 96-97, n.12.

Beltrami L., Il sangue degli antenati, Bari, 1998, pp. 115-118.

Camodeca G. et alii (a cura di), Materiali per lo studio storico archeologico di Quarto flegreo, Napoli, 2013, pp. 206-208.

Iovine R., Gli scavi archeologici della villa con necropoli “La Fescina” di Quarto, p. 14.

 

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